L’Europa che non riflette

Per Bruxelles i soldi del Recovery fund è bene siano subordinati a minore debito e riforme ciclopiche. Investire quei fondi rischia così di diventare impossibile.

La Commissione europea scopre l'acqua calda: l'Italia ha un debito alto, le banche hanno crediti in sofferenza o non esigibili, gli investimenti pubblici e privati sono scarsi ed è debole la produttività. Ma pensa te. Non ce n'eravamo accorti. Non stanno parlando degli anni Novanta o dei primi anni Duemila, stanno parlando del 2020 e nelle raccomandazioni che manderanno all'Italia c'è scritto, tra l'altro, che «il debito pubblico è cresciuto nettamente nel 2020 riflettendo la caduta del Pil e si aspetta che venga ridotto solo nel 2022».

E fin qui è la solita Europa che conosciamo che ci ricorda che le ruote sono rotonde, gli alberi hanno i rami e l'uomo ha la testa, anche se in questo caso verrebbe da dubitarne. E se le raccomandazioni finissero qui non andremmo oltre la solita aria fritta cui ci hanno abituato, come quando si occupavano della curvatura delle banane o della grandezza di quei molluschi commestibili detti «vongole» che avrebbero dovuto misurare i pescatori.

Purtroppo, le raccomandazioni non finiscono qui ma, a occhio e croce, rappresentano un vero e proprio attacco preventivo tipo quello di George Bush all'Iraq per la presenza di armi di distruzione di massa. In questo caso le armi di distruzione di massa presenti in Italia sono il debito pubblico e la mancanza di investimenti pubblici e privati. La soluzione sarebbe un buon utilizzo dei soldi del Recovery fund che richiedono all'Italia una serie di riforme entro il 2022. Riforme che non è riuscita a fare negli ultimi vent'anni: burocrazia, mercato del lavoro, legislazione degli appalti, riforma della giustizia, riforma tributaria, transizione ecologica e digitale.

Due robette. Non è la prima volta che sosteniamo che è proprio sbagliato il concetto di fondo se in un momento di crisi un'istituzione sovranazionale come l'Unione europea decide che per far ripartire il mercato occorre iniettare nel sistema soldi e investimenti, rispettando le peculiarità del Paese a ripartire proprio in forza delle caratteristiche di quella economia (nel nostro caso oltre il 95% delle imprese sono piccolissime, piccole e medie, diversamente da altri membri Ue come Francia e Germania).

Non c'è dubbio che l'Italia abbia bisogno delle riforme che abbiamo sopra elencato, ma il piano di ripartenza Trump-Biden da circa 2.000 miliardi di dollari è costituito in larga parte da soldi a fondo perduto per i disoccupati, le famiglie, i più disagiati e di aiuto alle imprese perché non licenzino o addirittura non chiudano i battenti.

A quanto ci risulta non è stato richiesto ai singoli Stati federati un piano analogo per accedere a queste risorse. Forse perché là non ci sono riforme da avviare nei singoli Stati? Forse che in Ohio, Texas, Maine e Arizona non ci sono progetti da attuare? Ci saranno di sicuro, ma è la logica che cambia. Quella statunitense è giusta, quella europea secondo noi è sbagliata. Profondamente sbagliata. E queste raccomandazioni, se così saranno, accentueranno questa idea, non ne attenueranno gli aspetti negativi che contiene. Vediamo in breve i singoli punti.

1) L'Europa ci segnala che c'è troppo debito pubblico, ma che ci sono anche pochi investimenti pubblici. Come è noto ai frequentatori sposati delle cantine, non si dà in natura la botte piena e la moglie ubriaca. Delle due l'una. Come pensano in Europa di fare investimenti pubblici, in questa situazione di crisi, se non facendo debito? Se non vogliono ascoltare quello che in molti vanno ripetendo da tempo, e ci permettiamo di ricordare su questo settimanale, ascoltino ciò che hanno detto due premi Nobel statunitensi, Paul Krugman e Joseph Stiglitz: i debiti si fanno nei momenti di crisi, non quando tutto va bene. Certo l'Italia ha sbagliato perché ha contratto debiti in decenni in cui non li doveva fare, ma ora qual è l'alternativa a farne di ulteriori? E come si fa a chiedere più investimenti e meno debito pubblico? Roba da pazzi. Neanche uno studente al primo anno di economia, anzi uno studente delle scuole superiori di Scienza delle finanze.

2) I crediti deteriorati delle banche. In Italia sono stati fatti disastri concedendo prestiti per appartenenza politica e non per merito, ma qualcuno in Europa si meraviglierà se i crediti in un prossimo futuro deterioreranno dopo il Covid? Solo un imbecille potrebbe pensare il contrario.

In questo momento non c'è bisogno di raccomandazioni. C'è bisogno di velocizzare l'inoculazione di vaccini alle persone e di soldi all'economia. Il resto è da rispedire al mittente.

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