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(Ansa)
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Il mondo degli anarchici di Torino che vuol mettere le mani sull'Università

Nei recenti scontri tra studenti e polizia nel corteo pro-Palestina a Torino sono oltre 30 le persone identificate dalla Digos. Tra queste i militanti del centro sociale Askatasuna che avevano coordinato, secondo gli investigatori, i vari tentativi di sfondamento.
Il Centro Sociale Askatasuna a Torino ormai centro nevralgico degli anarchici sin dalla sua fondazione, ha suscitato dibattiti e polemiche per le sue attività e il suo coinvolgimento in eventi di protesta e azioni militanti. Sebbene alcune iniziative possano essere legittime nella loro intenzione di contrastare le ingiustizie sociali, è essenziale chiedersi se il fine giustifichi i mezzi, specialmente quando questi mezzi includono violenza e illegalità.

Una delle caratteristiche principali del centro sociale è la sua capacità di mobilitare masse durante manifestazioni di protesta, sempre più spesso culminate in episodi di violenza e devastazione. Come ad esempio nel febbraio 2002 nella protesta contro un raduno del movimento politico Forza Nuova o il 29 marzo 2003 a sostegno della causa Palestinese. Altri momenti di scontro con le forze di polizia hanno riguardato iniziative contro i Centri di Permanenza Temporanea, contro la TAV e a difesa delle persone sfrattate.

I militanti di Askatasuna erano sempre presenti, anche in iniziative contro le istituzioni e sono stati coinvolti in procedimenti giudiziari per vari reati, commessi negli scontri del Primo Maggio del 1999 a Torino e per atti di violenza legati alla lotta contro l'Alta Velocità in Valsusa.Altri episodi di violenza sono stati registrati il primo maggio 2022, quando si sono scontrati con le forze dell'ordine in via Roma, nel centro di Torino, nel tentativo di superare i cordoni di sicurezza e raggiungere piazza San Carlo per contestare gli interventi dei sindacati e delle istituzioni. Durante i disordini gli autonomi colpirono le forze dell'ordine con bastoni e con un lancio di bottiglie. Tredici agenti restarono feriti.

Ma non è la prima volta che Askatasuna finisce nei guai per disordini scoppiati a margine della Festa dei Lavoratori. Era già accaduto nel 2019: in quell'occasione gli autonomi si scontrarono con gli esponenti del Partito democratico e i componenti del servizio d'ordine Pd. I feriti furono quattro, tredici le misure cautelari e 40 i denunciati.Ulteriori complicazioni legali hanno segnato la storia del centro sociale, come il processo del 2022 che ha portato all'accusa di associazione sovversiva, successivamente ridimensionata in associazione per delinquere.

Nonostante il Centro Sociale Askatasuna sia oggetto di critiche e controversie per il suo coinvolgimento in attività illegali e percepito come “socialmente pericoloso” il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha avviato la regolarizzazione del centro sociale iscrivendolo nel registro dei beni comuni e riaffidandone la gestione agli occupanti. Una decisione che ha suscitato critiche non solo della destra torinese ma anche del mondo antagonista che si è diviso in Autonomi da un lato e anarchici dall’altro. I primi che hanno sempre avuto come obiettivo comune: la lotta alle istituzioni e chi le rappresenta, non vogliono essere riconosciuti come un pezzo di Stato.

«Askatasuna è il centro sociale più attivo nel panorama piemontese riconosciuto nel mondo anarchico sia a livello nazionale che internazionale nel mondo anarchico» ci spiega un carabiniere di Torino che ha preferito restare anonimo.

Cosa può dirci del loro degli antagonisti di Askatasuna durante le proteste?

«La loro presenza ha sempre causato disordini che hanno turbato l'ordine pubblico, generando ripercussioni sulla cittadinanza e causando danni significativi.Negli ultimi 25 anni, i militanti di Askatasuna sono stati coinvolti in una serie di manifestazioni dove la tensione ha sfociato in violenza e scontri con le forze dell'ordine. Questa propensione allo scontro ha portato a episodi di devastazione urbana, come accaduto durante gli scontri alla manifestazione di protesta per Alfredo Cospito dello scorso anno, che ha causato danni materiali per un valore stimato di 640mila euro a Torino e feriti tra le forze dell’ordine»

Da dove vengono?

«I militanti di Askatasuna vengono un po’ da tutta Italia e non solo ed ho notato per mia esperienza personale nel corso di diverse identificazioni, che molti di loro appartengono a famiglie benestanti, e sono figli di professionisti come avvocati, medici o notai ma vivono all'interno del centro sociale o in case occupate che subaffittano a terzi e non lavorano. Le posso dire anche che nel corso degli anni, sono stati effettuati dalle autorità sequestri all'interno del centro sociale, confiscando oggetti come maschere e mazze da guerriglia urbana.La città sembra essere in mano a loro».

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