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ANSA/GIORGIO ONORATI
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Accordo sulle unioni civili: l'incognita del voto segreto

Se è vero che Matteo Renzi aspettava il giorno del Family day (GUARDA LE FOTO) per verificare quanto sarebbe stata partecipata quella piazza, la manifestazione non oceanica del Circo Massimo unita alle divisioni che attraversano i cattolici sia dentro che fuori il Vaticano, deve averlo convinto, una volta per tutte, che fermarsi sulla strada delle unioni civili sarebbe un danno maggiore che andare avanti. La richiesta di bloccare il ddl arrivata per voce del suo organizzatore, Massimo Gandolfini, che si è rivolto direttamente alla “coscienza cattolica del premier Renzi”, è infatti caduta nel vuoto.


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Ufficialmente il governo non vuole entrare nell'arena parlamentare. Ma la mission affidata alla maggioranza in Senato è sempre la stessa e non cambia: portare al casa il provvedimento. Senza che subisca lo stralcio dell'articolo 5, quello sulla stepchild adoption, come invocato dal fronte cattolico del suo partito e di altre forze politiche. Ma nemmeno rompendo con esso. Da qui la scelta di mantenere sempre toni molto molto bassi, per non gettare benzina sul fuoco e lavorare più tranquillamente al doppio accordo: quello con chi vuole che la legge sia modificata e con chi, M5S in testa, non vuole e fino a qualche giorno fa minacciava di non votarla qualora fosse cambiata anche una sola virgola.

Voto segreto: arma a doppio taglio

Per quanto riguarda il Pd, il gruppo parlamentare non avrà libertà di coscienza su tutto: ciascuno potrà esprimersi come crede solo sulle adozioni. Un rischio e insieme una possibilità. Una possibilità perché, nel segreto dell'urna, molti esponenti della minoranza – centristi, forzisti e anche degli stessi cattolici dem – potrebbero decidere, una volta decantata l'eco del Family day di sabato, di votare a favore per fare un favore a Renzi. Un rischio perché altri di Sel e soprattutto dei 5Stelle potrebbero essere tentati di fare uno sgambetto al premier sacrificando una norma in cui per principio credono in cambio di un vantaggio politico.

Il patto tra Pd e M5S

Sulla carta Pd e Movimento 5 Stelle avrebbero stretto un patto. I grillini sembrano infatti essersi arresi al fatto che affossare le unioni civili, anche in caso di modifiche più o meno sostanziali, non sarebbe politicamente sostenibile verso il proprio elettorato. Nessuno, o quasi, degli attivisti della base sembra intenzionato a gridare all'inciucio con i dem su un tema come questo. A maggior ragione dal momento che Renzi ha ribadito con forza che la stepchild adoption non sarà sacrificata.

Tra l'altro c'è da notare che nessuno dei senatori del M5S più noti ha attivato sulle proprie trafficatissime pagine Facebook una discussione in merito. Segno che forse non c'è in atto un tentativo di preparare la base a un eventuale strappo sul tema. Paola Taverna se la prende con “i vari conflitti d'interesse del Pd”, Mario Giarrusso pure. E anche i membri del direttorio tacciono: Di Battista si preoccupa della produzione d'olio d'oliva, Di Maio della prescrizione, Fico dell'aggressione al sindaco grillo di Civitavecchia, la Ruocco dell'accoglienza che le ha riservato il popolo sardo e Sibilia delle opere incompiute ad Avellino e provincia. Insomma, che non se ne parli sui social fa pensare che, tutto sommato, i 5Stelle non vogliano trasformare le unioni civili nell'ennesimo motivo di scontro con il Pd. 

Voto segreto: su quali articoli?

Ma questa è la teoria. La pratica è condizionata, appunto, dal voto segreto. Le opposizioni hanno chiesto al presidente del Senato Piero Grasso di permetterlo anche sul voto finale trattandosi di materie che hanno a che fare con quegli articoli della Costituzione, il 29 e il 30, che trattano della famiglia come società naturale e di doveri e diritti verso i figli. Temendo la trappola, il capogruppo dem Luigi Zanda ha già replicato che non se ne parla. All'orizzonte si profila così un nuovo scontro proprio su questo.

Articolo 5: modifiche necessarie

Alla fine, per disinnescare i pericoli che possono arrivare dal segreto dell'urna, senza eliminare allo stesso tempo la stepchild adoption finendo così per perdere i voti grillini – necessari all'approvazione della legge Cirinnà – in un modo o nell'altro l'articolo 5 dovrà essere modificato. L'ipotesi più concreta resta quella di rimettere mano, per renderlo definitivo, all'emendamento Marcucci sul pre-affido di un tot anni, forse anche uno solo, e la prescrizione, che esclude l'automatismo, che sia comunque il Tribunale dei minori a dare il via libera caso per caso.

Intanto sembra reggere il patto che prevede il ritiro dell'emendamento-canguro dello stesso Marcucci in cambio del ritiro dei 6mila presentati in gran parte dalla Lega. Domani sono al voto le pregiudiziali di costituzionalità. Da giovedì tocca al testo vero e proprio. Dopo che mercoledì mattina il gruppo del Pd si sarà ritrovato per decidere su quali articoli e quali no consentire il voto di coscienza.

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