Davanti al Palazzo del cinema, Lido di Venezia, 29 agosto 2022 (Foto; Ansa/Claudio Onorati)
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Venezia 2022, i film più attesi. Nell'attesa imbarazzante di Vivaticket

La Leonessa del 90°, che si libra con ali dorate e sguardo tagliente nel manifesto disegnato da Lorenzo Mattotti, promette una Mostra del cinema di Venezia ruggente ed elegante, tra grandi maestri, divi attira-fan, esordienti a cui srotolare per la prima volta il red carpet. Questo, però, per gli opulenti di tempo che riusciranno a stare ore e ore in attesa davanti a un computer o a uno smartphone ad aspettare che la nuova piattaforma digitale per le prenotazioni dei posti in sala si rianimi, superi i bachi e gli «error» più creativi.

Il festival lagunare nasceva 90 anni fa, il 6 agosto 1932, e, saltando annate causa seconda Guerra mondiale e fermenti post Sessantotto, oggi tocca l’edizione numero 79. Dal 31 agosto al 10 settembre al Lido, presenta 73 nuovi lungometraggi, 16 cortometraggi e due serie tv, per 56 Paesi rappresentati.
Alla leonessa anche lei dai capelli color mogano Julianne Moore, presidentessa di giuria che consegnerà il Leone d’oro, spetterà scegliere il migliore tra 23 film in concorso per Venezia 79, di cui cinque italiani. Anche se al momento al Lido più che di film si parla di disguidi nella prenotazione dei film.

L’imbarazzante esordio di Vivaticket a Venezia

Avremmo voluto parlare solo di cinema, ma il percorso ad ostacoli per riuscire a vedere un film non può che portarci lì, alla figuraccia che la Mostra ha fatto a livello mondiale per il sistema di prenotazioni online dei film.

Il Covid, ahinoi, ha reso necessario nel 2020 introdurre un sistema di ingressi in sala completamente digitale targato Boxol (vade retro chi non possiede un telefonino). Il debutto fu ottimo anche visto che, tra divieti internazionali e prudenza dettati dalla pandemia, al Lido eravamo in pochissimi.
Nel 2021 si replicò il metodo ma le cose andarono molto meno bene: il numero di accreditati era aumentato, i posti in sala sempre dimezzati (uno sì e uno no causa Covid), tanti rimasero fuori dalle sale senza posto. Con giusto rumoreggiare e tante proteste.

Si sperava che il 2022 fosse preparato dagli errori passati e invece no. Il passaggio alla piattaforma Ticketone, che gestisce anche concerti ed eventi vari, è stato sfortunato, al momento. Il debutto? Per gli accreditati un delirio tra malfunzionamenti e attese online: i più fortunati se la sono cavata con cinque ore davanti a uno schermo per riuscire a prenotare i posti di due giornate di film. Senza citare procedimenti tecnici sempre più macchinosi e lambiccati (tra e-mail di cancellazioni posti e doppio sistema di prenotazione), che annoierebbe chi non è avvezzo a questa selva.
Nel secondo rilascio di prenotazioni le cose sono andate meglio: «solo» un paio di ore di attesa. La Mostra del cinema di Venezia, che è e vuole ambire a essere il festival cinematografico più importante al mondo, accanto a Cannes, può permettersi disservizi così imbarazzanti?

I film più attesi di Venezia 79

Sperando di non esser più distratti da prenotazioni e lunghe code virtuali, fregandoci le mani per quello che vorremmo vedere, serenamente in sala, qui stiliamo la lista dei desiderata: i film più attesi da pubblico e critica.

  • Adam Driver e il rumore bianco americano

White noisedi Noah Baumbach. Film in concorso.

Dopo Storia di un matrimonio, film struggente presentato a Venezia che meritava più premi internazionali, si rinnova il connubio Baumbach alla regia e Adam Driver attore protagonista.
Dal libro Rumore bianco di Don DeLillo, White noise racconta i tentativi di una famiglia americana contemporanea di affrontare i banali conflitti della vita quotidiana, confrontandosi con i misteri universali dell’amore, della morte e con la possibilità di essere felici in un mondo incerto. Nel cast anche Greta Gerwig.
«Ho letto il romanzo di DeLillo all’università, alla fine degli anni Ottanta e mi è sembrato come se fosse adesso, o meglio, l’adesso di allora» ha detto il regista statunitense. «Il libro cattura perfettamente l’assurdità, l’orrore e la follia dell’America di quel periodo. L’ho riletto nei primi mesi del 2020 e mi è sembrato come se fosse adesso. Ma l’adesso di oggi».

  • Brendan Fraser irriconoscibile formato XXXL

The whale di Darren Aronofsky. Film in concorso.

Aronofsky torna a Venezia dopo il controverso (e dimenticabile) Mother, più allucinato e allucinante dell’applaudito Il cigno nero. E ci porta un irriconoscibile Brendan Fraser, di quasi 300 chili, «la balena» del titolo del film, un solitario insegnante inglese affetto da una grave forma di obesità che cerca di riallacciare i rapporti con la figlia adolescente, con la quale ha perso i contatti, per un’ultima possibilità di redenzione. Tratto dalla pièce teatrale di Samuel D. Hunter.

«Le persone che lottano con l’obesità sono spesso giudicate, respinte ed etichettate», le parole del regista americano. «Avevo bisogno di un grande talento che potesse risplendere attraverso il trucco, un attore con un cuore immenso e un’anima pura. Non appena incontrai Brendan, capii immediatamente che avevo trovato il mio protagonista».

  • Penélope Cruz mamma romana

L’immensità di Emanuele Crialese. Film in concorso.

Crialese, magnifico regista di Respiro (2002), torna dopo oltre un decennio (manca dal 2011 con Terraferma) e compone il quintetto di italiani in corsa per il Leone d’oro. Ingaggia il suo attore di riferimento, Vincenzo Amato, e la meravigliosa Penélope Cruz per darci il ritratto due coniugi che non si amano più ma non riescono a separarsi e tre figli che li osservano, nella Roma anni ’70 sospesa tra quartieri in costruzione e varietà televisivi ancora in bianco e nero. Un film molto personale.

«Il film che inseguo da sempre», ha detto il regista romano. «È sempre stato ‘il mio prossimo film’, ma ogni volta lasciava il posto a un’altra storia, come se non mi sentissi mai abbastanza pronto, maturo, sicuro».

  • Marilyn Monroe in versione Ana de Armas

Blonde di Andrew Dominik. Film in concorso.

A 60 anni dalla morte di Marilyn Monroe, un’audace ricostruzione della vita dell’icona di Hollywood che promette di essere scandalosa e controversa, tratta dal romanzo di Joyce Carol Oates. Un’esplorazione della crescente divisione tra il suo io pubblico e quello privato. Con la cubana Ana de Armas nei biondi panni.

Le domande che si è posto Dominik, l’australiano già regista di L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford con Brad Pitt, tra l’altro produttore di Blonde? «È possibile vedere il mondo al di fuori dei nostri traumi, al di fuori delle nostre paure e desideri? E se si incarna un oggetto del desiderio, quello che il mondo vede è il tuo vero io o una proiezione dei propri bisogni?».

  • Cate Blanchett, l’orchestra, due musiciste, l’amore

Tárdi Todd Field. Film in concorso.

Cate Blanchett, statuaria, bellissima, rieccola a Venezia dopo che nel 2020, l’anno in cui il Covid ci sorprese, fu stoica presidentessa di giuria in mascherina. È protagonista di un film di musica e passioni. Ambientato nel mondo internazionale della musica classica, Tár è incentrato sulla figura della prima donna della storia a divenire direttrice di una delle più importanti orchestre tedesche. Mentre dirige, scatta anche l’amore, verso due musiciste.

«Il copione è stato scritto per un’artista: Cate Blanchett», ha detto il regista statunitense. «Se avesse rifiutato, il film non avrebbe mai visto la luce».

  • Il ritorno del bardo messicano

Bardo, falsa crónica de una cuntas verdades di Alejandro Iñárritu. Film in concorso.

Il regista messicano premio Oscar per Revenant – Redivivo e Birdman torna dopo sette anni di silenzio. Ed è grande attesa. Protagonista un noto giornalista e documentarista messicano (Daniel Giménez Cacho) che vive a Los Angeles e che, dopo aver ricevuto un prestigioso riconoscimento internazionale, è costretto a tornare nel suo paese natale, ignaro che questo semplice viaggio lo spingerà verso una profonda crisi esistenziale.

«Alcuni anni fa, mi sono accorto all’improvviso che la strada davanti a me era molto più breve di quella che avevo già percorso», ha detto Iñárritu. «Inevitabilmente, ho incominciato a esplorarla a ritroso e nel profondo, ma entrambi i sentieri sono ingannevoli e labirintici».

  • L’amore cannibale

Bones and alldi Luca Guadagnino. Film in concorso.

Guadagnino torna in concorso a Venezia dopo A bigger splash (2015), sempre con un film alquanto internazionale, con star d’Oltreoceano, ambientato in un’America profonda a dimenticata ai tempi di Ronald Regan. Qui due giovani emarginati si incontrano, in una storia d’amore e cannibalismo. Li interpretano Taylor Russell e Timothée Chalamet, che torna a lavorare con il regista romano dopo il successo di Chiamami col tuo nome. Nel cast anche Mark Rylance e Chloë Sevigny.

Le parole di Guadagnino: «C’è qualcosa nei diseredati, in coloro che vivono ai margini della società che mi attira e commuove. Amo questi personaggi».

  • McDonagh, Farrell e Gleeson ancora insieme

The Banshees of Inisherindi Martin McDonagh. Film in concorso.

Dopo In Bruges, Colin Farrell e Brendan Gleeson tornano alla regia del britannico Martin McDonagh. Questa volta non sono due criminali in esilio in Belgio, ma due amici di lunga data in una remota isola al largo della costa occidentale dell’Irlanda, che, d’un tratto, si ritrovano in un’impasse quando uno dei decide bruscamente di porre fine alla loro amicizia.
Nel 2017 McDonagh lasciò il segno a Venezia con lo scoppiettante Tre manifesti a Ebbing, Missouri, premio Osella per la sceneggiatura, nonché vincitore di due Oscar per gli attori.

  • Il sole di mezzanotte in chiusura

The Hanging Sun di Francesco Carrozzini. Film fuori concorso.

Alberto Barbera, il direttore della Mostra del cinema, l’ha presentato come un film molto ambizioso e un cast di attori eccellenti, girato in inglese. Da Francesco Carrozzini, figlio dell'ex direttrice di Vogue Italia Franca Sozzani, la trasposizione del romanzo Sole di Mezzanotte di Jo Nesbø. Un uomo in fuga dopo aver tradito suo padre, boss criminale, si dirige verso l’estremo Nord e si ferma in un villaggio isolato, dove il sole non tramonta mai, in una piccola comunità dalle severe regole religiose. Con Alessandro Borghi.

  • In memoria di Kim Ki-duk

Kõne Taevast (La chiamata del cielo) di Kim Ki-duk. Film fuori concorso.

Venezia deve tanto a Kim Ki-duk e Kim Ki-duk altrettanto a Venezia. Era il 2004 quando vinceva il Leone d'argento per Ferro 3 - La casa vuota e nel 2012 andava a lui il Leone d'oro al miglior film per Pietà. La sua morte per Covid nel dicembre 2020 è stata scioccante. Non poteva che omaggiarlo così, Venezia, proponendo il suo film postumo, girato nell’estate 2019 in Kirghizistan e portato a termine dagli amici e dai colleghi di Kim dopo la sua inaspettata scomparsa.

Toccante il commento che ci ha lasciato in eredità il regista sudcoreano: «Che cos’è la vita? Cos’è la giovinezza? Che cos’è la vecchiaia? Tutti gli esseri umani invecchiano e alla fine muoiono. Più ci si avvicina alla morte, più gli esseri umani sentono la mancanza e ricordano la loro giovinezza. Mi manca la giovinezza dei miei vent’anni. Tuttavia, poiché ho commesso molti errori in gioventù, se potessi tornare indietro nel tempo, vorrei davvero agire bene. Ma la vita non può mai tornare indietro».

  • La distopia con Harry Styles

Don't worry darlingdi Olivia Wilde. Film fuori concorso.

Orde di fan attese al Lido. Per Timothée Chalamet, come l’anno scorso per Dune, e anche per la popstar Harry Styles, ex One Direction, che incanta le masse. Il cantante è co-protagonista insieme a Florence Pugh dell’atteso e ambizioso Don't worry darling, distopia ambientata negli anni ’50 nella comunità idealizzata di Victory, la città aziendale sperimentale che ospita gli uomini che lavorano a un progetto top-secret e le loro famiglie. Nel cast anche Chris Pine e la stessa Olivia Wilde, attrice che al suo debutto alla regia nel 2019 con La rivincita delle sfigate convinse tutti.

Wilde ha detto: «Immaginate una vita in cui avete tutto quello che desiderate. Non soltanto le cose materiali o tangibili come una bella casa, auto meravigliose, cibo delizioso e feste a non finire, ma anche le cose veramente importanti: l’amore vero con il partner perfetto, gli amici migliori e una vita con uno scopo significativo. Che cosa vi farebbe rinunciare a tutto questo? Cosa sacrifichereste per fare la cosa giusta?».

  • Il doc pro-nucleare di Oliver Stone

Nucleardi Oliver Stone. Film fuori concorso.

Da Stone, roboante e controverso maestro che ha firmato film come Platoon, Wall Street e Nato il quattro luglio, un documentario che caldeggia l’uso dell’energia nucleare. Il regista americano, a cui è stato consentito l’accesso all’industria nucleare francese, russa e statunitense, esplora la possibilità che la comunità globale superi la sfida del cambiamento climatico e acceda a un futuro più roseo attraverso la potenza dell’energia nucleare.

«Il cambiamento climatico ci ha costretto brutalmente a ripensare i modi in cui produciamo energia come comunità globale», dice Stone. «A lungo ritenuta pericolosa nella cultura popolare, l’energia nucleare è di fatto centinaia di volte più sicura dei carburanti fossili e gli incidenti sono estremamente rari».

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