Ottenere un passaporto è oggi un’odissea di attese snervanti (che durano mesi, anche un anno). E farlo online sul sito del ministero è praticamente impossibile.
Buongiorno, chiamo per un passaporto». «Un attimo, la metto in attesa». Già al telefono inizia la grottesca e paradossale attesa per ottenere un passaporto. Siamo a Lucca, dove la questura ha stabilito che il rilascio è possibile solo su appuntamento. Passano i minuti con la cornetta in mano e una rilassante musichetta. Cinque minuti, dieci, venti. Riattacchiamo dopo quasi mezz’ora senza risposta. Riproviamo nei giorni successivi, ma il risultato cambia di poco: per un appuntamento bisogna procedere online (con spid, ovvio) accedendo all’agenda che apre ogni mattina alle 9 mostrando gli slot liberi per il giorno dopo. Peccato sia letteralmente impossibile trovare posto.
Un caso isolato? Tutt’altro. Piuttosto un esempio emblematico di quanto va in scena lungo tutto lo Stivale. La situazione è la stessa nel resto d’Italia, anche se magari ci sono biglietti (per voli e crociere) già acquistati. Un dettaglio non di poco conto: questo potrebbe attivare procedure d’urgenza che però al momento latitano. «Le necessità turistiche» così come indicato dal ministero dell’Interno e sul sito della polizia di Stato già dal 2 marzo scorso «se opportunamente documentate sono da considerarsi motivo di urgenza per ottenere il rinnovo o il rilascio del passaporto» sottolinea Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi, la federazione sindacale rappresentativa delle imprese che operano nel settore dell’organizzazione viaggi.
Ma cosa vorrebbero dire tali procedure? «Esiste una circolare del ministero dove è chiaramente indicato il turismo tra i motivi d’urgenza, necessario e sufficiente per il rilascio immediato, o al massimo nell’arco di 3 giorni, presentandosi in questura anche senza appuntamento», spiega Enrica Montanucci, presidente di Maavi, altra importante organizzazione che raccoglie le agenzie di viaggio. L’importante è chiedere il passaporto nei 20 giorni prima della partenza, con un biglietto che dimostri che il viaggio è già stato programmato. Il problema però, prosegue Rebecchi, è che «continuiamo a ricevere segnalazioni che alcune questure in Italia non considerano il turismo, anche se correttamente documentato attraverso l’acquisto di un pacchetto turistico, un motivo di causa d’urgenza. Chiediamo al ministero dell’Interno e alla Polizia di Stato di vigilare affinché la clausola turismo sia rispettata da tutte le questure».
Ecco allora che le attese non sono di tre giorni, ma possono arrivare a settimane o mesi. C’è chi scrive, in uno dei tanti gruppi che circolano sui social e sul web, che si è visto fissare il primo appuntamento disponibile nell’aprile 2024. Insomma, abbastanza per desistere. Per capire come si è arrivati a questa situazione bisogna fare un passo indietro. La scorsa estate la ripresa del settore turistico ha spinto moltissime persone a concedersi una vacanza. E se nel primo anno di riapertura delle frontiere in tanti hanno preferito rimanere in Italia, ora c’è chi freme per tornare alla scoperta del mondo. A tutto ciò si aggiungono un ampio volume di viaggi business, specie nelle città del Nord. Il risultato è un incredibile – e stranamente non previsto – accumulo di richieste negli uffici addetti al rilascio del documento di viaggio.
L’associazione AltroConsumo ha provato a prendere un appuntamento per il rilascio del documento sulla piattaforma ministeriale che fornisce le eventuali «finestre» di prenotazione. Risultato: soprattutto al Nord è quasi impossibile trovare uno slot libero. A Genova e Padova, tanto per dire, non risulta (o almeno non risultava fino a poco tempo fa) alcuna disponibilità in nessuna delle date presenti sulla piattaforma. Non è andata meglio a Bolzano e a Torino dove si attende fino a sei mesi. Le alternative sono poche. La più comune – che spesso non porta a niente, ascoltando le lamentale – è attaccarsi al telefono e sperare di parlare con un operatore, o recarsi di persona. Le soluzioni che molte città offrono sono gli open day, con giorni dedicati alla prenotazione o al rilascio dei passaporti, o i famosi (e terribili) click day. Così tanti finiscono con il provare tutti i giorni a prenotarsi – sperando che qualcosa cambi – nelle fasce orarie di primissima mattina, secondo le indicazioni delle varie questure.
Curiosa l’esperienza di Edmondo, che racconta la sua esperienza ai social: «Devo rinnovare da mesi ormai il mio passaporto. Sto provando tutti i giorni intorno alle 7 e 30, ma il sito al momento di chiedere un appuntamento non dà disponibilità, oppure quelle rarissime volte in cui appare una finestra libera funziona malissimo e mi caccia fuori, costringendomi a rifare il login. E nel frattempo la disponibilità scompare». Un «bug» del sistema. O, meglio, uno dei tanti bug del sistema, virtuale e non. Non è un caso che, curiosando sulle banche dati parlamentari, si contano decine e decine di interrogazioni depositate negli ultimi mesi per chiedere spiegazioni ai ministeri competenti (in primo luogo il Viminale), ma finora la gran parte di questi atti è rimasta senza risposta.
Non è tutto. Siccome non c’è fine al peggio, il vero paradosso cui si sta andando incontro è anche un altro. Ce lo rivela un funzionario della questura di Firenze: «Gli ultimi mesi sono stati infernali, ma alla fine stiamo provando a tornare alla normalità. Il problema ora è che non riusciamo a contattare chi per settimane e settimane ci ha sommerso di legittime richieste per nuovi passaporti o rinnovi». E dunque? «Abbiamo accatastati circa 500 documenti, richiesti e finora mai ritirati».
