Bloccata dai veti incrociati, l’Onu oggi brilla per l’assenza nella crisi in Ucraina. Al contrario, sono poderosi i costi della sua burocrazia. Che, esaminando il bilancio di previsione 2022, dispone anche di svariati vantaggi…
Assente ingiustificato. Se fosse uno studente di una qualsiasi scuola, sarebbe così appellato l’Onu sulla guerra in Ucraina. Fin dai primi bombardamenti della Russia, infatti, dalle Nazioni Unite sono arrivati solo flebili vagiti sull’auspicio di una tregua. Il segretario generale, il portoghese António Guterres, si è limitato a lanciare qualche generico appello per giungere a «seri negoziati politici volti a raggiungere un accordo di pace». Dichiarazioni che sono state seppellite dalle bombe e da un’attività diplomatica condotta altrove.
Per il resto nulla: è stata la foglia di fico dietro cui si sono nascosti i pacifisti, alla Maurizio Landini, il segretario della Cgil, che a piazza San Giovanni invocava un ruolo dell’Onu. E dire che il Palazzo di Vetro è una complessa macchina organizzativa, con migliaia di dipendenti. In totale, quelli sparsi in tutto il mondo assommano a circa 37.000. I numeri aiutano a capire bene di cosa stiamo parlando.
Le Nazioni Unite sono un imponente apparato dal costo complessivo di 3 miliardi e 176 milioni di dollari. Certo, ci sono anche gli importanti fondi per i vari progetti condotti in tutto il mondo. Ma spuntano qua e là anche decine di milioni di dollari spesi in consulenze, viaggi e alloggi. Senza dimenticare, cosa tutt’altro che banale, un incremento dei costi per il personale negli ultimi dodici mesi. Panorama ha esaminato il bilancio di previsione per il 2022.
Se c’è stato un lieve calo, nell’ordine delle decine di milioni, in confronto all’anno precedente, in rapporto a due anni fa (2020) la musica cambia notevolmente. Insomma, il segretario Guterres, in carica dal 2017 in sostituzione del sudcoreano Ban-ki-moon, non ha imposto alcuna cura dimagrante nell’ultimo triennio. Anzi. Secondo quanto messo nero su bianco, un terzo delle risorse a disposizione viene assorbito dal funzionamento degli uffici e per il pagamento dei dipendenti: il costo, per l’anno in corso, ammonterà a un miliardo e 444 milioni di dollari, in netta crescita rispetto al 2020, quando la spesa si era fermata a un miliardo e 300 milioni di dollari. Ma non solo.
Ci sono ulteriori 205 milioni di dollari che vanno destinati al capitolo «altri costi dello staff», con un incremento di 20 milioni in confronto al 2020. Gli stipendi, dalle parti dell’Onu, sono effettivamente da capogiro, soprattutto quando hanno acquisito molti anni di anzianità. Il guadagno di un dipendente dell’Onu a New York è superiore di quasi 30 volte in confronto a un funzionario dell’amministrazione pubblica statunitense.
Un’idea? Nella sede centrale delle Nazioni Unite, i salari dei dipendenti (non in posizioni dirigenziali) hanno un range molto ampio. Il minimo, il livello più basso, per i servizi generali, è di quasi 40.000 dollari all’anno. Niente di che, si dirà. Ma la cifra può aumentare fino a 105.000 dollari all’anno, pari a circa 9.000 al mese, per lavorare nello staff della sede principale. Se volessimo convertirlo in euro, parliamo di oltre 8.000 euro mensili. Niente male.
Se la passano alquanto meglio gli insegnanti di lingua assunti dalle Nazioni Unite. Nella peggiore delle ipotesi, la retribuzione è di 8.000 dollari fino a un potenziale di 111.000 dollari all’anno, che sono oltre 9.000 al mese. Gli assistenti del Palazzo di Vetro si dividono in tre fasce: per l’ultima lo stipendio minimo è di 53.000 dollari annui. Tuttavia, man mano che si sale di competenze si raggiunge la somma di 79.000. Di sicuro l’Onu non trascura il comparto sicurezza. E ci mancherebbe, visto il ruolo che occupa nella geopolitica mondiale.
Le ultime tabelle a disposizione spiegano che i dipendenti del «servizio di sicurezza presso la sede centrale» possono arrivare a guadagnare addirittura 128.000 dollari all’anno, con un sostanzioso bonifico a fine mese. Come se non bastasse, ci sono ulteriori benefici, come le esenzioni relative agli obblighi di monitoraggio fiscale delle attività estere e degli investimenti posseduti all’estero. Insomma, il fisco di ogni Paese deve guardarsi bene dal loro privilegiato status speciale. E non di solo personale vive il «carrozzOnu».
Altrettanto sostanziosa è infatti la spesa per i viaggi della dirigenza e per quello dello staff, che pesano sui conti per un totale di 39 milioni di dollari, in linea con lo scorso anno ma con un incremento vertiginoso, di quasi 30 milioni, rispetto al 2020. Un altro consistente esborso, poi, è rappresentato dai 125 milioni di dollari per le cosiddette spese di «gestione generale».
Cosa si cela dietro tale definizione? In gran parte sono i costi per la manutenzione, noleggio di locali, trasporti, utenze e spese extra per la comunicazione. E d’altronde c’è molto da comunicare visto il «poderoso» ruolo da mediatore svolto nel conflitto in Ucraina.
