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Tecnologia

Apple AirTag, come funziona, perché è utile, i dubbi sulla privacy. La prova

La recensione della novità della Mela per non perdere più o ritrovare chiavi, zaini, borse e altri oggetti. Dentro casa e fuori. Una soluzione a prova di smemorati, insicuri e ansiosi

Smemorati di tutt'Italia, insicuri cronici, ansiosi incalliti, placatevi. È arrivato un oggetto delle dimensioni di una pillola che può curare tutte le sfumature plurime di questo vostro male incarnito. Non s'ingerisce prima dei pasti, si aggancia agli oggetti e permette di ritrovarli. A casa, in giardino, in un parcheggio, persino se li abbiamo smarriti al bar dell'aperitivo dall'altra parte della città o, quando si potrà finalmente viaggiare sul serio, in un'altra nazione o continente.

Nessuna sorpresa o meraviglia, parliamo naturalmente degli AirTag che Apple ha annunciato qualche giorno fa assieme a molti prodotti. Bottoncini sonori piccoli e leggeri, dal design aggraziato, fedeli compagni di chiavi, zaini, biciclette, valige, ombrelli (se proprio necessario), qualsiasi cosa dispiacerebbe smarrire e, se proprio accade, è importante o consolatorio rintracciare.

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Si potrebbe dire moltissimo, in realtà basta poco: funzionano a meraviglia, come anche la nostra prova ha potuto confermare. Come da copione per i dispositivi con il logo della mela impresso sopra - nello specifico su una superficie a specchio non proprio immune alle ditate - si collegano all'istante a un iPhone. È sufficiente spacchettarli, levare la pellicola che mantiene pure intonsa la carica della batteria (dura un anno, è intercambiabile e si trova ovunque, pure al supermercato), dargli un nome che può essere quello dell'oggetto da tracciare o uno a piacere - nel nostro caso «Prova», un esempio di scarsa fantasia - perché siano immediatamente operativi.

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Prendiamo l'iPhone, nello specifico quello nuovo di colore viola anch'esso fresco di lancio, apriamo l'applicazione «Dov'è», quella che già usiamo per rintracciare o condividere la nostra posizione con altre persone o quelle dei dispositivi Apple in nostro possesso, dall'iPad al Mac, tocchiamo sulla voce Oggetti. Ecco il prode AirTag «Prova», svettante sulla mappa nell'indirizzo della nostra abitazione. Già, ma dove sarà? Lo abbiamo nascosto sotto il letto, scoprendo una quantità di polvere irragionevole, ma è un'altra storia.

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Abbiamo l'opzione di farlo suonare, seguendole il richiamo, un fischio intenso, profondo come un lamento di un bambino. Inconfondibile. Oppure, per non disturbare troppo il nostro cervello, familiari e coinquilini, possiamo trovarlo seguendo indicazioni intuitive sul display. Qui gli ingegneri di Cupertino si sono superati nell'usabilità. Compare una frecciona a prova di idioti che ci guida in direzione del prezioso tesoro (se sono le chiavi, sono scomparse e siete già in ritardo per un appuntamento, concorderete che la definizione è appropriata), mentre la vibrazione aumenta o diminuisce via via che ci avviciniamo o ci allontaniamo. Un «acqua», «fuoco» o «fuochino» adeguato al tono di voce dello smartphone. C'è, genialata vera, pure la possibilità di attivare la torcia direttamente dal menu dell'iPhone in modalità rabdomante, così se partner o figli stanno dormendo nella stanza in cui si vuole stanare la preda, li si disturba il meno possibile.

Lo sappiamo, all'inizio avrete storto un po' il naso. Forse 35 euro (o 119 per il bundle da 4 pezzi) per evitare di spostare cuscini e guardare sotto pile di carte è un po' troppo. Ma la grande potenzialità del sistema è la sua capacità di non avere bisogno di sim card o abbonamenti, come nel caso degli oggetti evoluti della concorrenza, per recuperare quanto perso fuori di casa. E no, non perché gli AirTag montino un Gps futuristico che si aggancia a un satellite e capta la sua posizione trasmettendola fino al nostro telefono. Può essere rilevato da uno del miliardo di dispositivi Apple presenti in tutto il mondo.

Esempio: avete dimenticato il vostro zaino al ristorante e siete tornati a casa. L'AirTag non è più nel raggio del vostro iPhone, quindi non può suonare a comando come nella prova di prima, né attivare la navigazione con le frecce. Però è più che probabile che un altro avventore del locale abbia un melafonino e questo basta perché a voi arrivi una notifica con la posizione esatta del vostro AirTag. Basterà ritornare nel ristorante per recuperarlo.

Nella app «Dov'è» è presente infatti la modalità «smarrito», attivabile non appena ci si accorge del fattaccio. Il gesto darà modo di ricevere una notifica non appena disponibile, cioè per l'appunto non appena un iPhone, un iPad, un Mac di un altro utente sarà nei paraggi dell'AirTag; impedirà a chiunque di impossessarsene, di abbinarlo al suo telefono; darà modo di inserire un numero di telefono per essere contattati e aggiungere un messaggio. Uno qualsiasi: «Ho smarrito questo oggetto. Se lo trovi chiamami, saprò ricompensarti». Messaggio e numero di telefono, peraltro, sono visibili anche da un utente Android: basta che abbia la connessione Nfc accesa e potrà accedere a quelle informazioni. Nello specifico, apparirà il pop-up di un sito web al quale accedere.

Tanta roba, viene da dire. E molte comprensibili domande, soprattutto sul piano della privacy. Apple ci tiene a far sapere che ogni processo avviene con i massimi standard di crittografia. Solo chi ha associato il suo Id a un AirTag può conoscerne la posizione. Né Apple stessa, né qualcun altro. Quando uno di quel miliardo di utenti della mela contribuisce a localizzare un oggetto, non ha accesso né memorizza alcun dettaglio del proprietario.

In più, ed è molto importante, c'è una doppia cautela per evitare che questi bottoncini sapientoni vengano utilizzati da amanti gelosi o da genitori apprensivi per seguire fidanzati, sposi o figli. Supponiamo che qualcuno abbia inserito un AirTag nello zaino di chi vuole controllare: se è un utente iPhone, riceverà una notifica che c'è un AirTag sconosciuto che sta viaggiando con lui. La si potrà ignorare per un po' o per sempre, se non c'è niente che non va: un caso è che il dispositivo sia stato agganciato alle chiavi della macchina, che vengono utilizzate da diversi membri della famiglia.

Se invece la persona che si vorrebbe seguire ha un telefono Android, dunque incapace di ricevere notifiche dirette dall'AirTag, questo dopo un po' suonerà per palesare la sua presenza. E, lo abbiamo visto, quella manifestazione è più che avvertibile. Su questo punto è lecito esprimere una perplessità: Apple ha fatto sapere che AirTag suonerà dopo tre giorni di lontananza dall'iPhone associato. È un tempo che va corretto, accorciato. Sennò il figlio del genitore o il partner del fidanzato o della fidanzata con la smania di controllo, ritornando a casa, tornando a portata dell'iPhone abbinato all'AirTag, di fatto azzereranno il timer attivando un ciclo infinito.

In ogni caso, è bene ricordare che seguire una persona senza il suo consenso è illegale. Si rischia una denuncia, oltre a mandare in frantumi un rapporto. E Apple collaborerà con le autorità per perseguire chi pone in essere comportamenti non legittimi.

Tirando le somme, l'AirTag si basa su un'architettura solida e un meccanismo logico che lo rende all'altezza del compito che si prefigge. E come da copione nella galassia della Mela, prende qualcosa che già esiste e lo porta a un livello superiore. Il dispositivo si può mettere dove si vuole, tanto è davvero piccolo, oppure inserire dentro uno dei tanti accessori in pelle, poliuretano e materiali assortiti, per agganciarlo alle chiavi, a una valigia o a una borsa. Ci sono pure alcune varianti targate Hermès che arrivano a 350 euro. In quel caso, bisogna augurarsi che a ritrovare l'oggetto smarrito sia una persona molto onesta. AirTag non è ancora a prova di dolo.

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