Gomorra contro Suburra: chi vincerà tra le due serie "crime"?

Il 6 ottobre su Netflix arriva Suburra, la serie che racconta in forma romanzata il lato più oscuro di Roma. Poco più di un mese dopo, il 17 novembre, Sky rilancia con la terza stagione di Gomorra. Le due serie hanno molto in comune. Sono due "crime" purissimi made in Italy. Ed entrambe sono nate da un libro e un film di successo e prodotte da due big della tv in streaming, che le distribuiranno in tutto il mondo. La competizione a chi farà parlare più di sé è inevitabile, vista anche la contiguità sul calendario. E anche la gara in termini di ascolti e qualità. Quale delle due vincerà è presto per dirlo, ma ecco le armi con cui Gomorra e Suburra vanno alla guerra (dell’Auditel).

Analogie

Sia Gomorra che Suburra nascono da un libro e da un film. Gomorra dal best seller di Roberto Saviano (Mondadori, 2006) e dall’omonimo film di Matteo Garrone (2008). Suburra, dal romanzo che si dice abbia profetizzato Mafia Capitale, scritto da Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini (Einaudi, 2013), a cui nel 2015 ha fatto seguito un film diretto da Sergio Sollima. Lo stesso che, manco a dirlo, cura la regia della Gomorra televisiva. L’Oprah Winfrey del crime italiano, visto che era sua anche la regia del cult tv Romanzo Criminale.

…E differenze

Gomorra è Napoli, Suburra è Roma. Ma se in Gomorra la trama incrocia raramente la metropoli e la serie, fino alla passata stagione, si concentrava piuttosto sul demi-monde camorristico delle periferie e le sue propaggini internazionali, Suburra invece mette in scena il lato oscuro del potere romano: cardinali, politici, affaristi e criminali del mondo di sotto, non si salva nessuno. E la Roma da cartolina è al centro della scena. È probabile che dietro questa scelta stilistica ci sia l’annosa polemica che vede parte dei napoletani indispettiti dal modo in cui Gomorra rappresenta la città, al punto che la troupe di Sky si è vista spesso rifiutare i permessi per girare in alcune zone di Napoli. A Roma invece le cose sono filate più lisce (Ma alcuni avvistamenti di riprese in centro di Napoli dicono che le cose con Gomorra 3 potrebbero cambiare, ndr). Dal punto di vista narrativo, invece, se Gomorra si allontana del tutto dalle vicende narrate nel film che l’anticipava, Suburra le precede, offrendosi come un prequel a tutti gli effetti.

Cattivissimi loro

In Gomorra, la fascinazione del male passa per le figure di Ciro - l’immortale - Di Marzio (Marco D'Amore), camorrista rampante, e Jenny Savastano (Salvatore Esposito), figlio del boss deciso a fare le scarpe al padre (all’inizio qualcuno vi riconobbe Cosimo Di Lauro, figlio maggiore del boss camorrista Paolo). Ma nella stagione che verrà, molto spazio avrà anche a Scianèl, donna di camorra magistralmente interpretata da Cristina Donadio e farà la sua prima apparzione un nuovo mito malvagio: Enzo o’taleban (Arturo Muselli).
In Suburra invece il male ha il volto impassibile del Samurai (Francesco Acquaroli), cuore “nero” ricalcato su Massimo Carminati (che aveva già ispirato Romanzo Criminale, ndr), e quello di Manfredi Anacleti (Adamo Dionisi), lo “zingaro”, che richiama alla mente i boss del clan Casamonica. E poi ci sono tre giovani: Numero 8 (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (Eduardo Valdarnini).

Gomorra VS Suburra: perché si intitolano così

C’è un’assonanza nominale tra Gomorra e Suburra, che farebbe pensare che le due serie (e i libri e i film…) siano il frutto di una clonazione. In realtà i due titoli hanno entrambi un fondamento etimologico. Gomorra è un omaggio postumo a un sacerdote barbaramente ucciso dalla camorra, come ha spiegato lo stesso Saviano: ”Don Beppe Diana in un'omelia disse: 'non rendiamo questa terra la gomorra del Paese'. Avevo sedici anni. Il sacerdote fu ucciso dai Casalesi, io fui ispirato per scrivere il libro". Suburra invece, come spiega la Treccani, è “una zona di Roma antica compresa tra i colli Quirinale, Viminale, Celio e Oppio, che alla fine della repubblica era diventata un quartiere popolare di piccoli commercianti, gente di malaffare e sede di postriboli; di qui la parola è passata a indicare i quartieri più malfamati di qualsiasi grande città, e la gente che vi abita…”.

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