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Chi è Larossi Abballa, il killer dei poliziotti francesi

Larossi Abballa, il venticinquenne che ha accoltellato a morte a Magnanville un comandante di polizia di 42 anni  e la sua compagna, sotto gli occhi del loro bambino di tre anni, era già stato già condannato a tre anni di prigione nel 2013 per «associazione a delinquere finalizzata alla preparazione di atti terroristici», nell’ambito di un processo sulla filiera jihadista afghano-pakistana.


L'Isis rivendica l'uccisione di una coppia di poliziotti a Parigi

Anche lui, comeOmar Mateen, il killer afghano-americano che ha compiuto una strage in un locale gay di Orlando, era conosciuto alle forze dell'ordine per le sue idee estremiste. Anche lui era un cittadino dello Stato dove ha compiuto l'attentato.

Anche lui, dopo la condanna (che pure per Mateen non c'è mai stata), non costituiva più «una minaccia sufficiente» per prolungare la detenzione. E anche lui, come un lupo solitario del jihad, ha subito dichiarato di essere un simpatizzante dell'Isis, benché non sia chiaro - in entrambi i casi - se vi sia dietro una filiera organizzativa che muove le fila di tutti gli attentati.

È l'epoca del jihad-fai-da-te, e di converso di un'organizzazione sufficientemente flessibile dal punto di vista ideologico - quale è l'Isis - da intestarsi qualsiasi strage che venga compiuta in suo nome pur di incrementare la sua forza mediatica. I suoi messaggi sul profilo facebook tradiscono del resto il carattere improvvisato della sua preparazione jihadista. In un'immagine emerge l’interesse di Larossi per il calcio, passione spesso condannata dai fanatici dell’Isis, e in particolare per la squadra del Leicester campione d’Inghilterra, «Je Suis Leicester», quasi a fare il verso al famoso «Je Suis Charlie». In un'altro post su facebook scrive:

«Se la democrazia è il regime politico nel quale il potere è detenuto o controllato dal popolo perché non ascoltarlo e mettere fine alla legge El Khomri», ovvero la riforma del lavoro che da settimane ha portato migliaia di manifestanti in piazza in tutta la Francia.

Insomma: emerge il quadro - da quanto scrive sui social - di una personalità apparentemente normale, non sospettabile di essere sul punto di commettere un duplice omicidio, uno dei quali, ancora più abietto, davanti a un bambino di tre anni. 


Marc Trévidic, l'anziano giudice antiterrorismo francese, ha spiegato a Le Figaro lo descrive come un uomo «imprevedibile e dissimulatore, come gran parte dei miliziani islamisti. Certo voleva fare la jihad»  ha spiegato il magistrato per spiegare le ragioni della sua liberazione.

«Ma all'epoca, quando fu rilasciato, non c'erano elementi per continuare la detenzione, al di là delle cattive frequentazioni e del fatto che faceva jogging e si allenava per mantenersi in forma. Per dire: a parte le segnalazioni effettuate al confine, poiè rimasto tranquillamente in Francia, come se non avesse nulla da temere»

A sua volta un avvocato dell'inchiesta sulla filiera afghano-pakistana in Francia, che aveva portato alla condanna di Larossi Abballa, dice di lui che «non era intelligente, né brillante» secondo quanto emerge dai suoi ricordi.

Originario di Mureaux, Yvelines, Laourussi non ha perso tempo a postare su facebook un messaggio di rivendicazione dell'attentato. Un video della durata di 13 minuti, registrato con Facebook live prima che intervenissero le teste di cuoio, che chi ha visto - come il giornalista investigativo David Thomson - descrive come totalmente sconclusionato.

Viene inovata l’uccisione di poliziotti, agenti penitenziari, giornalisti e rapper, con nomi e cognomi, «gli Europei saranno un cimitero», e del piccolo di tre anni - rimasto suo ostaggio per qualche interminabile minuto nell'abtazione dove si era asserragliato -  una frase che rispecchia l'abisso. Dopo avere ucciso il padre in strada, sgozzato la madre in casa, postato le foto delle vittime su Facebook, Laroussi, con il bambino dietro di lui, sul divano, dice: «Non so ancora che cosa farò di lui». Il peggio in questo caso è stato evitato.

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