permafrost
(Getty Images)
Salute

Il pericolo arriva dai batteri del passato

Che microrganismi di epoche passate si diffondano nell'ambiente e infettino l'uomo è divenuta una possibilità da non sottovalutare. Ricercatori dell'Istituto di Genetica Molecolare del National Research Centre "Kurchatov Institute" di Mosca hanno sequenziato cinque ceppi del cosiddetto Acinetobacter lwofii isolati in permafrost della Siberia e di età dai 15mila a 1,8 milioni di anni. Quello che hanno scoperto è che, sebbene questi antichi batteri siano molto simili a quelli della stessa specie oggi esistenti, posseggono geni che li rendono resistenti agli antibiotici in uso, quali streptomicina, spectinomicina, cloramfenicolo e tetraciclina.

Il permafrost è quello strato di suolo perennemente ghiacciato che ricopre gli ecosistemi artici. Ha la capacità di tenere intrappolati batteri per milioni di anni e per questa sua caratteristica è una fonte di batteri "preistorici", fermi a uno stato di evoluzione perfino anteriore alla nascita della nostra stessa specie. Con l'aumento delle temperature, causato dal riscaldamento globale, il permafrost si sta sciogliendo così da liberare nella biosfera non solo, come si sapeva, gas serra quali il metano, ma anche batteri per i quali non abbiamo armi di difesa. Questo è proprio il caso degli antichi Acinetobacter lwofii.

Fin dai tempi dell'introduzione della penicillina, la resistenza agli antibiotici è diventata uno dei problemi di sanità pubblica più urgenti in tutto il mondo: più somministriamo antibiotici, più si formano ceppi resistenti. Questa resistenza si deve al fatto che una mutazione può rendere un microbo resistente auna antibiotico e questa stessa mutazione si trasmette alle generazioni successive. A peggiorare le cose è il fatto, non irrilevante, che mentre i vecchi farmaci perdono via via efficacia, le industrie farmaceutiche non investono a sufficienza in nuove classi di antibiotici, preferendo puntare sui medicinali "blockbuster" con un ritorno economico decisamente più elevato. La maggior parte degli antibiotici oggi utilizzati sono stati scoperti tra il 1940 e il 1950. Sono gli ospedali il luogo ideale per la nascita di batteri resistenti: in Italia, una percentuale superiore al dieci per cento dei pazienti viene colpito da un'infezione contratta durante il ricovero.

Il riscaldamento globale, causando lo scioglimento del permafrost e la diffusione nell'ambiente di antiche specie per le quali non abbiamo difese, potrebbe aggravare questa situazione. Il caso degli antichi ceppi di Acinetobacter lwofii antibiotico-resistenti esaminato dai ricercatori russi è in questo senso un brutto segno: si sa che, sebbene si tratti di una specie di solito non pericolosa, altre specie dello stesso genus possono invece causare malattie mortali negli animali e negli esseri umani.

Il riscaldamento globale potrà forse essere rallentato ma non fermato, e così la possibilità di nuove infezioni è probabile. Infatti, dallo stadio della sintesi di nuovi antibiotici fino all'immissione nel mercato passano anni, un periodo troppo lungo per l'evoluzione rapida di questi batteri. Non c'è dubbio che è divenuto urgente studiare i microrganismi contenuti nel permafrost per proteggere la nostra salute e perfino salvare vite umane.

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