Domani le primarie per il segretario del Pd. Ma per salvare il partito serve molto di più

Tornano i gazebo, tornano le primarie del Partito Democratico alla ricerca disperata del suo nuovo segretario anche se la storia dimostra che il cambio della guida del Pd non sia stato fattore sufficiente a salvare un partito in piena crisi. Dalla sua fondazione, era il 2007, si sono succeduto: Walter Veltroni, Dario Franceschini, Pier Luigi Bersani, Guglielmo Epifani, Matteo Renzi, Matteo Orfini, Matteo Renzi (bis) Maurizio Martina, Nicola Zingaretti, Enrico Letta. Con quello di domani si arriva a quota 11, giusti per fare una squadra di calcio. Un partito che ha perso pezzi, tra scissioni e addii dolorosi, ma che soprattutto ha perso voti, anzi, credibilità tra i suoi elettori.

Basta discutere in ufficio, in un bar, con gli amici o in famiglia con un elettore del Pd che inevitabilmente vi racconterà di aver votato «con il naso turato, per non far vincere la destra». E qui sta tutta la differenza con il resto del quadro politico-elettorale.

Gli elettori del Pd si sono troppo spesso ritrovati davanti a nomi, proposte, alleanze con non convincevano e questo riguardava politiche come amministrative. Soprattutto per il fatto che al Nazareno una volta si ponevano come forza «guida» del Paese e soprattutto della sinistra. Oggi, anzi, da anni, si sono ridotti ad essere un partito di coalizione che, come nelle ultime regionali, si alleano con il M5S in Lombardia e non nel Lazio. Un caos politico per la guida e mentale per chi dovrebbe votarli. E che di conseguenza sono sempre di meno.

I due candidati ormai li conosciamo: Elly Schlein e Stefano Bonaccini. Le previsioni raccontano di un forte vantaggio per l’attuale Governatore dell’Emilia Romagna. Ma conta poco per il futuro del partito e dell’opposizione.

Entrambi, con visioni diverse, hanno dichiarato di volere un «partito nuovo», dichiarazione legata alle solite frasi fatte da campagna elettorale di sinistra («saremo più vicini ai lavoratori», «staremo più in mezzo alla gente…»). La realtà è che di nuovo sembra esserci poco.

Il nuovo Pd infatti ripartirà infatti dalla ormai annosa domanda: con il M5S si o no?

Ecco, il M5S… Conte in pochi mesi si è preso la guida dell’opposizione basandosi in realtà non su grandi battaglie della sinistra: Reddito di Cittadinanza e No alle armi all’Ucraina. Ecco, su questo il Nazareno come la pensa? Quanto sarà atlantista il prossimo Pd? Sarà dalla parte dell’Ucraina, e dell’Europa, fino in fondo oppure no? Sarà favorevole o contrario al Reddito per tutti?

Due questioni, solo due, ma già decisive. Fino a ieri al Nazareno hanno scelto la via del compromesso che però ha portato troppi, come dicevamo prima, a votare turandosi il naso.

Il Paese ha bisogno di una politica forte, nelle persone e nei partiti, nella maggioranza e nell’opposizione.

Chiunque vinca domani ci si augura un partito vivo, anzi, propositivo. Magari che metta nel cassetto la solita litania del regime fascista e della destra fascista al Governo. Ma soprattutto che torni ad essere un partito vivo e propositivo, capace i trascinare e non solo di rincorrere.

Un Partito Democratico senza più mollette con cui turarsi il naso prima del voto.

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