Il centrosinistra esiste solo su Tik Tok

La campagna elettorale è da sempre luogo e tempo delle tifoserie. I partiti, e ci mancherebbe altro, fanno quello che devono fare: parlar bene di sé stessi e male degli avversari. Lo stesso dicasi per opinionisti ed esperti, per telegiornali e tv, chi schierato da una parte e chi dall’altra (soprattutto diffidate da chi vi dice di essere “super partes”, è l’etichetta utilizzata dal tifoso più acceso ed imparziale). Al povero elettore quindi viene difficile avere dei dati oggettivi tra le mani per valutare con calma le cose e fare la propria scelta libera.

Ad esempio: oggi sembra che il problema più grave sia in casa centrodestra; problema legato alla scelta del premier che spetterebbe a Giorgia Meloni, la rappresentante del partito che secondo i sondaggisti sarebbe primo di gran lunga nel paese e quindi nella coalizione stessa. E quindi vai con il ritornello della “spaccatura” nel cdx, con la Meloni “isolata”, etc etc etc. In effetti un vertice tra i leader dei partiti, da Fratelli d’Italia alla Lega, da Forza Italia agli altri uomini di centro, è in programma a breve e anche di questo si discuterà. E’ però innegabile che se il problema sia solo “Chi sceglie il premier” la situazione nel gruppo è a dir poco rosea rispetto alla concorrenza. Una coalizione che si dice compatta (più o meno) c’è e c’è anche un programma di massima condiviso da tutti.

A sinistra invece siamo ancora alla A dell’alfabeto. Innanzitutto non esiste al momento nemmeno una coalizione.

Enrico Letta oggi al termine della direzione del suo partito ha ammesso di essere “costretto a fare certe alleanze”; aveva gli occhi bassi, non quelli "della tigre". Perché il problema è che al momento non sa con chi farle e a quali condizioni.

Se per il segretario dem ad esempio la porta con il M5S è chiusa ci sono alcuni uomini di rilievo del partito che spingono per la riapertura del dialogo, non fosse altro per poter contare sul bacino dei voti grillini (oggi attorno al 10%) senza i quali la partita elettorale è persa, anche in maniera pesante (soprattutto nei collegi uninominali).

E con il centro? Calenda è aperto al dialogo ma alle sue condizioni. E la prima è che proprio Letta non potrà essere il candidato premier. Sempre Calenda, di sicuro secondo i sondaggisti il vero uomo forte del Centro, ha spiegato di non volere Di Maio, che ha detto di non volere Renzi. Il tutto mentre il trio Carfagna-Gelmini-Brunetta non sanno dove andare (anche perché un collegio vincente ed un posto garantito nel prossimo Parlamento a sinistra non lo può assicurare nessuno).

Non essendoci una coalizione, va da se che non esista un programma. Letta oggi ha lanciato una sorta di proposta Verde per il Partito Democratico. Calenda invece è pro trivelle-rigassificatori-nucleare. Se non bastasse sempre oggi Renzi e Calenda hanno ribadito di essere pronti ad andare da soli al voto pur di salvaguardare le loro idee. Inutile dire che sono schermaglie e parole da calciomercato e che, quando si dovranno presentare le liste alla vigilia di ferragosto miracolosamente si troverà un accordo. Al ribasso, per tutti.

La sostanza è quindi che se nel centrodestra ci sia un problema sulla leadership nel centrosinistra il guaio è che non esiste ancora un centrosinistra. Così per il momento si va avanti a colpi di slogan. Meglio poi se arrivano da una cantante o da una influencer. In mancanza di idee, progetti e nomi tutto fa brodo, anche Tik Tok.

YOU MAY ALSO LIKE