ANSA / LUIGI MISTRULLI
Economia

Banche Venete, perché Intesa Sanpaolo ora vuole comprarle

Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha cambiato idea: alla fine si è deciso ad acquistare le Banche Venete, cioè la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, due istituti che da mesi e mesi navigano a vista, nel pieno di una crisi nera e alla disperata ricerca di un compratore.  Ora quel compratore tanto atteso è arrivato ed è il primo gruppo bancario italiano, Intesa Sanpaolo, che tuttavia metterà sul piatto ben pochi soldi. Anzi, non ne metterà affatto, visto che il prezzo dell’acquisizione ammonta alla cifra simbolica di 1 euro, la stessa concordata pochi giorni fa dal Banco Santander per comprare il connazionale Banco Popular, istituto iberico finito sull’orlo del crack proprio come le Banche Venete o il Monte dei Paschi di Siena.

Prezzo di 1 euro

Ma perché Intesa Sanpaolo si è decisa a compiere questo passo? Soltanto poche settimane fa, lo stesso Messina aveva fatto intendere di non essere disposto a sborsare più neppure un centesimo, visto che le banche venete hanno già una volta goduto del sostegno del sistema creditizio nazionale, compresa Intesa Sanpaolo, seppure attraverso un organismo terzo come il fondo salva-banche Atlante. Il perché del cambio di rotta di Messina non è difficile da capire se si guardano alle caratteristiche dell’acquisizione, per come è stata prospettata sinora.


Si tratta appunto di un’acquisizione a costo zero (il prezzo è appunto 1 euro), che non costringerà Intesa Sanpaolo e compiere un aumento di capitale per finanziarla. Inoltre, le Banche Venete verranno risanate con una procedura particolare. La montagna di crediti deteriorati (per circa 10 miliardi di euro) oggi in pancia a Popolare Vicenza e a Veneto Banca sarà trasferita in una Bad bank, una società veicolo creata ad hoc. Intesa Sanpaolo erediterà solo le attività sane dei due istituti, per esempio i risparmi da gestire o i prestiti concessi ai debitori affidabili, quelli che pagano tutte le rate puntuali come un orologio.

La Band Bank

La “roba marcia”, insomma, Messina non l’ha voluta acquistare. Ad accollarsela saranno di fatto lo Stato e quegli investitori (per lo più istituzionali, almeno si spera) che possiedono le obbligazioni subordinate delle Banche Venete. Lo Stato finanzierà infatti un aumento di capitale da almeno 3,5 miliardi di euro per coprire le perdite derivanti dai crediti deteriorati confluiti nella Bad Bank. I titolari delle obbligazioni subordinate, sempre per coprire le perdite della Bad Bank, saranno invece costretti a convertire in azioni i loro bond, trasformando di fatto un loro credito verso la banca in un capitale dal valore azzerato.

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A pagare i costi della ristrutturazione delle banche venete, insomma, non è Intesa Sanpaolo ma la collettività. Proprio per questa ragione, ci sono alcuni analisti che restano scettici, sollevando i dubbi sulla possibilità che tutta l’operazione possa ottenere il via libera dalle autorità europee. Gli esperti di Mediobanca hanno addirittura definito l’acquisizione troppo bella per essere vera mentre gli analisti di Banca Akros ritengono che l’operazione, per come è stata architettata, potrebbe essere in contrasto con alcune norme della direttiva Brrd che regola le crisi bancarie nell’Eurozona. Ancora una volta, dunque, l’ultima parola spetterà a Bruxelles.

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