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(Ansa)
Salute

Lo strano caso dei cinesi d'Italia che non prendono il Covid

L'esplosione dei contagi della seconda ondata Covid non sembra aver colpito i cinesi in Italia. Sono pochissimi i soggetti positivi della loro comunità e ancor meno i ricoverati in ospedale. Anzi, nel Lazio in questa seconda ondata ne risulta uno, uno solo. Eppure le percentuali tra abitanti e contagiati dice cose diverse.

Secondo l'Ismu infatti i cinesi che vivono nel Paese sono oltre 300mila di cui quasi 26mila solo nella comunità di Prato a Firenze. Nonostante il numero elevato molti medici riferiscono di aver trattato zero casi dall'inizio della pandemia. Un dato in controtendenza con l'andamento dei contagi in Italia e che ha dato origine a più di qualche fantasiosa ricostruzione dei media. La verità è che dietro i pochissimi casi positivi ci sono delle misure più rigide adottate dai cinesi rispetto a quelle del Governo Italiano.

Gli appartenenti alla comunità cinese in Italia nella prima ondata del Covid si sono messi in quarantena volontaria in anticipo al periodo di lockdown statale, arrivando addirittura nella seconda ondata a non mandare i loro studenti nelle scuole aperte. Ma non solo.

I cinesi come è noto hanno una sorta di servizio sanitario parallelo a quello pubblico all'interno della loro comunità; ci sono medici e medicinali che arrivano nel nostro paese seguendo il movimento delle merci. Un vero e proprio mondo nascosto la cui punta di diamante sarebbe "Vero", il vaccino prodotto dalla casa farmaceutica Sinopharm che non ha ancora alcuna autorizzazione europea per l'utilizzo ma che in CIna è già stato testato su (si dice) diversi milioni di persone. Un siero che è possibile fare tornando in Cina e che prevede tre richiami. Il vaccino come c'era d'aspettarsi è anche disponibile sul mercato nero di alcuni siti online. Sul web infatti tre farmacie online cinesi su 5 sono illegali. Ad aggiungersi al quadro fonti investigative riferiscono anche di un pseudovaccino in vendita a soli 15 euro a Roma. Un allarme lanciato anche dall'Agenzie delle Dogane e Monopoli molto probabilmente in seguito al maxisequestro di farmaci avvenuto a Lione lo scorso novembre in un'operazione dell'interpool che ha portato al sequestro di circa 20 milioni di farmaci contraffatti. Uno dei più grandi dopo l'operazione Pangea di marzo.

I cinesi in Italia sono divisi in due gruppi. La prima generazione è fatta di anziani e imprenditori che durante la pandemia hanno subito molto l'influenza dei media del loro paese d'origine al punto di isolarsi per paura del contagio. La seconda generazione invece è fatta di giovani nati in Italia e molto integrati nel paese che rispetto alla prima ondata si comportano in maniera meno riservata, come ci spiega Piero Gao musicista di Pechino che vive a Venezia da nove anni

Hai mai preso il Covid?

«No non ho mai preso il covid ne conosco conoscenti cinesi che lo hanno preso anche perché molti hanno chiuso le loro attività e sono tornati in Cina».

In Cina stanno vaccinando la popolazione. Tra i tuoi connazionali conosci qualcuno che ha provato il vaccino anticovid?

«Ne ho sentito parlare ma non conosco persone che lo hanno fatto o che siano qui e vogliano farlo. Il viaggio per andare in Cina poi è troppo costoso. Prima con 500 euro riuscivi a partire, ora con la pandemia non ti bastano 1500 euro solo per l'andata. Per questo motivo moltI rinunciano. Ma la verità è che molti vorrebbero andare via perché pensano che la Cina sia più sicura o perché sono studenti che dividono gli appartamenti con altre persone sconosciute e non si fidano».

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