Gli italiani per l'aria condizionata spendono miliardi di euro

Supermercati con temperature polari, mezzi pubblici gelidi e uffici dove in pieno agosto è necessario indossare sciarpa a maglioncino. Se è vero che gli italiani vanno sempre più pazzi per l’aria condizionata (secondo un recente report di Assoclima le vendite dei condizionatori sono cresciute lo scorso anno del 36,8% arrivando a una spesa di 2,268 miliardi di euro. Di questi, oltre mezzo miliardo legato alle pompe di calore idroniche (+117% sul 2020), mentre la quota di fatturato maggiore deriva dalle macchine a espansione diretta (split, multisplit), pari nel 2021 a 1,38 miliardi, in progresso del +27%.) è altrettanto vero che spesso se ne abusa determinando un grande dispendio energetico e spese maggiori, una forbice tra bisogno reale e spreco che il Governo ha tutte le intenzioni di ridurre.

Aria condizionata: basta sprechi

In questo periodo il dispendio energetico è quello che l’Italia non si può permettere. Ora, poi, che l’Unione europea pensa di approvare un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia per cercare di facilitare il percorso di pace con l’Ucraina il nostro paese potrebbe dover far a meno di una buona fetta di gas naturale. L’Italia da Mosca importa quasi il 40% del suo fabbisogno di gas naturale con cui produce circa il 50% dell’elettricità che serve – tra le altre cose – ad alimentare i sistemi di condizionamento dell’aria.

Aria condizionata o pace?

Va inscritto in questo contesto il senso delle parole del Presidente Mario Draghi che – in conferenza stampa – ha dichiarato: "Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace. Di fronte a queste due cose, cosa preferiamo: la pace oppure star tranquilli con l'aria condizionata accesa tutta l'estate?".

Si tratta di una sorta di anticipazione della politica di austerity energetica che il Governo sta pensando di attuare per contenere la necessità di energetici in attesa di trovare altre fonti di approvvigionamento (la scorsa settimana Draghi è volato in Algeria per avviare alcune trattative in merito).

Il Presidente ha infatti detto: “Noi andiamo con quello che decide l'Unione europea. Se ci propongono l'embargo sul gas e se l'Unione europea è uniforme su questo, noi saremo ben contenti di seguire, qualunque sia lo strumento che considereremo più importante ed efficace per permettere una pace. Questo è quello che vogliamo. Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace. Di fronte a queste due cose, cosa preferiamo: la pace oppure star tranquilli con l'aria condizionata accesa tutta l'estate? Io la metterei in questi termini".

Verso l’austerity energetica

Sarebbe sbagliato, però, pensare che ci aspetta un’estate alla mercé del solleone con uffici torridi e case bollenti. Secondo gli esperti, infatti, basterebbe ottimizzare la climatizzazione per ridurre sprechi, tagliare costi e far sì che per stare al fresco serva meno energia.

La prima misura concreta che, in questo senso, il governo potrebbe decidere di introdurre già dal primo maggio è la regolazione per legge della temperatura negli uffici pubblici. Un emendamento del M5S al decreto Bollette approvato il 7 aprile in commissione Ambiente e Attività produttive alla Camera prevede una stretta all’utilizzo di termosifoni e condizionatori. Nel dettaglio, si prevede che “dal primo maggio 2022 al 31 marzo 2023, la media ponderata della temperatura degli edifici pubblici non dovrà superare i 19 gradi centigradi più 2 gradi di tolleranza e non dovrà essere minore dei 27 gradi meno due gradi di tolleranza”.

Alla fine rinunciare ad appena due gradi nelle nostre case e nei nostri uffici (che siano di calore o di fresco) permetterebbe di risparmiare tre miliardi di metri cubi di gas in un anno.

Quanto si spende per l’aria condizionata in Italia

Al momento in Italia i consumi domestici rappresentano (dati Terna 2020) il 23,7% dell’energia elettrica utilizzata (279mila gigawattora) contro il 44,9% dell’industria e il 29,1% dei servizi. Di questa, però, i condizionatori insieme con i caloriferi rappresentano quasi il 70% dei costi della bolletta energetica.

E sono in testa per quella della luce che, con i rincari dell’83% dell’ultimo anno, è arrivata per una famiglia tipo che consuma 2700 chilowattora, a 948 euro. E

La climatizzazione, estiva e invernale, secondo un rapporto di Assoimmobiliare ed Enea, pesa, invece, per il 57% sui consumi energetici degli uffici.

Anche Istat ribadisce che circa il 70% delle spese energetiche delle famiglie riguarda il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici. Per il riscaldamento, una famiglia su due (il 50,3%) ricorre al gas e il 18,3 utilizza l'energia elettrica. "In particolare quest’ultima - sottolinea Legambiente nel suo rapporto Civico 5.0 - per effetto dei cambiamenti climatici che vede città sempre più calde, inizia ad assumere un ruolo sempre più rilevante spostando, ad esempio, il picco dei consumi elettrici dai mesi invernali a quelli estivi, ma anche facendo crescere il peso della bolletta elettrica che secondo l’Istat, nel 2019 è stata pari a 47,31 euro/mese, pari al 34% della spesa energetica complessiva media a famiglia (1.639,72 euro l’anno di media per i consumi energetici dell’abitazione, nello specifico 136,64 euro al mese di cui 89,33 euro/mese per il gas".

Il costo in bolletta in media il consumo annuo di un condizionatore, secondo un’indagine di Otovo, multinazionale norvegese specializzata negli impianti fotovoltaici, è di 450 chilowattora, il più alto davanti al frigorifero (305 kwh).

Se l’anno scorso la spesa in elettricità per stare al fresco nei tre mesi estivi era già rincarata, secondo Facile.it, del 29%, quest’anno rischia di raddoppiare.

Il nodo dell’efficienza energetica

Il tema del miglioramento dell’efficienza energetica, in questo senso, è cruciale. La maggior parte degli edifici adibiti ad uffici, ma anche ad abitazione, sono stati costruiti tra gli anni ’50 e ‘70. In queste strutture gli impianti sono obsoleti, a volte danneggiati, e si creano forti sprechi. È proprio questo uso improprio degli impianti che crea inefficienze e costi elevati in bolletta. Lavorando su questo potenziale di efficienza energetica si possono abbattere notevolmente i costi delle aziende.

ENEA aveva stilato un decalogo dei consigli per ridurre gli sprechi e ottimizzare il potenziale degli impianti. Intanto bisogna prestare attenzione alla classe energetica degli impianti; bisognerebbe scegliere condizionatori dotati di tecnologia inverter cioè quella che permette di trasformare la corrente continua in alternata riducendo i consumi, i locali poi dovrebbero essere ben isolati con infissi che evitino la dispersione del calore. Sarebbe necessario porre timer per evitare di utilizzarli quando non servono e istituire fasce orarie dove è più o meno vantaggioso utilizzare il condizionatore

Aria condizionata: quanto costa

Ogni anno gli italiani, del resto, spendono circa 160 euro in bolletta per l’intera stagione estiva come consumo del condizionatore fisso installato in casa. I calcoli li ha effettuati Adoc che ha valutato che il fresco in casa costa tra gli 1,50 euro e 1,77 euro al giorno per 3 mesi.

La spesa si alza quando il climatizzatore è in funzione per più di 12 ore: in questo caso si calcola una spesa di circa 3 euro al giorno.

Il tutto parlando di un condizionatore di classe energetica alta con capacità di raffreddamento di 9000 Btu che ha un consumo energetico stimato di 1000 W, il che significa che se lo si tiene acceso 6 ore al giorno (considerato un costo al kWh di 0,25 € in bolletta) costa 1,50 € al giorno, che per 90 giorni (i tre mesi d'estate), fa 135 € prezzo che varia a seconda del costo e dell’oscillazione del kWh

A seconda della potenza, infatti, il condizionatore consuma più o meno energia. Un condizionatore di potenza 6kW, capace di raffreddare una stanza di circa 40mq consuma dai 120 ai 160 kWh all’anno.

Per i condizionatori di classe B il consumo è invece superiore: dai 160 fino ai 180kWh stimati all’anno, mentre uno di classe C consumerà dai 180 ai 190 kWh annuali.

Tradotto in euro questo significa un top di gamma per ogni anno pesa sulla bolletta 125 euro, mentre un condizionatore di classe C incide per 255 euro sui bilanci di una famiglia ovvero circa il 10% del totale della bolletta.

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