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Tecnologia

La cosa più pericolosa sul web siamo noi

La Rubrica Cybersecurity Week

Comprare una lavatrice su Internet non è poi tanto diverso da fare atterrare un Airbus su un'autostrada. È possibile, ma non è normale. Questo è un esempio che utilizzo spesso per rispondere a una domanda che talvolta mi pongono i miei studenti in università.

Il quesito riguarda le ragioni per cui la Rete e le tecnologie correlate si dimostrano tanto suscettibili rispetto ad atti criminali come truffe e furti di identità. Il paragone arriva poco prima che gli spieghi come il fattore umano sia nella quasi totalità dei casi la causa della maggior parte degli incidenti di sicurezza e in qualche modo spiega la ragione per cui sono i nostri clic e tap le vere armi letali della rete.

La Rubrica: Cybersecurity Week

L'aereo e l'autostrada non sono fatti l'uno per l'altro, quel nastro d'asfalto è pensato per altri scopi. Allo stesso modo Internet non è stato originariamente concepito per comprare e vendere oggetti, tanto meno per effettuare operazioni bancarie e un'altra straordinaria quantità di cose per cui oggi lo utilizziamo.

La logica profonda della rete, regolata da quelli che i gli esperti chiamano protocolli, ha sempre avuto l'obiettivo di permettere la conservazione e la condivisione di informazioni e l'unica vera misura di sicurezza era l'accesso "fisico" al sistema. In parole povere se eri connesso eri libero di fare quello che ti pareva. Quando abbiamo iniziato ad avere un sacco di idee è iniziata una vera e propria rincorsa per cui per ogni nuovo servizio qualcuno doveva mettere "una pezza" per evitare disastri. Riconvertire un'autostrada un una pista di atterraggio, permettendo comunque alle auto di circolare, è impresa non da poco. Significa, tra l'altro, rendere il sistema sempre più complicato e più difficile da utilizzare, quindi sono richieste nuove competenze e soprattutto un cambio che va ben oltre quello culturale. Tanto per proseguire con il nostro paragone nessun automobilista sarebbe pronto a reagire correttamente nel momento in cui un aereo gli atterra davanti all'auto.

La nostra capacità di rispondere all'ambiente circostante si è evoluta anche, ma forse soprattutto, grazie ai nostri cinque sensi e in molti casi il nostro modo di agire sembra essere "innato". Cambiare certi comportamenti richiede tanto, tantissimo tempo, che la velocità alla quale si evolvono le tecnologie non ci concede. Non basta, perché ci viene chiesto di evolverci rinunciando anche alla maggior parte dei nostri sensi che in Rete non funzionano (olfatto, tatto e gusto sono proprio inutili, ma potrei dimostrarvi come anche udito e vista abbiano i loro problemi). Il risultato finale è la nostra pressoché assenza di percezione del pericolo in un ambiente virtuale.

Eppure la nostra "creatività" rispetto a come potesse essere utilizzata la rete affonda in un passato che in termini tecnologici è preistorico. Nel 2013 fece il giro del web un articolo del 1962 pubblicato su Trapani Nuova in cui tre ingegneri dell'At&T preconizzavano un futuro in cui attraverso il telefono si sarebbe fatta qualsiasi cosa: dalla lettura del giornale fino alle transazioni bancarie, comprese le lezioni scolastiche. Probabilmente la visione era quella di una rete telefonica, qualcosa di molto diverso tecnologicamente dalla nostra amata Rete che ancora oggi rimane un'autostrada e farci atterrare sopra gli aerei resta sempre un'impresa difficile.

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