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Si chiama Morgane la leader francese “pro porno, pro sex, pro pute!”

Siamo pro sex, pro porno, pro putes“, recita così il manifesto di Morgane Merteuil, la prostituta ventiseienne che guida il sindacato francese delle lavoratrici del sesso (STRASS). “Libérez le féminisme!”, il saggio che ha scritto per l’Editeur, sembra rivolto alle femministe italiane, invece la polemica è indirizzata alle benpensanti d’oltralpe, appassionate moralizzatrici dei costumi altrui e pervicaci oppositrici del mestiere più antico del mondo.

Morgane ha cominciato a prostituirsi per pagarsi gli studi. Le chiedo se si è sentita in qualche misura costretta, e lei mi risponde candidamente che avrebbe potuto scegliere altri mestieri, ma poi ha preferito questo. “Dei giorni va meglio, altri meno. Io lo faccio innanzitutto per soldi; poi, se c’è anche il piacere di mezzo, perché privarsene”. Morgane è fautrice di un “femminismo plurale, che rispetti la varietà dei desideri di ciascuna di noi. Il femminismo, inteso come lotta contro un sistema che opprime le donne, deve battersi affinché ciascuna viva la propria vita come meglio ritiene”.

I bersagli polemici contro le femministe d’oltralpe sono in gran parte applicabili al panorama italiano. Nella retorica femminista (in Italia potremmo dire “senonoraquandista”) la prostituta è costretta a “vendere” il proprio corpo, è l’emblema della sottomissione ad una cultura maschilista. Lo stesso discorso vale per la pornografia o per la pubblicità a base di curve femminili. “La prostituzione volontaria esiste – afferma Morgane – Noi oggi ci battiamo contro una serie di leggi che ci penalizzano, come il reato di adescamento per esempio che autorizza arresti, multe e che ci ha emarginato nella periferia delle città”. Morgan è un’escort a domicilio. Lei va a casa del cliente. “Non vogliamo il ritorno alle case chiuse, dove un padrone ci tiene in schiavitù. L’attuale legge però ci impedisce di affittare un posto per incontrare i clienti né ci consente di lavorare in gruppo per avere maggiore sicurezza”.

In Francia la Ministra dei diritti delle donne Najat Vallaud-Belkacem ha dichiarato guerra alla prostituzione. Tra le sue consigliere c’è un’agguerrita leader femminista antiprostituzione. “E’ la solita solfa, usano le donne come trampolino per fare carriera”.

Venendo alle cose di casa nostra, le chiedo che idea si sia fatta del turbine mediatico che ha investito decine di ragazze tirate in ballo in un processo in qualità di “vittime” di un giro di prostituzione attorno all’ex premier Silvio Berlusconi. Morgane, che si definisce “anarchica e anticapitalista”, taglia corto: “E’ a dir poco desolante che delle persone, che si spacciano per femministe, facciano il gioco del patriarcato contribuendo alla stigmatizzazione di alcune donne in ragione dei loro comportamenti sessuali”.

Ah, per finire, non posso esimermi dal chiederle se col mestiere che fa riesca a tenersi un fidanzato. La risposta è un “sì” convinto. Brava, Morgane.

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