Gli incontri di Doha peggio di un patto con il Diavolo

Secondo il portavoce politico dei Talebani Suhail Shaheen nel corso dei colloqui avvenuti a Doha (Qatar) negli scorsi giorni ‹‹gli Stati Uniti hanno concordato di fornire aiuti umanitari all'Afghanistan››. Sempre secondo il portavoce le riunioni ‹‹sono andate bene›› tanto che per quanto riferito ai media americani, l'Amministrazione guidata da Joe Biden sempre più impopolare negli States ‹‹avrebbe sbloccato gli aiuti›› pur non riconoscendo il Governo provvisorio formato dagli ex studenti coranici. Alle testate giornalistiche americane il Ministro degli Esteri ad interim del Governo talebano Amir Khan Muttaqi, uno dei negoziatori dei Talebani a Doha, già membro anche lui del primo Governo talebano ha assicurato agli USA: ‹‹I Talebani sono impegnati ad impedire che il territorio afghano sia usato dagli estremisti per lanciare attacchi contro altri Paesi››. Sempre secondo quanto dichiarato dagli esponenti Talebani è da escludere ‹‹ogni cooperazione con Washington›› contro i rivali dell'ISIS-K che colpiscono ormai quasi quotidianamente e che continuano anche vedere ingrossarsi le loro fila da fuoriusciti Talebani e da delusi di altre milizie attive sul territorio vedi Al-Qaeda e rete Haqqani comprese.

Primo incontro dopo la fuga da Kabul

In ogni caso era la prima volta che le parti si rivedevano anche se i contatti tra le parti sono stati sempre costanti dopo la presa di Kabul dello scorso agosto. Ma allora perché incontrarsi dopo che i Talebani obbligarono i soldati americani, 124.000 civili tra americani, afghani e altre etnie a lasciare con tanto di ultimatum l'Afghanistan? Sul tavolo c'erano -e ci sono ancora- diverse questioni da regolare ad esempio cosa ne è di Mark Frerichs, ingegnere civile americano scomparso in Afghanistan nel gennaio 2020? Secondo la rivista Newsweek che ha ottenuto notizie sul posto, Frerichs sarebbe tenuto prigioniero dalla "rete Haqqani", gruppo alleato dei Talebani. La presenza americana a Doha secondo un portavoce del dipartimento Usa serviva a ‹‹Fare pressione affinché i Talebani rispettino i diritti di tutti gli afghani, comprese le donne e le ragazze, e formino un Governo inclusivo con un ampio sostegno›› -inoltre- ‹‹Poiché l'Afghanistan deve affrontare la possibilità di una grave recessione economica e di una crisi umanitaria, faremo pressioni anche affinché i talebani concedano alle agenzie umanitarie il libero accesso alle aree in difficoltà››. Ma davvero c'è ancora qualcuno in giro a Washington D.C e dintorni che creda davvero che gli ex studenti coranici faranno delle concessioni su questi temi? Siamo seri, le partite sono ben altre e molto delicate. La prima non di facile soluzione è quella della sicurezza dell'Afghanistan che i Talebani non sono assolutamente in grado di assicurare come gli attentati ormai giornalieri messi a segno dai rivali dell'Isis Khorasan mostrano impietosamente.

Le preoccupazioni di Mosca e Pechino

A tal proposito attenzione ai segnali captati dall'intelligence russa in merito alla possibile estensione delle attività dell'ISIS-K anche nelle Repubbliche ex sovietiche e persino lungo il confine con la Cina ed in tal senso si registrano movimenti che preoccupano anche Pechino che di fatto non ha tenuto ancora fede alle promesse di aiuti economici (vedi gli investimenti nel settore minerario) ai Talebani dei quali non si fidano. Non è quindi un caso che l'attentatore suicida che si è fatto esplodere nella moschea sciita di Kunduz (almeno 100 morti) lo scorso 8 settembre, fosse "Mohammed l'uiguro", quindi parte della minoranza musulmana a lungo perseguitata da Pechino. Il Dipartimento di Stato americano si è affrettato a precisare che l'incontro di Doha non significa in alcun modo che gli Stati Uniti riconoscono il regime talebano in Afghanistan ‹‹Continuiamo a dire chiaramente che tutta la legittimità deve essere guadagnata attraverso le azioni dei Talebani››.

Qualcosa però stride nella narrazione di queste ore perché se scorriamo i nomi di coloro che erano a Doha oltre al vice rappresentante speciale del Dipartimento di Stato Tom West e Sarah Charlesprincipale funzionario dell'agenzia statunitense per la cooperazione allo sviluppo e del Dipartimento di Stato (USAID) ci sono molti uomini delle agenzie di sicurezza americane ed in particolare quelli della CIA capaci come ben sappiamo di fare accordi anche con il diavolo. E se stavolta il diavolo fossero i Talebani, Al-Qaeda e la rete Haqqani da puntellare in modo da evitare che l'Isis-Khorasan si affermi in Afghanistan? Ci spingiamo troppo oltre? Forse. Tuttavia, il precedente con Osama Bin Laden e i suoi mujaheddin opposti all'invasore russo dovrebbero almeno farci riflettere. Altra delicatissima partita è quella dello sblocco dei dieci miliardi di dollari, in pratica le riserve valutarie dell'Afghanistan che sono state depositate a New York e Londra che gli americani non intendono sbloccare per il timore che con questi soldi il regime talebano si armi e minacci i suoi vicini. Curiosamente nei colloqui di Doha, almeno ufficialmente, non si è parlato del traffico di droga dal quale i Talebani come noto, incassano quasi due miliardi di dollari all'anno: una partita già persa prima di iniziare. La sensazione è che di tavoli negoziali a Doha ne serviranno altri mentre in Afghanistan si continua a morire sperando che a qualcuno non venga in mente di colpire con un attentato Mosca o Pechino. Allora sì che sarebbero guai.

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