Caso Bielorussia, l'Europa e l'uso politico dell'agenzia per la sicurezza aerea

La decisione della Ue di bloccare l'accesso ai voli sullo spazio aereo bielorusso dopo la vicenda dell'aereo sequestrato e costretto all'atterraggio per far arrestare un giornalista oppositore politico mina alcuni dei diritti su cui si basa l'aviazione civile.

L'Europa accusa il leader bielorusso Aljaksandr Lukašėnko di essere un dittatore e di aver dirottato il volo Ryanair con un pretesto per arrestare un oppositore, ma poi fa un uso politico dell'agenzia per la sicurezza aerea boicottando i voli bielorussi e vietando il loro ingresso negli spazi aerei dei Paesi membri. Nella giornata di venerdì 4 giugno 2021 il Consiglio dell'Unione Europea aveva adottato quanto previsto dal Regolamento CE907/2021, con il quale si stabiliscono in tutti gli Stati membri misure restrittive nei confronti della Bielorussia. La decisione è stata presa a seguito degli avvenimenti avvenuti il 23 maggio scorso quando a un volo della compagnia irlandese Ryanair, che stava sorvolando lo spazio aereo bielorusso, è stata comunicata la possibilità che a bordo ci fosse un ordigno facendo intercettare il Boeing da un MiG 29 e portando l'equipaggio ad atterrare a Minsk, dove le autorità locali hanno arrestato uno dei passeggeri, il giornalista e oppositore Roman Protasevich.

La scorsa settimana l'agenzia per la sicurezza aerea europea Easa aveva vietato le operazioni dei vettori europei sulla Bielorussia per motivi di sicurezza, dunque una mossa coerente, mentre ora viene imposto il divieto a qualsiasi aeromobile operato da compagine bielorusse, anche se queste dovessero operare in regime di code-sharing, di decollare, atterrare o sorvolare il territorio dell'Unione Europea, salvo che in casi d'emergenza, di trasporti sanitari e di ricerca e soccorso.

In pratica l'Easa ha privato l'aviazione bielorussa dei diritti previsti dalle cinque libertà dell'aria sancite tra il 1929 e il 1944, quindi degli emendamenti approvati fino al 1999 dall'Organizzazione

internazionale dell'aviazione civile (Icao), che è ente universale che fa capo alle Nazioni Unite.

Non altrettanto stanno facendo altre nazioni che fanno capo ad autorità aeronautiche differenti come la Faa americana e la Caa inglese, da poco fuoriuscita da Easa. La nostra autorità nazionale Enac, essendo parte di Easa, non ha potuto fare altro che recepire la normativa e l'ha fatta applicare dal gestore degli spazi aerei italiani, ovvero Enav, che ha emesso un "notam" specifico, ovvero un bollettino immediatamente in vigore destinato agli operatori del trasporto aereo. Ha il numero A3690/21 e informa del divieto di operare partenze, arrivi e sorvoli dello spazio aereo italiano da parte di operatori commerciali registrati in Bielorussia. Si legge: "Entry, Exit and Overflight of italian airspace is prohibited for all commercial aircraft operators registered in the Repubblic of Belarus (...)"

Dal punto di vista formale l'atto compiuto nei confronti del volo Ryanair è stato però corretto, almeno se il pericolo bomba a bordo fosse stato reale; invece appare poco motivato e totalmente politico il divieto emesso dall'Easa nei confronti delle compagnie bielorusse, in quanto l'agenzia dovrebbe occuparsi di sicurezza aerea e non di politica.

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