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La Libia è la porta dei terroristi verso l'Europa

"Non ci rassegniamo ad una Libia divisa e in guerra". Sono leparole del ministro degli EsteriPaolo Gentiloni, che in occasione dell'incontro con il suo omologo britannico ha dichiarato che l'Italia è pronta a inviare truppe per un'operazione dipeace keepingsotto l'egida dell'Onu. Ilcaos libicosarà al centro della prossima riunione dellaNato. Meglio tardi che mai. La guerra che sta distruggendo l'ex feudo di MuammarGheddafinon è scoppiata all'improvviso, ma i suoi morti sono stati messi sotto il tappeto delle altre priorità dell'Alleanza atlantica, come il braccio di ferro con Vladimir Putin sull'Ucraina. 

Mentre la diplomazia americana e quella europea erano impegnata sul fronte russo, laLibiaè rapidamente scivolata nel baratro dell'orrore,come testimonia l'intervista al generaleKhalifa Haftarrealizzata da Francesco Battistini sul Corriere della Sera. L'ex comandante di Gheddafi, poi esiliato negli Stati Uniti e in odore di essere sotto protezione della Cia, da diversi mesi è a capo dell'operazioneKarama(dignità), che fronteggia sul campo gli estremisti islamici di Alba libica eAnsar al Sharia. Due organizzazioni terroristiche che hanno giurato fedeltà al Califfato diAbu Bakr al Baghdadi, il leader dello Stato islamico già presente in Siria e in Iraq. 

Il generale Haftar si è dato unadeadline: entro il 15 dicembre il Parlamento libico eletto democraticamente dovrà lasciareTobruke reinsediarsi aTripoli, che tuttora è in mano agli estremisti. Manca una manciata di giorni a metà dicembre e sul terreno gli scontri in Libia si fanno sempre più violenti.

Per la comunità internazionale fare spallucce come è stato fatto finora è impossibile, anche perché la polveriera libica minaccia molto da vicino l'Italia e l'Europaintera. Gli uomini di Haftar hanno bisogno di armi tecnologicamente avanzate e poi - dice il Generale - ci penseranno loro a sconfiggere i gregari dell'Isis. Se così non fosse le ripercussioni sarebbero drammatiche per la stabilità dell'intera regione e per la sicurezza del Mediterraneo.

In realtà, anche se il generale ostenta ottimismo, la situazione in Libia è critica. Come riportava alcuni giorni fa ilJordan Times, la città diDernaè già in mano alle truppe dell'Isis. "La città di Derna, ad est del Paese ormai praticamente senza legge, sta emergendo come una nuova roccaforte deijihadistidello Stato islamico", scrive il quotidiano giordano. Secondo gli analisti la città già appartienede factoal Califatto.  

A lungo si è sospettato cheDernafosse il luogo dove le truppe "fresche" dell'Isis venivano addestrate. Oggi questi sospetti sono stati confermati. In più si aggiunge il fatto che man mano che il Califfato estende il suo potere, cresce anche il suo apparato burocratico per il controllo del territorio. Si va dai tribunali coranici al conio di una nuova moneta, il dinaro in argento e oro, che rafforza l'economia sommersa delloStato islamico

ComePanorama.itaveva anticipato in una conversazioneconAmer Sabaileh,laLibiaè uno snodo cruciale della lotta contro il terrorismo dell'Isis. In Libia esistono numerosi campi di addestramento dei soldati del Califfo. Campi che ospitano migliaia di uomini e donne, di diverse nazionalità. Si crede ci siamo almeno 3.000 cittadini britannici e 5.000 tunisi. Per non parlare di americani, australiani, tedeschi, francesi, danesi e persino giapponesi. Un melting-pot dell'orrore a pochi chilometri dalle nostre coste.

Quando questoesercito del Maleterminerà la fase di addestramento cosa succederà? E' facile ipotizzare che si muoveranno in due direzioni. Alcuni cercheranno di rientrare nei Paesi d'origine e combattere lì la loro battaglia in nome del Califfo, altri invece prenderanno la strada dell'Egittooppure solcheranno il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Una strategia sincronizzata. In Egitto, nella zona del Sinai, già ci sono stati i primi scontri e i primi attentati. Se i terroristi dovessero avere la meglio sull'esercito di Al Sisi, avrebbero le porte aperte verso laGiordaniae l'Arabia Saudita.

Sul versante del Mediterraneo, gli uomini e le donne del Califfo possono tranquillamente mimetizzarsi tra i profughi che scappano dalle loro terre martoriate, e riuscire a mettere piede in Italia o in Spagna in un modo relativamente facile. E una volta sbarcati, l'Europa sarebbe in serio pericolo. La riunione "libica" della Nato appare quindi tardiva, anche se non mancherà di portare alla luce alcuneambiguità all'interno della stessa Alleanza.

Il presidente turcoRecep Tayyip Erdoganha infatti condannato i raid aerei che il generale Haftar ha ordinato sull'aeroporto di Tripoli per assestare un colpo ai terroristi, avallando quello che in molti credono da tempo e cioè che laTurchiasottobanco stia facendo affari con l'Isis, acquistando petrolio di contrabbando per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro al giorno. Una situazione a dir poco imbarazzante per la Nato e (di nuovo) grave e pericolosa per l'Europa, laddove il Paese della Mezzaluna è la porta europea sul Medio Oriente. Ormai non possiamo più chiudere gli occhi di fronte al caos della Libia, perché quel caos è qualcosa che ci riguarda terribilmente da vicino. 

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