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Tasse

Pandora Papers, chi sono i vip coinvolti (anche italiani)

Attori, sportivi, cantanti, imprenditori e calciatori. Sono tanti i nomi degli italiani coinvolti dall'inchiesta giornalistica Pandora Papers. A cinque anni dallo scandalo dei Panama Papers, la nuova inchiesta internazionale svela le ricchezze nascoste nei paradisi fiscali da migliaia di potenti di tutto il mondo.

Le carte documentano come politici, uomini d'affari, attori, cantanti e impreditori utilizzino società offshore per comprare beni all'estero assicurando che i propri capitali stiano al sicuro nei paradisi fiscali.

E' la maniera più "pulita" per evitare la tassazione nei paesi d'origine aprendo società off shore nei cosiddetti paradisi fiscali dove far confluire il denaro pagando meno tasse del dovuto. E' questo il meccanismo di elusione fiscale più diffuso al mondo contro cui governi e istituzioni cercano di battersi per evitare che alle casse degli erari manchi denaro.

Tra gli italiani coinvolti sono tanti i nomi conosciuti.

Roberto Mancini

Secondo quanto riporta l'inchiesta, il ct dell'Italia Mancini viene indicato nei documenti come l'azionista di Bastian Asset Holdings, società con sede nel paradiso fiscale delle British Virgin Islands. Dai dossier emergerebbe che nel 2009 l'attuale ct aveva segnalato a una fiduciaria italiana di voler chiedere lo scudo fiscale per regolarizzare la sua posizione col fisco. Secondo i dossier consultati dal settimanale Espresso, la società caraibica di Mancini sarebbe stata proprietaria di un aereo. Il ct, contattato dall'Espresso, non avrebbe commentato.

Gianluca Vialli

Compare poi il nome di Gianluca Vialli. Vialli sarebbe indicato comeil titolare di un'altra società, la Crewborn Holdings, anche questa registrata alle British Virgin Islands. Secondo i Pandora Papers, lo schermo offshore di Vialli sarebbe invece servito a gestire una serie di finanziamenti ad attività italiane. Gianluca Vialli ha replicato via sms di «essere un cittadino britannico e che i suoi business investments sono registrati e gestiti rispettando le norme».

Raiola, Ancelotti e Zenga

Ancora dal mondo del calcio arrivano i nomi di Mino Raiola e Carlo Ancelotti. Raiola avrebbe gestito i suoi interessi attraverso una rete societaria che va da Londra a Montecarlo, il paradiso fiscale dove risiede il procuratore. Secondo i Pandora Papers, la rete si estenderebbe anche oltre l'Atlantico. Nelle British Virgin Islands sarebbero registrate due società che hanno come unico beneficiario proprio Raiola.

Carlo Ancelotti, invece, è finito nel mirino dall'Agencia Tributaria spagnola che gli avrebbe sequestrato oltre un milione di euro con l'accusa di aver omesso di dichiarare al fisco una parte dei compensi ricevuti in Spagna nel 2014 e nel 2015. I Pandora Papers segnalerebbero una triangolazione finanziaria che si svilupperebbe tra Madrid, Londra e i Caraibi.

Anche il nome di Walter Zenga è tra quelli che compaiono nell'elenco. L'ex portiere avrebbe costruito una ragnatela finanziaria a Dubai dove vive da anni.

Moda

Sempre nella lista appaiono i nomi di Maria Gabriella di Savoia (figlia dell'ultimo Re d'Italia), Monica Bellucci e della super top model Alessandra Ambrosio. L'erede di casa Savoia sarebbe azionista della Toga Finance, una società con sede a Panama a tassazione zero costituita nel 2008 e messa in liquidazione nel 2020. La Bellucci, invece, avrebbe stata beneficiaria di una offshore delle BVI, la Kloraine Limited.

Anche la top model Alessandra Ambrosio figura nei Panama Papers. Secondo l'Espresso, la top model italo-brasiliana sarebbe stata beneficiaria di una offshore delle BVI, la Brava Assets Management, costituita nel 2008 e attiva almeno fino al 2018. Ambrosio, tra le modelle più pagate al mondo, si stima che il suo patrimonio sia di 60milioni di dollari.

Politica internazionale

Al di là degli italiani l'elenco comprende 35 capi di Stato o di governo e più di 300 politici di oltre novanta nazioni. Si tratta di ministri, leader di partito e parlamentari. Ci sono anche i nomi di generali, capi dei servizi segreti, manager pubblici e privati, banchieri, industriali. Sarebbe coinvolto il premier della Repubblica Ceca, il ministro olandese dell'Economia, l'ex capo del governo britannico Tony Blair, il Re di Giordania Abdullah II e presidenti in carica di Paesi come Ucraina, Kenya, Cile, Ecuador.

Chi ha condotto l'inchiesta

La maxi inchiesta giornalistica è frutto del lavoro collettivo di oltre 600 giornalisti di 150 testate internazionali da 117 diverse nazioni, tra cui l'Espresso in esclusiva per l'Italia. Per oltre due anni i reporter hanno lavorato insieme, scambiandosi documenti, fotografie e contatti, su una piattaforma informatica messa a punto dal consorzio.

Sono stati scandagliati 14 diverse entità di servizi finanziari recuperando dati che vanno dal 1996 al 2020.

I Pandora Papers contengono oltre 11,9 milioni di documenti fiscali e finanziari, per un totale di circa 2,9 terabyte (TB) di dati.

Per ora il Consorzio giornalistico non ha fornito dettagli sull'origine dei documenti e la stima + che riguardino 32mila miliardi di dollari protetti dalla tassazione dei paesi in cui risiedono i loro proprietari.

Cosa si è scoperto

I file svelerebbero, tra le altre cose, come il Re di Giordania Abdullah, avrebbe usato varie società fantasma per acquistare per oltre 100 milioni di dollari proprietà di lusso a Malibu, in California, a Londra e a Washington.

Il Presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e alcuni dei suoi stretti familiari avrebbero, invece, creato diverse entità offshore per nascondere denaro e beni immobiliari per oltre 30 milioni di dollari.

Anche l'ex premier britannico Tony Blair e sua moglie Cheire avrebbero, invece, utilizzato il giochetto delle off shore. In questo modo avrebbero risparmiato centinaia di migliaia di sterline in tasse sulla proprietà con l'acquisto di un edificio per uffici a Londra tramite una società offshore. Nelle carte spuntano anche nomi della cerchia più ristretta del presidente russo, Vladimir Putin, il cui nome non compare mai.

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