ANSA/ANGELO CARCONI
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Il tweet di Beppe Grillo che associa topi, spazzatura e clandestini

Qualcuno deve avergli detto che forse aveva esagerato. Che un tweet così, buttato a casaccio in un dibattito pubblico impazzito e schizofrenico, avrebbe prodotto un effetto boomerang. Che paragonare topi di fogna e immigrati clandestini non è un messaggio particolarmente rassicurante per una parte, nemmeno irrilevante, del suo stesso elettorato.

È accaduto perciò che il Vate di Sant'Ilario si è subito corretto, ha modificato il tweet in corsa ma - come nel più classico dei contrappassi - ha dimenticato che in rete non scompare nulla. Che la memoria di Internet, come sanno i casaleggiofili di Tze Tze, è sconfinata, implacabile e vendicativa. E a farne le spese può esserne chiunque, anche chi ne ha fatto una clava contro i suoi nemici, come lo stesso Beppe Grillo al quale a sostituzione ex post di «clandestini» con «campi di clandestini» deve essere apparsa come una brillante soluzione.

IL PRIMO TWEET DI BEPPE GRILLO

Il fatto è che è la classica toppa peggiore del buco: una soluzione abborracciata, molto italiana, molto furbesca, che lascia un po' a tutti, anche ai cittadini romani, la sensazione che contro la giunta Marino si è schierata una legione di politici di opposizione a 5 stelle improvvisatii e disponibili, pur di raccogliere qualche voto, a soffiare sul fuoco, su qualsiasi fuoco. Anche quello della xenofobia dura e pura. Salvo poi, fare dietrofront.

Intendiamoci. Quanto di putrido, trasversale, patologico è emerso nell'inchiesta Mafia Capitale deve essere denunciato a voce alta. L'ignobile mangiatoia sui migranti e sui rom che Buzzi e Carminati avevano messo in piedi, godendo di una vasta rete di protezione trasversale a destra e a sinistra, rende pienamente giustificabile la richiesta di dimissioni nei confronti del Sindaco avanzata da una forza di opposizione come il M5S.

Il punto, per i cittadini romani, è capire quale è l'alternativa. E quale è il limite oltre il quale, polemiche politiche a parte, nessuna forza di governo o di opposizione può spingersi. La sensazione è che oggi quel limite sia stato ampliamente superato. E che, più si avvicina alla stanza dei bottoni, più Grillo sarà costretto a scegliere: tra spettacolo, dove era un fuoriclasse, e politica, dove troppo spesso continua ad apparire come un figurante, disposto opportunisticamente, novello Zelig, a indossare alla bisogna qualsiasi panno, da quello movimentista di un Varoufakis a quello autarchico e localista di un nuovo Matteo Salvini. A quel punto teniamoci gli originali.


IL SECONDO TWEET DI BEPPE GRILLO

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