Auto, perché in Europa il mercato frena

Dopo 36 mesi di risultati costantemente positivi, a parte una leggere flessione registrata nello scorso mese di luglio, il mercato europeo dell’auto a ottobre registra una, seppure moderata, battuta d’arresto, facendo segnare un -0,3%. Sono in effetti 3.000 le immatricolazioni perse rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le ragioni di questa frenata sono da ricercarsi prevalentemente nei risultati, decisamente negativi, di Germania (-5,6%) e Francia (-4,0%). Tra l’altro a testimoniare lo stato di salute un po’ precario del mercato tedesco, proprio in queste ore è arrivato l’annuncio da parte della Volkswagen, alle prese con gli effetti del dieselgate, di una richiesta di tagli occupazionali per ben 23mila unità.

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Segnali negativi che invece sembrano, almeno per il momento, non toccare l’Italia, dove invece il settore auto, anche a ottobre ha fatto segnare un importante +9,7%, grazie anche ad alcuni interventi di carattere fiscale, come il superammortamento, che hanno reso più conveniente l’acquisto di automobili nuove alle aziende. Tornando invece ai dati riguardati ottobre, le vetture immatricolate nel mese sono state 1.140.742, inferiori come detto alle 1.143.952 dello stesso periodo 2015. Se si considerano invece i primi 10 mesi dell’anno, i risultati sono positivi: +6,9% a 12.748.741 unità, contro le 11.920.693 immatricolazioni del periodo gennaio-ottobre dello scorso anno. I numeri evidenziano poi che dopo 10 mesi, 22 Paesi stanno crescendo più della media del mercato e tutti sono in territorio positivo, tranne Svizzera e Olanda.

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Dai dati dei 5 mercati più importanti, ovvero Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Spagna, emerge, inoltre, come comune denominatore, l’utilizzo sempre più ampio delle auto aziendali anche grazie a politiche fiscali premianti, come quelle evidenziate proprio per il nostro Paese. Sulla base delle informazioni disponibili relative ai primi 9 mesi dell’anno, le auto a società rappresentano il 65% delle vendite in Germania, il 54% nel Regno Unito e il 47% in Spagna, mentre in Italia nello stesso periodo valgono il 38%.

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“Abbiamo un chiaro segnale dai dati europei e dal nostro mercato – ha commentato Romano Valente, direttore generale dell’Unrae, l’Associazione delle case automobilistiche estere - che le politiche fiscali funzionano quando sono strutturali e per questo l’Italia sta vivendo un momento più florido per le auto a società grazie al superammortamento, pur rimanendo indietro rispetto ad altre politiche fiscali attuate dagli altri 4 mercati maggiori”. Al momento, però, per il 2017 potremmo assistere a una revisione del superammortamento al 140%, che potrebbe essere cancellato sulle auto aziendali assegnate ai dipendenti in uso promiscuo. “Resta quindi ancora poco tempo – conclude Valente lanciando un vero e proprio appello - per riconsiderare il provvedimento ed evitare di innescare una improduttiva anticipazione della domanda sul finire del 2016, con rimbalzo negativo sul 2017”.

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