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Politica

Socialisti stile Craxi

LE SERIE STORICHE DI PANORAMA

  1. Pochi mesi dopo l'arrivo di Craxi a Palazzo Chigi, il professor Giorgio Galli si chiese se il partito stesse subendo una mutazione rispetto al vecchio Psi di Francesco De Martino. E concluse dicendo che, pur essendo molto cambiata, la formazione rimaneva progressista.
    Articolo pubblicato il 21/05/1984
  2. Dopo la boutade contro gli intellettuali sparata dal premier il 6 novembre 1985, Filippo Ceccarelli scoprì che dietro il suo linguaggio politico c'era Mario Medici, professore di Sintassi e stilistica della lingua italiana all'università di Roma.
    Articolo pubblicato il 01/12/1985


Lo spin doctor (glottologo) di Craxi

«Intellettuale dei miei stivali»: già replicando a Montecitorio, la mattina di mercoledi 6 novembre, Bettino Craxi era sicuro che quella definizione non sarebbe davvero passata inosservata. Alcuni avrebbero sicuramente tirato in ballo Mario Scelba e la polemica sul «culturame», altri, ed era ciò che più lo angustiava, il periodo mussoliniano, l'epoca degli stivaloni, insomma una tipica simbologia fascista.

Perciò fin dall'inizio aveva cercato di prevenire il colpo. «Gli stivali di chi?» lo aveva interrotto speranzoso il missino Mirko Tremaglia. «È un vecchio modo di dire, non ancora cancellato, che credo risalga a qualche secolo addietro» era stata la risposta del presidente del Consiglio. Solo un'intuizione però, quella di Craxi: l'assunto rimaneva tutto da dimostrare, ma il leader socialista voleva a tutti i costi andare fino in fondo su questa benedetta storia degli stivali, origine, genesi e nobiltà filologica. Una questione di linguaggio, certo, ma anche un delicato problema di immagine in una fase politica piuttosto calda.

Che fare? Craxi pensò immediatamente a uno studioso, a una specie di consigliere personale che vive fuori dal Palazzo. Una telefonata da palazzo Chigi, e subito il glottologo di fiducia venne messo in azione. Senza neppure uscire dal suo studio tappezzato di libri, Mario Medici, professore di sintassi e stilistica della lingua italiana all'università di Roma, uno dei più importanti lessicografi dell'Enciclopedia Treccani, da anni alle prese con il linguaggio politico di Bettino Craxi, mise mano agli strumenti del mestiere.

Per primo consultò, alla voce «stivali», il Giorgini Broglio, «novo vocabolario della lingua italiana», una specie di Bibbia per linguisti, ed ebbe la significativa conferma che l' espressione, oltre a essere in uso almeno dall'ultimo trentennio del secolo scorso, aveva una base toscana. Bene, il più era fatto, ma occorreva a quel punto qualche riferimento letterario. Un aiuto decisivo venne, in fretta e furia, da Nicolò Tommaseo, compilatore, tra il 1858 e il 1879, del dizionario della lingua italiana per antonomasia. «Stivale» lesse dapprima Medici «vale minchione».

Poi, finalmente, trovò l'esempio che stava tanto a cuore a Bettino Craxi. Vissuto a Firenze dal 1606 al 1665, il pittore Lorenzo Lippi, forse parente del più famoso Filippo, è autore con lo pseudonimo anagrammato di Perlon Zipoli, di un poema eroicomico, Il malmantile riacquistato, uscito postumo nel 1666.

Della discussa espressione scelta da Craxi, Zipoli-Lippi fa infatti grande uso, soprattutto nel canto IV: «Dottor de' miei stivali», «professor de' miei stivali», «dipintor de' miei stivali». No, concluse rassicurato Medici, il fascismo non c'entra niente. Sempre nella bolgia dell'aula di Montecitorio, nello stesso discorso degli stivali, Craxi aveva risposto a molte interruzioni provenienti dai banchi dell'estrema destra. Ma non aveva immaginato, però, che il modo e la forma lessicale della sua reazione avrebbero, di lì a qualche giorno, suscitato le ire del commentatore del Giornale nuovo Domenico Bartoli: «Ho ascoltato con le mie oreccnie» scriveva Bartoli domenica 10 «che il presidente del Consiglio, sovrapponendosi alla presidenza dell'assemblea, si è rivolto a un collega e gli ha detto: "Piantala, lasciami parlare". "Piantarla», nel senso di "smetterla", è registrata come voce regionale, cioè dialettale».

E ancora una volta il professor Medici venne chiamato a consulto da palazzo Chigi. Osservando attentamente i resoconti stenografici, però, si accorse che in realtà la risposta di Craxi all'interruzione era riportata come «Ma smettila, lasciami parlare» e che probabilmente Bartoli aveva capito male. Medici non rinunciò comunque al suo compito: diligentemente preparò una seconda noticina destinata a finire sul tavolo del presidente del Consiglio sostenendo prima di tutto che quel «ma», spuntato fuori provvidenzialmente, andava inteso in quel caso come particella interietiva e attenuativa, quasi a simboleggiare la colleganza, in aula, tra il deputato Craxi e il deputato che lo aveva interrotto. E poi che, tra le varie sfumature emotive della lingua parlata, «smettila» era sicuramente più leggero di «finiscila».

Forte delle ricerche del consigliere-glottologo, pochi giorni dopo, Craxi poteva mettere i puntini sugli i con una lunga lettera all'Europeo che, prendendo spunto dall' "intellettuale dei miei stivali ", gli aveva dedicato cinque pagine non proprio benevole. Lettera in tipico stile craxiano, nota Medici, con la tradizionale tendenza alla qualificazione ironica di vecchie locuzioni (" Rimango assai poco intimorito da una levata di scudi di latta") e ad ardite e creative comparazioni sintetiche ("Nella mia vita e nella mia famiglia nessuno ha mai portato come segno di fede stivali e camicie color carbone"). Un linguaggio, quello del leader socialista, che Medici, tiene sotto controllo dal 1981 con la più completa collaborazione (il leader socialista, ormai quasi quotidianamente, gli invia tutti i discorsi e le interviste da mettere al microscopio). E che dopo cinque anni di ricerche, giudica in termini entusiastici come uno dei segnali più evidenti di una nuova stagione politica.

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