Portofino è diventata gourmet. Finalmente
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Portofino è diventata gourmet. Finalmente
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Portofino è diventata gourmet. Finalmente

La storica piazzetta ligure non ha mai brillato per l'alta cucina. Ora, però, le cose sono cambiate. Cracco, i fratelli Cerea e lo chef Taglienti hanno aperto i battenti. Panorama ha provato le loro specialità. Guida a una delle mete più esclusive e apprezzate d'Italia.

Era quel posto dove la Cucina (quella con la C maiuscola, di ricerca, firmata) non importava. Davanti al più sublime porticciolo del Mediterraneo, in un borgo intoccato, con una piazzetta les pieds dans l'eau dove incrociare in disinvolto passeggio i belli & famosi, i blasoni gastronomici apparivano superflui.

Ai proprietari delle ville in collina o delle costosissime ex-case di pescatori bastavano il giornalaio, la focaccia della panettiera Mariangela, le trenette della trattoria Concordia, l'Aperol da Ugo e, naturalmente, la cena in piazzetta da Puny, il primo che ha osato togliere l'aglio dal pesto per far piacere ad Afef che detestava quell'afrore. Per i non residenti, c'era lo splendido Hotel Splendido, un'isola dove ogni ora del giorno è scandita da impegni deliziosi: lo yoga sul Monte, il massaggio tra i glicini, i sublimi tramezzini, il piano bar. Ma isola sempre.

Sicché ancora una volta gli esperti confermavano: la ristorazione, evidentemente fatta per i turisti, anche se di lusso, non rispecchiava e non esaltava il grande patrimonio di terra e di mare della Liguria. Con l'eccezione della versione a mare delle milanesi Langosteria, approdata tre anni fa a Paraggi, dove sulla spiaggetta dei mitici Bagni Fiore, sono apparsi i piatti freschissimi pensati da Enrico Buonocore, un imprenditore con antenne e palato formidabili. Poi è arrivato il Covid, con la voglia, alla riapertura, di sparare fuochi d'artificio.

E adesso Portofino esibisce tre personalità gastronomiche extra-large in uno spazio extra-small. Carlo Cracco, il cuoco che ha fatto il gran rifiuto alla celebrità televisiva per ridare a Milano l'orgoglio di un ristorante-simbolo in Galleria; i fratelli Cerea, campioni del family-style di lusso; Luigi Taglienti, il talento ligure esportato a Milano e adesso tornato a casa. I maligni si chiedono: si saranno riuniti in un summit segreto per sottoscrivere un patto di non belligeranza creando occasioni diverse di delizia, o saranno ai ferri corti e invieranno spie anonime ad assaggiare e riferire in stile film Disney Ratatouille? Nessuna delle due ipotesi è centrata perché si tratta di progetti diametralmente opposti.

Il più ambizioso è quello di Carlo Cracco, che ha preso in mano una gloria dismessa degli anni Cinquanta come il Pitosforo, con la vista sulle barche e la terrazza col pergolato, deciso a ridarle la primogenitura del lusso in piazzetta. La rinascita è stata affidata allo studio Peregalli, lo stesso che ha realizzato Cracco in Galleria. Legno, paglia, bambù, roccia, ardesia, ritmano e separano il ristorante dal caffè e dal bar e guidano alla terrazza. Lì, nel verde, si fa colazione e si servono tutto il giorno piccoli piatti; la sera si sorseggiano cocktail con vista sugli yacht ancorati di fronte. Leggere la carta è come immergersi in un acquario. Tutta la fauna marina è lì, interpretata da un virtuoso degli accostamenti che fanno sobbalzare: Gamberi, pinoli e pesca alla brace; Risotto alla triglia con riduzione alla birra e erbe selvatiche; Fusillo al nero, ragù di seppia e lardo al vapore; Aragosta, burro alla lavanda, bergamotto. Fino alla costoletta alla portofinese, di spada, così alta, buona e ben panata da convertire al pesce il milanese più tradizionalista. Per chi vuole entrare in confidenza totale con lo stile del cuoco c'è il menu: dieci portate con citazioni rivedute di sue creazioni famose, leggi L'Insalata russa caramellata e il Tuorlo d'uovo marinato trasformato in corzetti, la pasta tipica della cucina ligure.

Viaggiano invece sotto le ali protettrici della Belmond, la catena del lusso alberghiero, sia i fratelli Cerea al DavMare - Da Vittorio al mare - nella dépendance easy dello Splendido, sia Luigi Taglienti, alla Terrazza dello stesso hotel. Una vera fortuna per delle stelle appena approdate il cui brillio è supportato dalla solidità degli chef residenti, abituati da anni a far ruotare morbidamente l'ingranaggio mostruoso di alberghi capaci di soddisfare, dalla prima colazione a tarda notte, qualsiasi capriccio. Trovarsi a bordo mare per i Cerea è il meritato traguardo della famiglia che, giusto cinquant'anni fa, ha introdotto al pesce Bergamo e dintorni, ed è quindi a proprio agio nell'interpretare in salsa ligure crostacei e conchiglie, rombi e acciughe. La loro cucina, gioiosa e generosa, gioca sul piacere della scena. Il pesto si fa al tavolo nel mortaio mentre si manteca il risotto; lo stesso vale per le Linguine alle vongole (con aggiunta di Beluga a richiesta), mentre arriva montato sui dischi dell'umile farinata il Cappon grasso, quasi un chilo di aragoste, astici, granchi, capesante e pesci vari, con le verdure e le gallette, circondati dalle loro salse. Gli aficionado milanesi possono stare tranquilli: non mancano i due grandi classici della casa: i Paccheri alla Vittorio (in un trionfo di pomodoro e Parmigiano) e L'elefantino, la milanese formato maxi (40x40 cm).

Tutta diversa l'atmosfera alla Terrazza dell'Hotel Splendido, che si è affidato come guest chef a Luigi Taglienti, un cuoco che annuncia il suo menu con pensieri rarefatti. Il mare «è un liquido amniotico», le terre sono «contenitori aperti», la tavola è «un momento di riflessione».Gli sta accanto in cucina Corrado Corti, chef di lungo corso dell'hotel, che conosce l'arte millimetrica di soddisfare i palati degli emiri senza tradire il proprio stile (per dire: i suoi Spaghetti di Gragnano alla Elizabeth Taylor avranno la «caudiatura», ovvero la cottura esatta al secondo dei partenopei o dovranno essere un po' più cedevoli?). In realtà Taglienti, nato a Savona, conosce i prodotti liguri come nessun altro. Uscito dalla scuola di Gualtiero Marchesi, ma cresciuto tra i tour de main della grande cucina francese, è un virtuoso delle salse. Dopo un calice di Quintessenza al chinotto, si passa all'Ostrica, riccio e carpacci, al Fior fior di zucchina trombetta. Si va avanti col Pasticcio di gamberi e ravioli fino alla provocatoria Lepre in salsa di seppia, citazione in abiti marinari della Lepre à la Royale, grande classico della cucina francese. Alla fine sono otto portate. Eppure ci si alza da tavola soddisfatti, ma pronti ad affrontare con disinvoltura il resto della giornata o della notte. Giusto quello che mancava a Portofino.

DaV Mare

Lo Splendido Mare si rinnova

«È stato di grande ispirazione conoscere le origini dello Splendido Mare, una locanda di pescatori e la scenografia naturale di Portofino. Nel progettare il design dell’hotel abbiamo sempre cercato di mantenere la massima coerenza con l’ambiente circostante, vogliamo far sentire l’ospite a suo agio ma anche fargli percepire la storia del luogo».

Lo Splendido Mare di Portofino ha riaperto le porte ai suoi ospiti lo scorso aprile, in una versione completamente rinnovata. In tutta la struttura troviamo dettagli e riferimenti alla storia marinara del porticciolo, ognuna delle 14 camere e suites utilizzano legni di provenienza locale e verniciati a mano, gli stessi che sono utilizzati tradizionalmente nelle barche dei pescatori allineate nel porto.

Troviamo motivi di corda intessuti anche nell’intarsio delle testiere dei letti, realizzate artigianalmente dalla nota designer tessile Veronique de Soultrait. Il nodo nautico è l’emblema dell’hotel ed è referenziato in piccoli dettagli nelle stoviglie e bicchieri di cristallo di disegno esclusivo, così come nelle chiavi delle singole camere. Le 7.000 piastrelle di terracotta, create a mano da un artigiano ligure, utilizzate nella pavimentazione del ristorante, richiamano il movimento ondulatorio del mare dando l’illusione di camminare nell’acqua.

Gli arredi moderni, in stile anni Cinquanta, celebrano i tempi più mondani della storia di Portofino e nello stesso tempo rendono omaggio a un periodo importante del design italiano. L’arredo di ogni camera include pezzi autentici come le poltroncine con struttura in noce di Giò Ponti e Paolo Buffa, dallo stile sobrio e iconico, che creano un senso di nostalgica familiarità specie per gli ospiti Italiani cresciuti con arredi simili nelle loro case. Una delle suites è dedicata ad Ava Gardner, emblema del glamour anni Cinquanta, che fu spesso ospite della locanda durante le riprese del film La contessa scalza del 1957 con Humphrey Bogart.

Ogni dettaglio rispecchia lo spirito del luogo, con materiali di origine italiana e lavorazioni artigianali, come il marmo di Carrara nei pavimenti dei bagni o i rivestimenti di ardesia delle terrazze. I tessuti degli arredi sono di Loro Piana e Rubelli e le lampade a parete sono in vetro di Murano.

Belmond Splendido Mare

Louis Vuitton celebra Portofino con un'edizione speciale della sua OnTheGo

Per celebrare le riaperture delle sue boutique resort, Louis Vuitton ha creato una versione esclusiva della sua celebre borsa OnTheGo.

La OnTheGo è ispirata alla storica borsa porta documenti Sac Plat di Louis Vuitton, un modello iconico disegnato nel 1968, molto amato dalle celebrity e più volte reinterpretato da artisti e designer della Maison. Una forma senza tempo e versatile, che rende la borsa perfetta per la vita cittadina come, in questo caso, per le vacanze quando è essenziale avere con sé tutto il necessario per una giornata fuori casa. Comoda da indossare, grazie alla combinazione della doppia tracolla e dei preziosi manici in vacchetta per portare la borsa anche a mano.

Una raffinata miscela di eleganza e praticità, che nella limited edition Resort 2021 combina delicate sfumature che vanno dall'azzurro al rosa pastello con tessuto sostenibile intrecciato ispirato alla raffia. L'elegante accessorio, dotato di due lunghe tracolle, è impreziosito dall'iconico disegno Monogram Giant bianco e decorato dai nomi delle località in giallo acceso. Ogni borsa è arricchita da un charm con pendente che omaggia la storia di ciascuna destinazione: un limone per Capri, una stella marina per Porto Cervo e una conchiglia per Portofino.

Dioriviera

Con pop-up stores a Portofino, Capri, Porto Cervo e Forte dei Marmi, la capsule collection estiva Dioriviera è la protagonista dell'estate.

Emblemi di un guardaroba radioso reinventato da Maria Grazia Chiuri , queste nuove creazioni sono vestite con un iconico motivo toile de Jouy che il direttore creativo delle collezioni donna ha reinventato in intense tonalità di rosa lampone, verde chartreuse e blu navy. Questa stampa eccezionale illumina gli elementi essenziali dell'estate - una tavola da surf, un ombrellone, un'amaca e cuscini - così come tovagliette all'americana, una serie di oggetti decorativi e articoli di cancelleria. Un momento sospeso nel tempo, come una fuga al mare.

Le borse Lady D-Lite, Dior Caro e Dior Book Tote, le sneaker D-Connect, le espadrillas Dior Granville, i sabot Dway e i poncho DiorClub, oltre a sciarpe, gioielli, visiere e top in stile marinaro si abbelliscono con i nomi delle location che ospitano i pop-up. Un memento esclusivo per ricordare un'estate indimenticabile.

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