Sono tante le domande che ci si pongono davanti alla tragedia di Euripide, “Alcesti”, che l’8 maggio ha inaugurato la stagione al Teatro Greco di Siracusa, il più antico dell’Occidente, uno dei luoghi più suggestivi del mondo. Perché Admeto, un re palestrato, un riccone, non accetta di scendere nell’Ade quando le Moire hanno finito di tessere il tempo a lui assegnato? Perché Thanatos torna da Caronte con la moglie di Admeto, Alcesti, la quale si sacrifica per permettere al marito di campare? Perché Apollo governa questa sostituzione, un inganno alla Morte? Perché Eracle (il nostro Ercole) scende nell’Ade e riporta Alcesti tra i vivi, a casa sua, pur velata e muta? Perché al posto dell’egoista Admeto non si erano proposti – è un tema centrale della tragedia – i genitori suoi, soprattutto il padre Ferete, ancorché vecchio decrepito?
Domande, e ce ne sono tante altre, specifiche per questa opera, ma ogni tragedia greca, in testa quelle di Euripide (visse dal 480 al 406 prima di Cristo, “Alcesti” debuttò alle Dionisie di Atene, nel 438 a.C.), continua a proporne nel tempo. Non avranno mai una risposta definitiva: è il bello del teatro antico, capace di interrogare diverse generazioni. E di stimolare i registi, chiamati ad accordarlo con il mondo contemporaneo, in piena libertà, pur nel rispetto del testo originario. E ciò che ha fatto Filippo Dini.

Una coproduzione d’eccellenza tra Veneto e Sicilia
Dini, direttore artistico della Fondazione Teatro Stabile del Veneto-Teatro Nazionale, firma la coproduzione tra Inda (Istituto Nazionale del Dramma Antico) e l’istituzione teatrale veneta della cui Fondazione è presidente Giampiero Beltotto. Una collaborazione della massima importanza, che suggella la vocazione di apertura, nazionale e internazionale, del TSV. “Alcesti”, a cui Dini partecipa pure come attore nel ruolo di Ferete, padre di Admeto, ha convinto il pubblico e la critica, al debutto di Siracusa, davanti a circa 5 mila spettatori, tantissimi giovani studenti delle scuole siciliane.
Momenti di alta suggestione quelli in cui Paolo Fresu, jazzista sardo autore delle musiche, ha accompagnato la rappresentazione con la sua tromba, dalle note struggenti, funebri certo, ma con un respiro di speranza che ha fatto svanire il tocco più cupo. Dini ha lavorato sul testo di Euripide tradotto da Elena Fabbro. Nel ruolo di Alcesti, l’attrice Deniz Ozdogan, che ha dato buona prova in una parte difficile. Admeto è interpretato da uno strepitoso Aldo Ottobrino; Denis Fasolo è Eracle (che a sorpresa parla in veneto, una scelta registica forse spiazzante ma che dà il giusto tocco di grottesco e segna un diverso registro nella messinscena); Alessio Del Mastro è un dorato Apollo; Luigi Bignone il burocrate Thanatos, che in impermeabile e a passettini viene a prendere Admeto, ma porterà con sè Alcesti. Molto convincenti i ragazzi e le ragazze del coro, chiamati a dar vita a stasimi ben congegnati nelle coreografie. Le scene – il tutto si svolge in una sorta di magione di lusso contemporaneo, da rivista patinata – sono firmate da Gregorio Zurla, i costumi da Alessio Rosati, i movimenti da Alessio Maria Romano, il disegno luci da Pasquale Mari.
Il mito di Euripide nella dimensione del presente
L’irruzione del mondo attuale, o meglio i segni che la tragedia del sacrificio d’amore non ha tempo e può verificarsi in ogni epoca, non disturba. Così vediamo Eracle che arriva in bicicletta, Admeto che fa sedute di fitness, Alcesti con trespolo e flebo da ospedale (forse l’unico elemento un po’ forzato). Ma sempre nel rispetto dello spirito euripideo. “Questo debutto nello storico Teatro Greco di Siracusa è motivo di orgoglio per il TSV: siamo nel cuore della Magna Grecia dove la tragedia era catarsi, il teatro un rito pubblico. Due millenni e mezzo dopo Euripide, i classici antichi continuano a parlarci e a farci riflettere sulla condizione dell’uomo” ha detto Beltotto, presidente della Fondazione TSV.
“Alcesti” resta in scena a Siracusa fino al 6 giugno per poi partire in tournée nazionale: sarà allestito dal 3 al 5 luglio al Teatro Grande di Pompei per la nona edizione di Pompeii Theatrum Mundi. Il 17 – 18 luglio andrà in scena al Teatro Romano per il Teatro Ostia Antica Festival. A settembre finalmente arriverà in Veneto: il 17 e 18 settembre al Teatro Romano di Verona per l’Estate Teatrale Veronese, e in una versione rivisitata per i teatri al chiuso il 26 e 27 settembre debutterà all’Olimpico di Vicenza per il Ciclo di Spettacoli Classici. Salirà poi sui palcoscenici del TSV: dal 18 al 22 novembre al Teatro Del Monaco di Treviso e dal 24 al 29 novembre al Teatro Verdi Padova.










