Cinisi: 40 anni fa la morte di Peppino Impastato - storia e foto

GUIDO ORLANDO/ANSA
Il tratto di binario in località Feudo dove la notte del 9 maggio 1978 venne ucciso Peppino Impastato
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Una foto di Peppino impastato del 1978, anno in cui il militante di Democrazia Proletaria fu ucciso dalla mafia
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Un'immagine dei funerali di Peppino Impastato
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Cinisi, 7 maggio 1978. L'ultimo comizio di Peppino Impastato candidato per Dp
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La madre di Peppino, Felicia. Non si arrese mai ai depistaggi delle indagini sulla morte di suo figlio
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Il secondo a sinistra con la coppola è Luciano Manzella, parente mafioso del cui omicidio il piccolo Peppino sarà testimone oculare
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Cinisi: manifestazione in ricordo di Impastato alla ex sede di Radio Aut
MIKE PALAZZOTTO / ANSA / PAL
Palermo, 3 maggio 2001. La lettura della condanna a 30 anni al boss Vito Palazzolo per il delitto Impastato
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L'ex Generale dell'Arma dei Carabinieri Antonio Subranni che condusse le indagini sul caso Impastato durante le udienze del processo Stato-Mafia
ARCHIVIO ANSA / DEF
Una scena del film "I Cento Passi" di Marco Tullio Giordana sulla storia di Peppino Impastato
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Il mandante dell'omicidio di Peppino Impastato, il boss Gaetano Badalamenti
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Lo studio di Peppino Impastato conservato nella Casa della Memoria di Cinisi
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Alcuni dischi e oggetti appartenuti a Peppino Impastato
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9 maggio 2011: manifestazione in ricordo di Peppino Impastato nel centro dei Cinisi

Cinisi (Palermo). Linea ferroviaria in località Feudo. Ore 1:45 del 9 maggio 1978

Il corpo dilaniato dal tritolo di Giuseppe Impastato fu trovato alle prime ore del mattino dai macchinisti di un treno in transito lungo la linea Trapani-Palermo. Avevano fermato bruscamente il convoglio perché si erano accorti che un tratto di binario era tranciato di netto. Non immaginavano certo quanto era successo poco prima e tantomeno che a pochi metri di distanza giaceva quel poco che rimaneva del corpo di una delle più coraggiose voci della lotta alla mafia in Sicilia.

Moriva così a trent'anni e nel silenzio dei media Peppino Impastato , perché quello era il giorno in cui l'Italia fu distratta dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro.

Peppino e Radio Aut. Gli affondi contro il boss dei boss, la speculazione edilizia, Punta Raisi

Il simbolo della lotta a Cosa Nostra nella zona di Cinisi, cittadina a poca distanza da Palermo, aveva osato sfidare boss del calibro di Gaetano Badalamenti. E lo aveva fatto senza filtri, amplificando le sue accuse dalla voce della radio libera da lui fondata, Radio AutLa posta in gioco era altissima, il giro di affari per la mafia era da capogiro. Peppino, così tutti lo chiamavano, era nato in una famiglia di mafiosi il 5 gennaio 1948. Dopo avere rotto con il padre, continuò a vivere a Cinisi con la madre Felicia. Negli anni '70 maturava il suo impegno prima ecologico, poi politico in Lotta Continua e quindi nelle file di Democrazia Proletaria. Da militante, aveva difeso pubblicamente i braccianti contro gli espropri per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Punta Raisi, un porto franco del traffico internazionale di droga controllato da GaetanoBadalamenti e dal suo mandamento. Il giovane attivista di Dp si era anche spinto alla condanna della speculazione edilizia sulla costa palermitana, altra fetta importante deil'attività criminale di Cosa Nostra.

Dalla frequenza 98,800 Mhz di Radio Aut, la sua voce era stata ascoltata da migliaia di coetanei e le sue condanne amplificate dall'etere siciliano, condite da sberleffi al boss dei boss Badalamenti che Peppino chiamava "Tano Seduto". Nei mesi precedenti il suo assassinio, Impastato era stato oggetto di concrete minacce di morte, di avvertimenti espliciti che il trentenne di Cinisi aveva puntualmente ignorato. Anzi, il giovane si era addirittura candidato alle imminenti elezioni nelle liste di Democrazia Proletaria.

Siamo all'epilogo. L'ultimo comizio nella piazza di Cinisi vede Peppino parlare alla popolazione il 7 maggio 1978, il giorno precedente il suo brutale omicidio sui binari della linea ferroviaria a poca distanza dal centro di Cinisi.

L'inchiesta e oltre 20 anni di insabbiamento e depistaggi

Il resto della vicenda parla di depistaggi che ritardarono di oltre 20 anni la verità. Nelle immediate circostanze del delitto i Carabinieri lessero frettolosamente la fine di Impastato come un suicidio-attentato. Supportati da alcuni scritti della vittima interpretati come prove della depressione di Peppino, gli inquirenti avanzarono l'ipotesi che il giovane "rivoluzionario" avesse deciso di porre fine alla sua vita con un gesto eclatante, facendo saltare i binari della ferrovia. Questa sarà la direzione unica delle indagini, affidate all'allora comandante dei ROS di Palermo Antonio Subranni, recentemente condannato a 12 anni di reclusione nell'ambito del processo sulla trattativa Stato-mafia.

Chi non si arrese mai e tenne viva la voce di Peppino tragicamente interrotta quella notte di 40 anni fa saranno,li amici del Centro di Documentazione di Palermo (dal 1980 a lui intitolato) e la madre Felicia. Tra innumerevoli ostacoli proseguirono nella loro opera di informazione e sensibilizzazione alla ricerca di giustizia e verità per il figlio e l'amico ucciso per le sue gesta coraggiose. Il caso sarà riaperto dopo le dichiarazioni di un ex affiliato del clan Badalamenti, Salvatore Palazzolo, che per primo fa il nome del boss come mandante dell'omicidio di Peppino Impastato. Per le condanne occorrerà attendere il nuovo millennio, quando "Tano" e il suo viceVito Palazzolo saranno condannati rispettivamente all'ergastolo e a 30 anni di reclusione.

Grazie al sacrificio di Peppino Impastato sarà organizzata dagli amici e dal Centro di Documentazione la prima manifestazione contro la mafia in Sicilia. Era il primo anniversario di un omicidio di una voce senza peli sulla lingua che all'epoca era risuonata scomoda per tutti.

Peppino si era occupato anche di approfondire le indagini sulla strage di Alcamo Marina avvenuta il 27 gennaio 1976 , nella quale erano stati assassinati due Carabinieri. I documenti sul caso raccolti da Peppino Impastato spariranno dalla sua abitazione dopo le perquisizioni seguite al suo omicidio. Anche nel caso di uno degli errori giudiziari più gravi della storia italiana, dove fu condannato un innocente dopo aver confessato sotto tortura, Peppino aveva visto lungo.

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