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Lazio e Inter, una Coppa Italia per due: Sarri e Chivu la meritano dopo una grande stagione

Lazio e Inter, una Coppa Italia per due: Sarri e Chivu la meritano dopo una grande stagione

Il calcio italiano assegna il suo ultimo titolo della stagione mentre le polemiche e i casi ne stanno minando la credibilità. Allo stadio Olimpico la storia di due allenatori che sono andati oltre le previsioni.

Comunque vada sarà giusto, perché chiunque alzi al cielo dello stadio Olimpico il trofeo della Coppa Italia l’avrà meritato coronando una stagione da sette (almeno) in pagella. Vale per Cristian Chivu, che ha appena assaggiato il sapore inebriante di conquistare lo scudetto da quasi debuttante e vale per Maurizio Sarri, la cui stagione sulla panchina della Lazio è stata una difficile traversata del deserto come ha ricordato alla vigilia della sfida finale.

Una notte che ha significati e pesi diversi a seconda da quale sia il punto di osservazione. L’Inter prova a scrivere una pagina di storia prendendosi il Doblete, chiudendo definitivamente il cerchio rispetto alla delusione cocente di un anno fa quando tutto era sfumato sul traguardo. Solo due allenatori nerazzurri ci sono riusciti prima di Chivu e portano il nome di Roberto Mancini e Jose Mourinho e il paragone è sufficientemente impegnativo per far comprendere il livello della sfida.

La Lazio ritrova per una sera il suo popolo, si mette alle spalle lotte e divisioni ed è stata spinta dal suo Comandante (con la C maiuscola) oltre i limiti di un’annata mai nata veramente, in cui i problemi societari hanno azzerato quasi da subito sogni e ambizioni. Il mercato mai nato in estate, quello di cessioni e sacrifici a gennaio, la rivolta dei tifosi contro il patron Lotito e il sacrificio di Sarri che non ha voltato le spalle anche quando avrebbe potuto e forse dovuto e che è diventato il nuovo leader cui tutti mostrano riconoscenza.

Tutto si tiene nella serata della finale di una Coppa Italia che la Lazio ha conquistato sette volte nella sua storia (l’ultima nel 2019) e l’Inter nove col sogno di aggiungere la stella d’argento alle due dorate già presenti sulla propria maglia. Le vicende di Chivu e Sarri sono le storie di copertina di una partita che altrimenti avrebbe poco da offrire, pur nella consapevolezza che in una gara secca con così tante motivazioni in ballo tutto può accadere.

L’Inter è superiore alla Lazio ed è generalmente superiore a tutto il resto del calcio italiano. La facilità con cui i nerazzurri hanno espugnato l’Olimpico nella prima uscita con lo scudetto virtualmente cucito sul petto è impossibile da rimuovere. Eppure la finale di Coppa Italia sfugge a questa logica e a chi non ci crede basterebbe ricordare qualche precedente. La stessa Lazio nel 2019 batté l’Atalanta che pochi giorni prima l’aveva superata agilmente in campionato e lo stesso è accaduto al Milan con il Bologna un anno fa. Guai a pensare che non sia storia, insomma.

Lo stadio Olimpico si veste a festa per un happening ormai diventato tradizione per il calcio italiano mentre intorno tutto cade a pezzi. Il giorno della finale è anche il giorno in cui Giovanni Malagò ufficializza la sua candidatura a uomo nuovo della Figc, seppure osteggiato dalla politica. Ed è il giorno in cui si cercherà una mediazione estrema per evitare lo scontro il tribunale sul calendario della penultima giornata del campionato, un pasticcio per il quale ci sono tanti responsabili e nessuno che sembra voler trovare una soluzione che tenga insieme il bene comune.

A poche decine di metri si celebrerà la giornata degli Internazionali d’Italia al Foro Italico con decine di migliaia di spettatori. Nessuno ha posto problemi di contemporaneità, riservati invece alla domenica della finale del torneo e del derby tra Roma e Lazio. In questa storia non ci sono vincitori ma solo vinti e vittime, i tifosi di mezza Italia. E c’è l’amara presa di coscienza che il calcio italiano, anche per proprie colpe, è finito ostaggio di chiunque voglia ritenerlo tale. Ci portiamo avanti con il lavoro: nel 2027 il tennis occuperà il Foro Italico dal 5 al 16 maggio. Sarà bene che la Lega eviti di piazzare il derby romano in quella finestra temporale, ma come può oggi garantire che Roma e Lazio (o Roma e Napoli a proposito di ordine pubblico) non arrivino entrambe nella finale di Coppa Italia che fatalmente cadrà in quel periodo?

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