Maldini e il processo al Milan

La fine dell'avventura europea nel doppio derby contro l'Inter, dolorosa anche per come è maturata, ha aperto con qualche settimana d'anticipo il confronto interno al Milan sulla stagione post euforia scudetto. Manca un tassello essenziale alla comprensione di quale debba essere il bilancio, visto che la qualificazione o meno alla prossima Champions League segna il confine tra sufficienza e fallimento, con eventuali ripercussioni anche su budget e strategia future. Le parole di Paolo Maldini a caldo, però, non possono passare inosservate perché puntano il dito sul cuore del dibattito che il mondo Milan si trascina da un paio di anni. La vittoria del maggio scorso ha coperto tutto, salvo poi scoprire le crepe nel momento del rinnovo tormentato dell'area tecnica. Ora bisogna fare i conti con le delusioni di questa stagione e il processo sarà meno semplice.

Maldini ha esplicitato alcuni concetti mai verbalizzati con questa chiarezza. Ad esempio, che il Milan consegnato a Pioli dopo il tricolore non era strutturato per reggere due competizioni pur sapendo che, dopo il rodaggio dell'anno scorso, anche il livello delle aspettative si sarebbe alzato. Sia in Europa, dove la semifinale va oltre ogni previsione, sia in campionato dove invece il bicchiere è mezzo vuoto e rischia di non riempirsi.

Ha svelato, Maldini, di aver fatto questo discorso anche alla proprietà e che in nome di questo progetto si sono presi rischi che non hanno pagato. Il simbolo è il giovane talento belga Charles De Ketelaere su cui si è concentrata buona parte del budget dello scorso mercato (35 milioni di euro) e che ha deluso: "Sarebbe stato molto più semplice e molto meno oneroso per noi andare su un giocatore come Dybala all’inizio dell’anno - ha riflettuto il capo dell'area tecnica -. Ma sarebbe stato un acquisto giusto per il nostro progetto? Sarebbe stato giusto e condiviso dalla proprietà? No. Sappiamo che abbiamo un’idea e abbiamo la volontà di costruire una squadra giovane e talentuosa".

Passaggio difficile da digerire per i tifosi e nel quale c'è anche un concorso di colpa perché la verità è che Pioli non ha avuto davvero nulla dal mercato della scorsa estate, quello che doveva essere di puntellamento dopo l'exploit scudetto e si è rivelato di indebolimento: via Kessie e Romagnoli, Ibrahimovic ormai a meno di mezzo servizio, dentro giocatori mai decisivi. Non è un mistero che la proprietà abbia analizzato con attenzione il modo in cui siano stati spesi i soldi messi a disposizione e il bilancio non possa essere positivo. In fondo la differenza tra Inter e Milan l'ha fatta anche la profondità della rosa e quella rossonera è risultata inferiore anche per le scelte sbagliate in fase di campagna acquisti.

Si spiega così perché il principale imputato non sia Stefano Pioli, cui Cardinale ribadisce la piena fiducia, ma si trovi al livello superiore. Non significa che si vada incontro a fibrillazioni (c'è ancora un anno di contratto), ma bisogna aspettarsi un chiarimento che serva anche per spiegare ai tifosi qual è la strada da seguire. Che Milan sarà quello del prossimo anno? Ci saranno tanti cambi. I giovani saranno aspettati, altri partiranno. Servono almeno tre titolari, compreso il centrocampista che dovrà sostituire l'infortunato Bennacer, dunque servono soldi e idee. Sui primi decide anche la qualificazione in Champions League, le altre dovrà metterle Maldini possibilmente non sbagliando.

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