(Chris Jackson, Getty Images)
Costume

Charolette Richards: «Sono la regina di cuori di Las Vegas»

Nella sua Little White Wedding Chapel ha celebrato le nozze dei vip più famosi, da Frank Sinatra a Paul Newman a Britney Spears. In una vita ha unito più di 50 mila coppie. Per la «chiesa» le hanno offerto 12 milioni di dollari, ma lei (86 anni) ha detto no. E a Panorama rivela il perché: «Voglio essere ricordata come Dea dell'amore».


Se fosse una divinità, sarebbe la «Dea dell'amore». Perché Charolette Richards, 86 anni, grinta da manager e dolcezza da innamorata perenne, nella vita ha sposato più di 50 mila coppie nella sua cappella della scintillante Las Vegas. Che non è una cappella qualsiasi, ma quella Little White Wedding Chapel dove si sono detti «sì» Bruce Willis e Demi Moore, Frank Sinatra e Mia Farrow, Judy Garland e Mark Herron. Alcuni di questi matrimoni, come quello tra Paul Newman e Joanne Woodward, sono durati tutta la vita. Altri, come quello tra Britney Spears e Jason Allen Alexander, 55 ore appena. Ma non importa perché per lei, che si definisce la «regina dei matrimoni d'Occidente», l'amore è l'amore, sia che duri un istante, sia che duri un'eternità. L'anno scorso, vista la profonda crisi del settore del wedding, Miss Charolette aveva intenzione di andare in pensione e vendere la sua creatura per 12 milioni di dollari. Ma dopo qualche settimana, in cui si era fatto avanti un solo compratore, ha ritirato la Little White Wedding Chapel dal mercato, perché, a suo dire, sulla voglia di meritato riposo ha prevalso la tristezza nel non vedere più quotidianamente l'amore scorrerle accanto e travolgerla con l'entusiasmo degli sposi. Pensare che, con un passato come il suo alle spalle, chiunque avrebbe smesso di credere nell'amore. «In effetti, stiamo parlando di 70 anni fa» racconta lei senza un briciolo di tristezza, conscia che la sua storia abbia già avuto un lieto fine. «Mi sono innamorata di un uomo, l'ho sposato bsu due piedi e con lui mi sono trasferita in Kentucky. Abbiamo avuto tre figli, poi mio marito è partito per cercare un lavoro.

Come è arrivata a Las Vegas?

Sei mesi dopo esser partito, mio marito mi ha mandato dei soldi, erano una bella cifra per quell'epoca, dicendo di raggiungerlo a Las Vegas. Ho preparato armi e bagagli, ho preso i miei tre figli, il più piccolo ancora non camminava, e ho guidato per giorni fino ad arrivare in quella che sarebbe diventata la città del mio cuore.

E poi?

Mio marito mi aveva detto di andare allo Stardust Hotel, dove lavorava. Appena arrivata, mi sono presentata al ricevimento chiedendo di lui. Mi hanno risposto che non esisteva nessuno lì con il nome di mio marito e che me ne dovevo andare perché in quell'hotel-casinò non erano benvenuti i bambini. Sono uscita distrutta, ho trovato un motel per la notte e ci sono rimasta una settimana. Stavo finendo i soldi, ero senza lavoro, senza casa, senza nessuno e con tre figli piccoli. Mi trovavo in quella situazione per amore, ma poi è stato l'amore a salvarmi.

Come?

Mentre andavo avanti e indietro nelle strade principali di Las Vegas, sperando di vedere da qualche parte mio marito, non sapendo cosa avrei fatto per dare da mangiare ai miei figli, ho incontrato uno sconosciuto che mi ha detto: «Ti vedo tutti i giorni camminare per la città da mattina a sera con i tuoi bambini accanto. Che è successo? Che stai facendo?». Gli ho raccontato la mia storia, lui ha capito che mio marito non lo avrei rivisto mai più. Davanti alla mia disperazione, mi ha offerto un lavoro. Quell'uomo si chiamava Merle Edwards, era nel business dei matrimoni. Mi ha dato la possibilità di ricominciare. Poi, quattro anni dopo mi ha detto: «Vorrei diventare un marito per te e un padre per i tuoi figli». E ci siamo sposati. È stato il grande amore della mia vita, purtroppo è venuto a mancare nel 1982.

Quasi 40 anni fa. Essendo la regina dei matrimoni d'Occidente, non ha mai pensato di risposarsi?

No, perché anche se Merle non c'era più per me è come se non se ne fosse mai andato. Ancora oggi. Ci parlo, so che lui mi ascolta e mi incoraggia. Un grande amore non finisce con la vita, soprattutto se hai condiviso tante avventure. Perché io, grazie a un colpo di fortuna e a un'amica che mi ha prestato 50 mila dollari, ho rilevato la Little White Wedding Chapel e con mio marito ci abbiamo lavorato fino alla sua morte. Soci di giorno, sposi di notte.

Il vostro è un amore durato una vita. Molti matrimoni celebrati a Las Vegas durano invece molto, molto meno.

Si fa l'errore di giudicare un amore in base alla durata del rapporto e non alla sua intensità. Si può stare insieme per anni senza mai provare un amore travolgente, oppure qualche settimana, persi l'una nell'altro, fino a farsi mancare il respiro. E la fine di quell'amore non vuol dire che non sia stato il più grande di tutta la vita.

Però a Las Vegas ci si può sposare all'istante pagando 77 dollari per la licenza di matrimonio e 99 dollar per la cerimonia più economica.

E allora? Quando uno sente di volerlo fare, deve farlo. Mi ricordo, con una punta di tristezza, una coppia che aveva convissuto tanti anni e che, entrambi sessantenni, erano venuti da me per sposarsi. Avevano fissato la data due giorni dopo il nostro incontro. Io li ho visti così felici che gli ho detto: perché non vi sposate subito, adesso? Ma loro volevano sistemare tutto, fiori, abiti, rinfresco. La signora purtroppo è morta improvvisamente quella stessa notte. Al compagno e ai figli, tutti grandi, è rimasto il conforto di non averla mai vista così felice come nell'organizzare le sue nozze. Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi. Anche il matrimonio.

A Las Vegas c'è chi si fa sposare da Elvis Presley. Ovviamente un sosia.

Che problema c'è? Se gli sposi sono contenti, io sono contenta. Ho una limousine rosa nel caso si vogliano sposare mentre girano per questa splendida città, una finestra nella cappella nel caso vogliano dire sì rimanendo seduti nella loro auto. Poi ho una cappella grande, una media, una più piccola, un gazebo all'aperto, una carrozza bianca, il tunnel dell'amore. Nulla deve essere negato a chi ha scelto di dirsi sì. La felicità degli sposi deve essere completa. Un tempo avevo anche una mongolfiera.

E poi?

La chiamavo il «pallone dell'amore», la mia piccola cappella nel cielo. Ci si celebravano matrimoni ultraromantici, nel cesto solo l'officiante, gli sposi e i testimoni. Poi, però, lessi di un incidente avuto da alcuni turisti mentre facevano un giro in mongolfiera e ho deciso che era troppo pericoloso.

Ha visto così tante coppie fare follie per amore: a parte suo marito, c'è stato qualcuno che le ha fatte per lei?

Sì. Una ventina d'anni fa quello che credevo un cliente è venuto a prenotare un matrimonio su un aeroplano da turismo. Ha pagato per la cerimonia e per il testimone. Ha richiesto me come officiante. Quando è arrivato da solo, mi è parso strano ma ho pensato che volesse fare una sorpresa alla futura moglie, andandola a prendere in qualche aeroporto privato nei dintorni di Las Vegas, e sposandola in volo al ritorno. Invece una volta in aria, ha detto che voleva sposare me. Ovviamente sono rimasta di stucco. Al mio rifiuto, quello che voleva diventare mio marito ha indossato un paracadute, ha detto al pilota di volare in mezzo al deserto, dove atterravano gli amanti del volo, e si è buttato. Insomma, quell'uomo non si ricorderà quel giorno come uno dei più felici della sua vita. Ma tantissimi altri sì. Alcuni sono stati così felici di sposarsi alla Little White Wedding Chapel che ci sono tornati cinque o sei volte.

Non è un po' tanto sposarsi cinque o sei volte?

Non mi occupo di numeri, tesoro. Bado solo all'amore.

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