La prima guerra mondiale, perché ci affascina ancora

Fra un anno di questi giorni saremo a 100 anni giusti dalla crisi di luglio che portò allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914.

Visto che presteremo grande attenzione alla ricorrenza di questo formidabile evento, vediamo innanzitutto perché la Grande Guerra affascina e atterrisce ancora tanto.

1) Morte: la prima guerra mondiale fu il conflitto che cambiò la scala quantitativa delle vittime di guerra. Mai prima di allora tanti soldati vennero mobilitati (65 milioni) e tanti soldati morirono o restarono feriti e con essi i civili (20 milioni di morti fra militari e civili; 21 milioni di feriti). La Grande Guerra anticipò, almeno in alcune aree d'Europa, il coinvolgimento tragico e deliberato dei civili, che sarebbe diventato la caratteristica distintiva della seconda guerra mondiale. - Eric J. Hobsbawm, Il Secolo Breve, (Rizzoli); Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale (Mondadori).

2) Sensi: la grande guerra portò l'industria - i prodotti e i metodi - sui campi di battaglia. La guerra industriale alterò i sensi degli uomini, la percezione del mondo: odori, vista, udito vennero sottoposti a sollecitazioni che mai l'umanità aveva provato con tale intensità e concentrazione nello spazio. - Paul Fussel, La prima guerra mondiale e la memoria moderna, Il Mulino; Eric J. Leed, Terra di nessuno. Esperienza bellica e identità personale nella prima guerra mondiale, Il Mulino.

3) Buoni e cattivi. Finita la guerra, al termine del 1918, nei paesi vincitori sembrava chiaro tutto: i tedeschi e gli austriaci avevano provocato il conflitto con la loro politica aggressiva. Gli altri si erano difesi. Poi, soprattutto negli ultimi decenni, è prevalsa l'idea del conflitto come tragedia provocata da azioni le cui conseguenze andarono molto oltre le intenzioni dei protagonisti.
In questo senso la prima guerra mondiale, nella dinamica dello scoppio e per quanto insegna sulla complessità delle relazioni internazionali e interne ai vari paesi, è assai più interessante della seconda. - Chistopher Clark, The Sleepwalkers  (Penguin).

4) Memoria: il ricordo soggettivo della vita in trincea, la commemorazione dei caduti e i ricordi collettivi e manipolati: dai governi, dagli eserciti, dai partiti e movimenti politici, dall'architettura (basti pensare a cenotafi e monumenti di ogni genere e dimensione), ogni genere di memoria generato dalla guerra e rielaborato ha influenzato nei modi più diversi (politici, artistici, culturali, emotivi) i decenni a venire, fino a oggi. - Antonio Gibelli, La grande guerra degli italiani (Rizzoli).

5) Nonni: le classi nate negli anni Sessanta del Novecento (con qualche rara estensione nei Settanta) sono le ultime ad aver avuto nonni combattenti nella Grande Guerra. La mia passione per questo conflitto arriva direttamente dal Nonno Peppino, artigliere sul Carso, con la Bainsizza per sempre nel cuore. Solo a sentir pronunciare "Caporetto" scoppiava in lacrime. Fu Cavaliere di Vittorio Veneto, non dimenticherò mai il lento cammino con lui, verso la sommità del cimitero di Redipuglia. Il nonno morì alla metà degli anni Settanta. Troppo presto perché io potessi fargli domande "scomode" sulla guerra.  - Mark Thompson, La guerra bianca, Vita e morte sul fronte italiano, 1915-1918 (Il Saggiatore).

6) Giusto per ricordare altri temi che seguiremo in questo anno di preparazione al centenario:
tre imperi;
La crudeltà, l'incoscienza e la stupida testardaggine degli alti comandi, di ogni esercito;
Cadorna e Diaz;
Sarajevo
La Galizia
La Somme;
Ypres;
Il 1916 degli irlandesi;
Gli armeni;
I processi ai disertori, agli autolesionisti;
I carabinieri dietro le prime linee;
Stanley Kubrick, Orizzonti di gloria
Italiani nell'esercito austriaco e irredentismo;
Il buon soldato Sc'vèik, Gadda, Remarque e gli altri romanzi;
La grande guerra e la fotografia;
I viaggi sui campi di battaglia;
#WorldWar1
#WW1

to be continued...

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