Telegram, il vero anti-WhatsApp è un'app a prova di spia

Questo sabato gli occhi di tutto il mondo erano concentrati su Whatsapp. Da poco Jan Koum aveva venduto la sua delicata creatura a quel gigante aspiratutto di Facebook, e già l’app registrava il primo, sonoro tonfo: in tutto il mondo migliaia di utenti non riuscivano più a mitragliarsi di faccine attraverso i propri smartphone, la rete si riempiva di sfottò e Jan Koum, seduto sulla sua montagna di dollari, soffocava maledizioni.

Mentre accadeva tutto ciò, in Russia c’era chi si sfregava le mani. Dopo il blackout di Whatsapp, nel giro di poche ore, quasi cinque milioni di utenti scaricavano un’app di messaggistica ai più sconosciuta, Telegram , facendola schizzare in cima alle classifiche degli app store.

Questa cosa ha sorpreso molti addetti ai lavori. Insomma, è comprensibile che l’acquisizione da parte di Facebook prima, e la caduta del servizio dopo, abbiano indotto diversi utenti a guardarsi intorno. Ma perché così tanti si sono rivolti a un’applicazione semi-sconosciuta, quando esistono fior di alternative a Whatsapp che possono già vantare un nutrito parco utenti?

Le ragioni sono molteplici. La prima, e più importante, è che Telegram si presenta come un’app studiata appositamente per garantire la segretezza delle conversazioni. In origine, infatti, Telegram doveva essere un banco di prova per il protocollo open-source MTProto , sviluppato dai fratelli russi Durov, già ideatori del social network Vkontakte.

Per molti versi, l’app è simile a Whatsapp, consente infatti di condividere messaggi, foto, video, posizioni geografiche etc., ma introduce una serie di funzionalità volte a sedurre gli utenti che hanno più a cuore la propria privacy. La funzionalità Secret Chat, ad esempio, permette di scambiare messaggi criptati con un altro contatto, decidendo un tempo limite entro cui la comunicazione venga eliminata dai server. Per assicurarsi che la codifica sia sicura, l’utente può sfruttare un’immagine creata per funzionare da chiave crittografica. Insomma, una sorta di via di mezzo tra Whatsapp, Snapchat e un’app di messaggistica per maniaci della segretezza.

Un altro elemento di novità è che Telegram consente a sviluppatori terzi di creare un proprio client Telegram. Del resto i fratelli Durov ci tengono a rendere chiara una cosa: Telegram non nasce per essere un’app da 19 miliardi di dollari, quanto per essere un sistema che consenta agli utenti di comunicarevelocemente, gratuitamente e in totale sicurezza, senza bisogno di pubblicità o di acquisizioni di peso.

Cinque milioni di download in poche ore sono un buon punto di partenza, ora Telegram deve però trovare il modo di coinvolgere altri utenti e, soprattutto, di trattenerli sulla piattaforma, se vuole sopravvivere. Un punto a suo favore ce l’ha già: si è fatta la nomea di app sicura, una cosa non da poco in un mondo ancora sconvolto dagli scandali NSA.

E pensare che Facebook ha acquistato Whatsapp proprio per non dover subire la concorrenza di un’applicazione priva di pubblicità e poco interessata ai dati sensibili dei propri utenti. Se i fratelli Durov sono davvero intenzionati a mantenere salda la propria integrità, Mark Zuckerberg ha un’altra, enorme, gatta da pelare.

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