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Diabete, nuova terapia con le staminali potrebbe eliminare la malattia

Attraverso l'infusione di particolari cellule staminali, opportunamente trattate, il diabete di tipo I, quello dovuto alla mancata produzione di insulina dal pancreas, scompare completamente.

L'eclatante risultato, per ora ottenuto solo nei topi, è frutto del lavoro di ricercatori del Centro di Ricerca Pediatrico Romeo ed Enrica Invernizzi dell'Università di Milano, in collaborazione con il Boston Children's Hospital e la Harvard Medical School ed è stato pubblicato il 15 novembre sulla rivista Science Translational Medicine.

Il superpotere della proteina PD-L1

Gli scienziati hanno scoperto che modificando alcune cellule staminali del sangue (dette ematopoietiche) e poi infondendole nelle cavie, si aumenta la produzione di una proteina, PD-L1, che contrasta il meccanismo d'azione della malattia.

Il diabete di tipo I, infatti, è causato da un'anomalia del sistema immunitario (quello che ci protegge dalle infezioni) per cui alcuni globuli bianchi, i linfociti T, attaccano per errore le cellule del pancreas che producono insulina.

Senza più questo ormone in circolo lo zucchero non può essere bruciato dalle cellule dell'organismo, causando l'iperglicemia. L'unica difesa per i diabetici, allora, è iniettarsi l'insulina mancante, anche più volte al giorno, per tutta la vita. Questa forma di diabete esordisce sempre in giovane età e non è reversibile. Finora.

Infatti, con uno specifico trattamento, le cellule ematopoietiche sono in grado di ripristinare e aumentare la secrezione della proteina in questione e di portarla nel pancreas, dove si lega ai linfociti T, rendendoli innocui e impedendogli così di distruggere i centri produttori di insulina.

Nei modelli murini si è visto che dopo l'infusione delle staminali la glicemia è tornata a livelli normali e si è mantenuta tale per molto tempo senza bisogno di iniettare insulina.

Remissione totale della malattia

"Con la somministrazione di queste cellule il sistema immunitario viene rimodellato", afferma il Professor Paolo Fiorina, Professore Associato di Endocrinologia e Direttore del Centro di Ricerca Internazionale sul Diabete di Tipo 1 presso il Centro di Ricerca Pediatrico Romeo ed Enrica Invernizzi.

?Lo studio mostra come le cellule staminali, trattate e successivamente iniettate nel topo, siano in grado di migrare nel pancreas ripristinando la proteina PD-L1?

?In tutti i topi trattati il diabete è stato completamente curato e un terzo di loro ha mantenuto valori di glicemia nel sangue normali per una lunga durata?.

Il fallimento delle precedenti cure con cellule staminali

Già da diversi anni sono stati fatti numerosi tentativi con le cellule staminali per curare il diabete di tipo I, ma le terapie non si sono dimostrate efficaci nel bloccare l'avanzamento della malattia.

Per esempio, il trapianto autologo di cellule del midollo osseo, cioè l'infusione di staminali provenienti dal paziente stesso per ricostituire il proprio sistema immunitario, ha funzionato solo per alcuni soggetti.

La ragione? "Abbiamo scoperto che nel diabete le cellule staminali ematopoietiche sono difettose e ciò contribuisce all'instaurarsi di uno stato infiammatorio, che si associa all' insorgenza della malattia" dice Fiorina.

?Per questo ci siamo concentrati sulla modifica di queste cellule staminali ?azzoppate' dalla malattia: attraverso un virus innocuo abbiamo trasportato dentro di loro un gene che invece le rende di nuovo ?sane' e in grado di ritornare a fabbricare proteina PD-L1, che poi si lega ai linfociti T, rendendoli inattivi, e facendo così scomparire l'effetto infiammatorio?. Sui topi, come detto, ha funzionato: il diabete è scomparso.

Un nuovo strumento terapeutico per la malattia

?Pensiamo che ripristinare il deficit di PD-L1 possa essere un passo avanti decisivo nella cura del diabete di tipo 1?.

Sarà necessario effettuare ulteriori studi per determinare la durata degli effetti di questa nuova terapia cellulare e la frequenza di somministrazione del trattamento.

Il Professor Fiorina e colleghi, in collaborazione con gli scienziati del Fate Therapeutics (San Diego, California), stanno lavorando per ottimizzare il cocktail di molecole utilizzato per modulare le cellule staminali ematopoietiche, mentre sono in corso contatti con la Food and Drug Administration al fine di ottenere il sostegno per la conduzione di uno studio clinico per il diabete di tipo 1 presso l'Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli-Sacco-Buzzi-Melloni.

Sport e diabete: ecco come praticarlo in tutta sicurezza

Se il diabete di tipo I è purtroppo una malattia autoimmune, la cui comparsa non dipende cioè dagli stili di vita e da abitudini alimentari scorrette, quello di tipo II può essere invece facilmente prevenuto.

Dieta equilibrata, come la mediterranea, evitare la sedentarietà, il fumo e fare attività fisica, anche moderata, sono le migliori armi per tenere alla larga la malattia.

Anche praticare sport non è un impedimento per i diabetici, anzi è un toccasana. In questa direzione nasce la campagna ?Diabete: LIBERI di vincerlo - Alleniamoci a farlo!?, promossa dalla Nazionale Italiana Atleti Diabetici (A.N.I.A.D.) e Federazione Italiana Rugby (F.I.R.) per sensibilizzare i diabetici sull'importanza e la sicurezza dello sport: la malattia non deve essere considerata un limite nella pratica di un'attività sportiva e in generale nella vita.

?Gli atleti diabetici possono ricavare importanti benefici per la propria salute e, attraverso il loro esempio, svolgere un ruolo importante nell'incoraggiare tutta la popolazione a fare più esercizio fisico? sostiene Marcello Grussu, presidente ANIAD.

I dati Istat infatti mostrano che la maggioranza delle persone con diabete over45 (il 64%) non pratica alcuna attività fisica e uno su quattro è obeso.

?È importante rispettare alcuni accorgimenti e controllare sempre i valori della glicemia prima, durante (se l'allenamento è molto lungo) e dopo l'esercizio fisico, anche attraverso i nuovi sistemi di monitoraggio della glicemia hi-tech che si applicano al braccio con un cerotto?.

Il decalogo per gli sportivi diabetici

In occasione dell'incontro di rugby tra la Nazionale e la squadra argentina, che si terrà il 18 novembre allo stadio Franchi di Firenze, sarà distribuito un vademecum dovei diabetici potranno trovare una miniera di informazioni per praticare attività fisica e sportiva in sicurezza, disponibile anche online su www.aniad.org.

Ecco le dieci regole da seguire per ottenere il massimo beneficio dall'attività fisica.

  1. Tutte le persone con diabete dovrebbero praticare attività fisica come parte integrante della gestione del controllo glicemico/metabolico e della salute in generale


  1. Il programma di attività fisica deve essere iniziato con prudenza e proseguire con graduali aumenti


  1. Sono raccomandati gli sport aerobici (jogging, corsa lenta, sci di fondo, nuoto, ciclismo, danza aerobica, pattinaggio) e anche gli sport di squadra (calcio, basket, pallavolo, ecc.) che sono aerobici-anaerobici alternati


  1. Si consiglia l'esercizio quotidiano, o almeno non lasciare trascorrere più di due giorni consecutivi tra le sessioni di esercizio, per migliorare l'azione dell'insulina


  1. Gli adulti con diabete tipo 2 dovrebbero eseguire sia l'allenamento aerobico sia l'esercizio di resistenza per ottenere risultati glicemici ottimali e un buono stato di salute


  1. I giovani e gli adulti con diabete tipo 1 possono praticare attività fisica e l'attività dovrebbe essere raccomandata a tutti, in questo caso le risposte della glicemia sono altamente variabili in base al tipo di attività e durata e richiedono differenti regolazioni


  1. I bimbi con diabete possono svolgere quasi tutte le attività motorie e l'attività dovrebbe essere raccomandata a tutti, in base alle loro preferenze e caratteristiche fisiche e al livello di abilità sviluppato


  1. Donne incinta con o a rischio di diabete gestazionale dovrebbero effettuare 20-30 minuti di esercizio di moderata intensità nella maggior parte o in tutti i giorni della settimana


  1. In caso di terapia con insulina e anti-diabetici orali controllare sempre la glicemia prima e dopo l'esercizio fisico e, se l'allenamento è lungo, anche durante


  1. Regolare l'alimentazione e la terapia insulinica in funzione dell'intensità e della durata dell'allenamento previsto, in accordo con il diabetologo

Per saperne di più:

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