Vacanze in tempo di crisi? Poche e brevi (ma col sorriso)

Le vacanze degli italiani sono cambiate. In peggio, naturalmente. Sono ormai lontani - e per molti quasi dimenticati - i tempi in cui la stagione estiva coincideva con l'esodo di massa dalle città.

Tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Settanta - all'epoca del cosiddetto boom economico - il periodo precedente la tanto sospirata partenza verso le mete di villeggiatura era contraddistinto da una sorta di ansia collettiva: in ogni famiglia fervevano i preparativi per la vacanza destinata a coinvolgere tutti in un vortice di spensieratezza e allegria. Qualcuno ne avrebbe magari approfittato per dare il meglio di sè sulla spiaggia, recitando un ruolo inedito alle spalle dell'ignaro e occasionale vicino di ombrellone: il meccanico si sarebbe finto ingegnere, l'operaio imprenditore, l'impiegato direttore generale o amministratore delegato. Tutto, però, si sarebbe inquadrato perfettamente nel contesto dell'evasione straordinaria dalla noiosa routine abituale che caratterizzava il resto dell'anno.

Luglio e agosto erano naturalmente i mesi preferiti dai vacanzieri, i mesi in cui le città si svuotavano davvero e le autostrade, al contrario, si affollavano. Utilitarie di ogni marca e dimensione stipate di persone e vivande cucinate ad hoc sembravano seppellite sotto il peso di valigie, ombrelloni e sedie a sdraio saldamente legati al portapacchi.

E per quelli (pochissimi) che restavano a casa non c'era davvero speranza: negozi chiusi, strade deserte, nessuna possibilità di svago o di distrazione, ma solo solitudine e noia.

Ora tutto è cambiato. Le crescenti esigenze legate alla produttività industriale prima e la crisi economica poi hanno di fatto accorciato il periodo di ferie per tutti.

La temporanea sospensione dal lavoro non è più una straordinaria opportunità di svago collettivo ma si è trasformata in una necessità di riordino mentale, consacrata sull'altare dell'atto liberatorio dal prolungato stato di stress quotidiano.

Eppure, malgrado il disagio economico, gli irriducibili si ostinano a resistere.

Si chiedono persino prestiti  per riuscire ad affrontare le spese di un'evasione  anche breve ma doverosa: solo nei primi sei mesi del 2012 gli istituti di credito e le finanziarie affermano di avere erogato complessivamente oltre 24 mld di euro agli italiani desiderosi di soddisfare la loro sete di viaggi, preferibilmente verso mete esotiche.

Le grandi città registrano, comunque, picchi di presenze impensabili fino a non molto tempo fa. Complice il preoccupante aumento della disoccupazione e la totale assenza di certezze nel futuro, gli italiani hanno optato per la tranquillità casalinga.

Guardando al passato l'unico filo rosso che continua ad accomunare l'alternarsi delle estati nostrane è rappresentato dai tormentoni estivi. Non più però l'esortazione  proveniente dai juke-box ad armarsi di “Pinne, fucile ed occhiali” per  coinvolgere il prossimo in un “Vamos a la playa” collettivo, tanto per fare un esempio, ma ritornelli ossessivi che bene o male riportano la mente alle problematiche di ordinaria amministrazione.

Resto a Roma” , ad esempio, è un brano da discoteca ideato da tre conduttori dell'emittente capitolina Radio Globo (Maurizio Paniconi, Alessandro Tirocchi e Morgana Giovannetti) sulle note di “Endless Summer” (l'inno degli europei calcistici) che la dice lunga sulla vigente atmosfera vacanziera nazionale. Così come, del resto,  “Lacacada” - ultima trovata trash di Checco Zalone che sta letteralmente spopolando su YouTube (“Esta è l'estate dell'austerità(...)/è un'estate a culo stretto/se avevi la Ferrari fatti la Panda/se avevi la villa al mare fatti la tenda”) - o “Il ballo dello spread”, degli Italians (“Un chilo di patate ormai si compra a rate/Il sole me lo prendo sul balcone con mammà”).

Comunque lo si voglia leggere il messaggio è dunque chiaro: bisogna reagire alla crisi con il sorriso.

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