Eriksen, dramma forse senza lieto fine

La carriera di Christian Eriksen è appesa a un filo sottile che rischia di spezzarsi dopo la prognosi emessa dall'ospedale di Copenaghen in cui il talento danese è ricoverato dal momento del malore che ha rischiato di trasformare il debutto all'Europeo in tragedia. Giorni di esami sul suo cuore hanno costretto i medici a proporgli l'impianto di un ICD, un defibrillatore sottocutaneo necessario per aiutare a regolare il ritmo del suo battito e a correggere eventuali disturbi e disfunzioni come quelle che lo hanno portato all'arresto cardiaco che poteva costargli la vita in campo.

Una soluzione che dal punto di vista medico può garantirgli una vita normale, lunga e senza particolari problemi. Una soluzione che ben difficilmente gli consentirà di tornare a fare il calciatore professionista, anche se la medicina e la chirurgia hanno fatto passi da gigante rispetto al passato. Il perché lo aveva spiegato uno dei luminari in materia di cardiologia dello sport, il professor Bruno Carù intervistato nei giorni scorsi dalla Gazzetta dello Sport: "Tornare a fare uno sport di contatto a quel punto (dopo l'impianto dell'ICD ndr) è eventualità da escludere, perché il defibrillatore può rompersi in caso di urto violento".

Non solo. La normativa per avere l'idoneità sportiva in Italia, ma non solo, è molto rigida. E' materia per esperti al massimo livello e anticipare un responso non è esercizio produttivo, però le linee guida prevedono che venga concesso il via libera solo per attività ludiche o agonistiche con minimo impegno fisico. A prima vista nulla che sia compatibile con la professione di calciatore. Per un verdetto definitivo bisognerà attendere, anche perché i controlli proseguiranno per chiarire ulteriormente le cause del malore in campo. La via per il ritorno in campo di Eriksen, che secondo il comunicato della Federcalcio danese ha accettato la soluzione proposta dai medici, è però in salita.

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