Italiani che fecero l'impresa: storia e foto della Di Blasi, pioniere dei pieghevoli a due ruote

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Rosario Di Blasi durante la guerra, pilota della 214ma Squadriglia della Regia Aeronautica
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Il figlio di Rosario Di Blasi, Carlo, con un prototipo di bici pieghevole
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Il regolo per carteggiare brevettato da Rosario di Blasi nel 1940 per la navigazione aerea.
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La descrizione di uno dei primi modelli Di Blasi
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Salone dell'Auto di Torino del 1968: Rosario di Blasi seduto sul triciclo Dibla 7 riceve la visita di Giulio Andreotti
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Il ciclomotore pieghevole Paperino per il mercato tedesco
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Brochure Di Blasi anni '70
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Depliant d'epoca del Di Blasi R2
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Il Di Blasi R70 con motore elettrico
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Il triciclo pieghevole R32

Ripercorriamo con le immagini e le parole la storia peculiare della Di Blasie del suo fondatore Rosario, anticipatori di oltre mezzo secolo del boom attuale delle biciclette e dei motorini pieghevoli concepiti nel dopoguerra in un garage dell'entroterra siciliano.

Rosario Di Blasi Pilota della Regia Aeronautica

Quella di Rosario Di Blasi è una storia che comincia su un bombardiere della Regia Aeronautica nei cieli di guerra del Mediterraneo. Il geniale inventore di scooter e biciclette pieghevoli originario di Francofonte (Catania) era Capitano pilota sui Savoia Marchetti S.79 della 214a Squadriglia. Appassionato di meccanica, Di Blasi navigava con l'ausilio di una delle sue prime invenzioni, il regolo per carteggiare. Lo aveva brevettato nel 1940, offrendo uno strumento prezioso ad i piloti fino ad allora guidati soprattutto dal proprio istinto.

Le tante missioni sui cieli di Malta e del Nord Africa non fermarono il genio creativo del pilota siciliano: nel 1942 pubblicava sulla "Rivista Aeronautica" lo schema di funzionamento di un "motore ad organi rotanti", ovvero l'anticipazione di quello che sarà il motore rotativo Wankel.

Nel dopoguerra Rosario di Blasi fa ritorno a Roma (dopo avere rischiato la vita quando il suo S.79 fu colpito dal fuoco di un Gloster Gladiator della RAF), rimanendo organico all'Aeronautica Militare fino alla fine del decennio. Durante il soggiorno a Roma, realizzava la prima bici pieghevole a livello artigianale, la sua, modificata per poterla trasportare in casa dalle scale.

Il ritorno in Sicilia e i primi prototipi

Di Blasi riabbraccerà la sua Sicilia pochi anni dopo, facendo ritorno nella azienda agricola di famiglia. Fu in questi anni che Rosario darà vita ai brevetti che cambieranno per sempre la sua storia professionale. L'italia dei primi anni '50 si stava motorizzando con le due ruote (Vespa e Lambretta sopra tutte) quando Di Blasi applicò un'altra delle sue invenzioni originali ai ciclomotori: la cerniera centrale autostabile, che permetteva una corretta chiusura e distribuzione dei pesi grazie all'asse leggermente inclinato rispetto alla verticale. Ai primi prototipi costruiti nel garage di casa, il fondatore aggiunse un innovativo modello di ruota retrattile, forse ispirata a quella del carrello del suo bombardiere, che da pilota aprì e chiuse innumerevoli volte. Il risultato delle fatiche dell'inventore siciliano era sorprendente: il primo prototipo di scooter, che ricordava vagamente una Lambretta "A", si poteva chiudere in pochi secondi. Una volta ripiegato, il ciclomotore da 65cc. per 50 km/h di velocità massima prendeva la forma di una pratica valigia delle dimensioni di 65x45x25 centimetri e del peso di soli 35 kg.

Dal 1956 alla fine degli anni '60 la produzione rimarrà a livello artigianale a causa della situazione di mercato non ancora ottimale. L'attività di Rosario Di Blasi, tuttavia, non subirà alcuna battuta d'arresto. Nel 1968 lo ritroviamo ritratto in compagnia di Giulio Andreotti allo stand del Salone dell'Automobile di Torino, dove presenta un altro pieghevole, il "Dibla 7". Si trattava di un singolare triciclo spinto da un motore Zanetti da 49cc caratterizzato da una seduta a divanetto dove potevano prendere posto due persone in posizione fronte marcia.

Il boom di Di Blasi. Dal 1974 a oggi

L'azienda Di Blasi aprirà ufficialmente nel 1974 a Vizzini, a pochi chilometri dal paese natale di Rosario. Qui le idee diventeranno solida realtà grazie all'ennesima invenzione: un telaio a quadrilatero articolato che, una volta deformato, riduce le proprie dimensioni. L'innovazione sarà applicata sia alle biciclette (Avia) che ai ciclomotori (R2). Anche i primi pedali pieghevoli montati sulle biciclette erano un brevetto originale Di Blasi. Gli anni settanta saranno il decennio dell'affermazione del marchio siciliano, il cui successo sarà spinto anche dalla grave crisi petrolifera mondiale e alla diffusione delle imbarcazioni da diporto e dei camper, dove i piccoli ciclomotori potevano essere trasportati comodamente chiusi in un borsone di tela. Il modello R7 sarà impiegato anche dai Reparti Speciali della Polizia di Stato.

Oggi la Di Blasi, azienda familiare dove i figli e i nipoti del fondatore proseguono l'opera di Rosario, ha adattato il concetto di pieghevole alla tecnologia del motore elettrico, ancora affiancato dal piccolo monocilindrico da 49cc. Una parte considerevole dei prodotti in listino sono dedicati alle persone con disabilità fisiche, come il triciclo pieghevole R32. Senza dimenticare l'applicazione della forza innovativa dell'azienda siciliana in campo medico, dove la Di Blasi ha progettato un particolare letto antidecubito costituito da ben 18 elementi indipendenti in grado di ottimizzare la pressione e la ventilazione sulle parti del corpo più esposte alla patologia.

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