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Paola Turci: "Così ho sconfitto le mie paure" - Intervista

Rimettersi in gioco a cinquant’anni, pubblicare un album, Io sono, che conquista le classifiche e le radio e che forse per la prima volta svela completamente chi èPaola Turci. «No, non fuggo più, ho alleggerito me stessa e l’anima delle mie canzoni» racconta a Panorama dopo tre decenni di carriera svelati senza paura in un’appassionata biografia intitolata Mi amerò lo stesso (Mondadori). Sulla copertina del disco mostra il suo volto per intero senza cascate di capelli a coprire quella cicatrice, eredità di un grave incidente stradale.

La cantante sarà ospite a Panorama d'Italia (con live acustico) giovedì 10 settembre a Trento

Quanto le è costato?
Una fatica che valeva la pena affrontare: smettere di nascondermi dietro i capelli è stata una liberazione, un modo per sganciarsi definitivamente dalle zavorre della vita. Certo,
qualche fragilità rimane, rivedere quei segni sul viso nelle fotografie fa sempre male, ma ho deciso di accettare e di voler bene anche alla parte più vulnerabile di me.

L’incidente sulla Salerno-Reggio Calabria del 1993 ha anche mandato in fumo una carriera d’attrice che stava prendendo forma.
Esatto: ero arrivata a Cinecittà da Ettore Scola. Avevo fatto un provino con lui per il film Mario, Maria e Mario ed era andato bene. A quei tempi studiavo recitazione in una scuola di teatro. Avevo anche un’agenzia alle spalle che mi seguiva da vicino: credo che stessero per arrivare grandi soddisfazioni, ma evidentemente il destino aveva in serbo altro per me.

A metà dei quaranta, dopo una vita da atea, l’incontro con la fede. Una rivoluzione?
Un fulmine a ciel sereno che ha scatenato un incendio di proporzioni epiche. Il primo periodo di quella nuova vita è stato gioioso ma ancheall’insegna della rigidità, seguivo il dogma con rigore estremo perché non sopportavo l’idea di una fede fai da te. Mi sono anche sposata nel 2010 (due anni dopo la separazione; ndr). Adesso, l’incendio è domato: sono tornata ad avere una visione laica della vita. Laica, però, non atea.    

Ha rimpianti per non aver avuto figli?

Un tempo li avrei voluti, li ho anche cercati. Adesso, non voglio sembrare una strega cattiva, ma sono felice di non averne. Scandisco bene la parola felice. Ora che mi conosco meglio, posso dirlo senza timori: adoro le mie nipoti, farei qualsiasi cosa per loro, ma poi torno a casa e vivo la mia vita.

Alle spalle ha trent’anni di dischi e concerti. Oggi, nell’era delle carriere usa e getta, sembra un obiettivo irraggiungibile.
Se avessi vent’anni, molto probabilmente parteciperei a un talent show. Difficile fare paragoni, perché quando ho iniziato io l’obiettivio era investire a lungo termine su un’artista. Non è più così: si sono accorciate persino le canzoni. Ai miei tempi, un ritonello poteva arrivare anche dopo un minuto e mezzo. Adesso, al massimo, dopo trenta secondi. Un segno dei tempi.     

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