Abba, il ritorno dal vivo in versione avatar

Le rockstar non muoiono mai, svaniscono soltanto («Rock stars don’t ever die, they only fade away») cantava Sting nelle strofe di 50.000 il brano-tributo a Prince e David Bowie. Un modo per dire che le icone della musica che non ci sono più restano per sempre con le canzoni e il ricordo, purtroppo solo il ricordo, delle loro leggendarie performance.

L’ex Police non poteva immaginare che sei anni dopo aver scritto quel testo la storia della musica live sarebbe cambiata per sempre. Grazie agli Abba e al loro Voyage Tour, il secondo passo della reunion più attesa di ogni tempo, celebrata lo scorso novembre con un disco best seller (Voyage) dopo 40 anni di ritiro dalle scene.

Sono quattro settantenni oggi i Beatles di Svezia, ma sul palco dell’Abba Arena di Londra (costruita appositamente per questo show all’interno del Queen Elizabeth Park), accompagnati da dieci musicisti in carne e ossa, li vedremo come nel 1979, giovani, scattanti e dinamici.

Quattro perfetti avatar, il risultato strabiliante di una nuova tecnologia utilizzata per la prima volta dal regista inglese Baillie Walsh e dal suo team. Le indiscrezioni che penetrano dal muro di riservatezza che avvolge le prove dello spettacolo parlano di qualcosa di mai visto prima, di un perfect match tra i musicisti che suonano in scena e gli Abba virtuali. Ma come si è arrivati a questo risultato?

Agnetha, Frida, Benny e Björn, coperti di sensori che ne catturano le movenze al computer, sono stati ripresi sul palco per cinque settimane da 160 telecamere che hanno immortalato ogni minimo movimento del corpo, del viso e delle labbra mentre interpretavano le canzoni presenti in scaletta nei 96 minuti di show. Poi, grazie a sofisticati software e potenti computer, sui loro corpi originali sono stati montati ad hoc i cosiddetti «body doubles», sosia virtuali, più giovani di quarant’anni, identici, nei tratti somatici e nel look, a com’era la band ai tempi di Mamma mia, Gimme! Gimme! Gimme! (A Man After Midnight) e di Dancing Queen.

In sintesi, le voci mature di oggi e la vitalità fisica degli anni d’oro, quando i fantastici quattro sbancarono l’Eurofestival sulle note di Waterloo. Sono nati così gli Abbatars, il primo vero gruppo virtuale della storia che si esibirà a Londra dal 27 maggio a fine novembre. Decine di spettacoli, molti già «sold out» (prenotazioni: Abbavoyage.com), per rivivere l’epopea della band seconda solo ai Beatles per numero di album venduti nel mondo. La potenza del marchio Abba sta tutta nei numeri che hanno accompagnato il nuovo album: primo posto in 18 Paesi del mondo, un milione di copie fisiche vendute nella prima settimana e 190 milioni di clic in streaming in una manciata di giorni.

Avatar, non ologrammi: è questo il motto del team di Walsh, deciso a ribadire l’enorme differenza d’impatto visivo tra le due tecnologie. Le versioni «hologram» di Michael Jackson ai Billboard Awards e del rapper Tupac Shakur al Festival di Coachella sono state sorprendenti dal punto di vista tecnologico, ma anche eccessivamente «meccaniche» nei movimenti e con un grande limite intrinseco, quello dell’illuminazione. Basta qualche faretto di troppo o lo sfondo del palcoscenico eccessivamente chiaro perché l’effetto 3D dell’ologramma svanisca nel nulla o quasi. Non solo: le performance di artisti che non ci sono più in versione ologramma hanno suscitato sì stupore, ma in fondo nessun entusiasmo.

L’obiettivo dell’operazione Abbatars è invece un altro: creare un colossale filone di business nell’intrattenimento dal vivo. Se il Voyage Tour dovesse funzionare (gli Abba si avviano al tutto esaurito in poche settimane, il costo dei biglietti oscilla tra 70 e 335 euro), nulla sarebbe più come prima. Niente show digitali post mortem, ma un concerto ultra tecnologico con gli artisti ancora in vita, magari seduti in mezzo al pubblico a godersi le gesta degli avatar e della band che li accompagna.

Non a caso, uno studio curato da Ericsson pone il Voyage Tour degli Abba tra gli «hot consumer trends» da qui al 2030. Quello degli Avatar live è un mercato dal potenziale infinito per tante ragioni. A differenza delle trionfali esibizioni del rapper Travis Scott all’interno del videogioco Fortnite, seguite via pc e smartphone da decine di milioni di adolescenti, il Voyage Tour richiede che il pubblico esca di casa e raggiunga l’arena di Londra per vivere l’evento. Un propulsore formidabile per l’indotto in ogni sua forma: dagli alberghi, alla ristorazione, ai banchetti del merchandising, alle vendite di cd e vinili.

Nella scia del filone Abba, Lady Gaga, Taylor Swift piuttosto che i Rolling Stones o Bob Dylan, potrebbero trasformarsi in avatar e andare in tour rimanendo sul divano di casa o in platea. Immaginate Mick Jagger, 78 anni, che si rivede giovane e bello mentre l’avatar ancheggia disinvoltamente in scena sulle note di («I cant’get no») Satisfaction... Ovvio, l’esperienza live con i musicisti in presenza è e resta un’altra cosa, ma visto che non si possono fermare il tempo e le evoluzioni della tecnologia, è chiaro che l’esperimento rivoluzionario messo in campo dagli Abba rappresenta uno snodo cruciale, una nuova modalità di fruizione dei concerti. Una parte del pubblico, soprattutto quello old school legato al rock dei 70’s, sarà sicuramente refrattaria a questo tipo di esperienza, ma le ricche prevendite dell’Abba Arena a Londra dicono che il futuro della musica live è già realtà.

In fondo, è la realizzazione di un antico sogno, quello dei Kiss, la band in maschera, che alla soglia dei settant’anni e dopo 45 anni di circo rock e di spettacoli pirotecnici, aveva immaginato una nuova versione del gruppo, i Kiss 2.0, con quattro musicisti giovani, agghindati e truccati come la band originale da mandare in giro per il mondo. Pensavano ai sosia i Kiss, ignari che per ottenere lo stesso risultato, oggi, bastano e avanzano quattro avatar.

YOU MAY ALSO LIKE