Anche Meta dopo twitter licenzia. L'epoca d'oro dei social è finita

Dopo un anno di difficoltà e scelte sbagliate i nodi sono venuti al pettine con il licenziamento di 11.000 dipendenti. Come annunciato nei giorni scorsi dal Wall Street Journal, sono arrivate puntuali le email d'addio immediato al 13% dei circa 87.000 dipendenti di Meta, in quella che rappresenta il piano di ristrutturazione aziendale più ampio nella storia di Facebook, iniziata nel 2004. "Ho sbagliato a sovrastimare la crescita e mi assumo la responsabilità degli errori", ha spiegato Mark Zuckerberg in una lettera inviata agli ingegneri. Il grande capo resta ovviamente saldo sul ponte di comando, mentre ai lavoratori estromessi spetteranno quattro mesi di stipendio, più due settimane per ogni anno di lavoro a Menlo Park e la copertura sanitaria per i prossimi sei mesi.

La cura dimagrante di Meta non è certo una sorpresa in un anno di profonde incertezze economiche che hanno colpito l'intero settore tecnologico. Ma nel caso del gigante che raggruppa Facebook, Instagram, WhatsApp e Oculus, le crepe sono molte ed evidenti da tempo, tanto che da inizio anno le azioni di Meta hanno perso più del 70% del loro valore. "L'e-commerce non è tornato ai livelli raggiunti durante la pandemia, l'aumento della concorrenza e il calo della pubblicità online ha generato entrate più basse del previsto. E a fronte dell'aumento degli investimenti, dobbiamo necessariamente diventare più snelli".

Le parole di Zuckerberg sorprendono ben poco, poiché sono conseguenza della (errata) strategia perseguita dalla società: dalle valanghe di soldi investiti nel metaverso (poco meno di 4 miliardi di dollari solo negli ultimi tre mesi, con le perdite che proseguiranno per anni se lo sviluppo del mondo virtuale resterà la priorità di Meta), alla costante crescita di TikTok (con le modifiche di Instagram mirate a replicare l'app cinese annunciate e subito posticipate per le forti proteste degli influencer di peso protagonisti sulla social-app fotografica), Meta sembra navigare a vista. E apre riflessioni sul futuro di Facebook e sulla crisi irreversibile che sembra aver colpito i social network.

La riduzione delle entrate erano state messe in preventivo già a inizio anno, quando Apple ha introdotto l'App Tracking Transparency, il sistema che consente agli utenti di scegliere se farsi tracciare o meno per ricevere annunci pubblicitari in relazione ai propri gusti e interessi. Un'opzione che ha prodotto un altissimo numero di rifiuti, bloccando gli spot mirati su cui si regge il modello di business di Facebook: minori possibilità di tracciare le persone, significa minori inserzionisti disposti a investire e quindi ricavi inferiori. E non di poco, considerato che la stessa Meta a inizio anno aveva preventivato un calo annuale di circa 10 miliardi di dollari. Tantissimi soldi che hanno contribuito a inasprire la diatriba tra le aziende e intensificare la frecciate tra Tim Cook e Mark Zuckerberg.

Detto che per uscire dalle sabbie mobili Meta valuta di ridurre anche il patrimonio immobiliare, con una "revisione profonda delle spese per le infrastrutture", e bloccare le nuove assunzioni fino ai primi mesi del 2023, smentendo o almeno posticipando il piano per creare 10mila nuovi posti di lavoro in Europa nel prossimo lustro (perché anche se al momento i licenziamenti riguardano gli Stati Uniti, l'ampliamento dell'organico nei paesi europei sarebbe un controsenso rispetto alla necessità di snellire l'organico annunciata da Zuckerberg), l'ondata di licenziamenti sta caratterizzando tutto il panorama tech della Silicon Valley. Nei giorni scorsi ha fatto discutere il taglio di 3.700 dipendenti da Twitter deciso da Elon Musk, che ha scelto di rinunciare al 50% della forza lavoro (salvo richiamarne una parte minima nei giorni successivi) per ridurre i costi di una società che perde 4 milioni di dollari al giorno.

"I tagli al personale che stanno riguardando tutte le big tech si spiegano con un contesto macroeconomico in recessione e la frenata della corsa agli acquisti online rispetto al periodo pandemico, quando tante aziende hanno registrato ricavi in crescita ben oltre le attese. L'impennata dell'e-commerce ha portato Zuckerberg a rimodulare verso l'alto le previsioni per un periodo prolungato, ma nei paesi più sviluppati il post pandemia è coinciso con il calo del volume di acquisti, così le molte assunzioni fatte in precedenza hanno ampliato in maniera spropositata il numero di dipendenti", spiega a PanoramaVincenzo Cosenza, che su Vincos.it monitora trend e novità dei social network.

"Guardando a Meta, la ridefinizione del focus di business, mirato alla costruzione dell'infrastruttura per il metaverso implica la ricerca di professionalità diverse rispetto al passato e quindi la rinuncia a un alto numero degli attuali dipendenti. Per quel che riguarda Twitter, c'è un problema alla base tra costi e ricavi, con questi ultimi che sono insufficienti per generare utili, proprio a causa dei costi esorbitanti del personale e dalla mancata crescita degli utenti".

Se possiamo considerare Twitter un caso particolare dovuto all'imprevedibilità di Musk, le difficoltà sono comunque diffuse e la dimostrazione sono i licenziamenti annunciati da Stripe, Salesforce, Lyft e altre compagnie che pagano l'incertezza economica e l'eccessivo ottimismo della precedente fase. Del resto, se anche Amazon ha deciso di bloccare le assunzioni a pochi giorni dal Black Friday e dalle festività natalizie (il periodo più redditizio dell'anno per chi vendi prodotti online), vuol dire che i venti di crisi soffiano come mai in passato.

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