missile sarmat
(Ansa)
Difesa e Aerospazio

Sarmat, il missile “mostro” di Mosca che non è ancora una minaccia

Ieri il Cremlino ha testato il nuovo missile intercontinentale come minaccia verso l'occidente. Ma al momento l'arma sembra meno pericolosa di quanto Putin voglia farci credere

Un test di collaudo trasformato nel tentativo di mostrare i muscoli con una dimostrazione di forza a due mesi dall'assalto all'Ucraina, ma non ancora un pericolo reale. Questo quanto gli Usa e parte della Nato pensano a proposito del lancio di un nuovo missile balistico intercontinentale con capacità nucleare effettuato ieri, 20 aprile, con tanto di monito trasmesso in televisione del presidente russo Vladimir Putin, il quale ha sostenuto che l’esperimento avrebbe fatto riflettere i nemici di Mosca e limitato dichiarazioni pericolose da parte dei governi a lui ostili. Nelle stesse ore i militari russi hanno avevano dichiarato che il tanto atteso missile Sarmat era stato lanciato per la prima volta da Plesetsk, nel nord-ovest del Paese e a 800 km da Mosca, per simulare l’attacco a obiettivi situati in poligoni noti nella penisola della Kamchatka, a quasi 6.000 km di distanza.

Ma la prova dello Sarmat, un missile in fase di sviluppo da anni, non ha sorpreso l'Occidente se non per il tempismo, essendo stata effettuata in un momento di estrema tensione geopolitica ma su una traiettoria che non poteva lasciare dubbi sulla natura sperimentale della missione. Putin alla televisione ha commentato: “Il nuovo sistema d’arma possiede le migliori caratteristiche tecniche ed è in grado di superare tutti i moderni mezzi di difesa antimissilistica. Non ha analoghi al mondo e non ci vorrà molto tempo prima che divenga pienamente operativo. Quest’arma davvero unica rafforzerà il potenziale di combattimento delle nostre forze armate, darà sicurezza alla Russia proteggendola dalle minacce esterne e fornirà spunti di riflessione a coloro che, nel fervore di una frenetica retorica aggressiva, cercano di minacciare il nostro Paese”. A rafforzare le dichiarazioni del presidente è stato Dmitry Rogozin, capo dell'agenzia spaziale Roscosmos, il quale ha commentato all’agenzia Tass: “Le forze nucleari russe inizieranno a prendere in consegna il nuovo missile nell'autunno di quest'anno”.

Tuttavia la tempistica di questo test svela un certo desiderio russo di avere qualcosa da mostrare come risultato tecnologico in vista della parata del 9 maggio, il “Giorno della vittoria”, in un momento in cui gran parte della tecnologia militare nazionale non ha fornito i risultati che avrebbe dovuto garantire, a cominciare da quanto accaduto all’aviazione e all’esercito russo durante questi primi sessanta giorni di guerra. Analizzando tutte le notizie e le informazioni finora diffuse riguardo il missile Sarmat, che sarebbe in grado di trasportare dieci testate nucleari, questo lancio è comunque da considerare un traguardo importante principalmente perché avvenuto dopo anni di ritardo a causa da problemi di finanziamento e da soluzioni progettuali giudicate immature. Dunque prima che questo nuovo sistema d’arma possa sostituire i vecchi missili balistici a lungo raggio SS-18 ed SS-19, giunti ben oltre la loro vita operativa massima, ci vorrà ancora del tempo. Dal punto di vista occidentale, seguire in diretta quanto accaduto nel volo del Sarmat, avvenuto molto vicino al polo Nord, è stata invece un’ottima occasione per provare l’efficacia dei sistemi satellitari per il tracciamento di missili con portata intercontinentale.

Dal punto di vista tecnico il Sarmat RS-28, al quale la Nato ha dato il nome di SS-X -29 e -30, è un vettore con dieci tonnellate di carico utile sviluppato dalla Makeyev Rocket Design Bureau a partire dal 2009 e svelato nel 2018. Lungo 35,5 metri e con un diametro di 3, è spinto da propellente liquido e con un carico bellico limitato può volare per quasi 18.000 km alla velocità massima di oltre 7 km al secondo (25.500 km/h, ma dipende a quale quota). Il suo dispositivo di guida è basato sul sistema satellitare russo Glonass (disturbabile), al quale sono stati associati sistemi inerziali e astro-inerziali (ovvero basati su un mix di informazioni tra quelle calcolate dal sensore di guida inerziale e dalla navigazione basata sulla corrispondenza con la posizione dei corpi celesti. Tuttavia, almeno per ora, queste caratteristiche lo rendono necessariamente schiavo di piattaforme di lancio terrestri e di grandi dimensioni, nella quali sia disponibile la tecnologia e l’energia necessaria per preparare i lanci, a cominciare da gradi serbatoi di ossigeno liquido. In alternativa alle testate nucleari potrebbe trasportare a sua volta una serie di missili ipersonici da lanciare durante il volo (fino a 24), alcuni con testate di guerra, altri con a bordo sistemi di contromisure elettroniche e dispositivi anti-missile di tipo attivo (rilascio di falsi bersagli). In pratica un’arma che può funzionare sia per l’offesa sia per la difesa. La sua pericolosità sta nel fatto che la mole è tale che nella fase iniziale del volo, quando la velocità dei missili è giocoforza limitata, il razzo che lo spinge, che emette sufficiente calore perché questo venga facilmente tracciato dai sensori infrarossi dei satelliti militari, in questo caso ha una potenza tale da farlo accelerare rapidamente e questo accorcia il tempo in cui è possibile accorgersi dell’avvenuto lancio e tracciare la sua traiettoria. La lunga autonomia del Sarmat potrebbe poi renderlo capace si sorvolare il polo Sud e colpire arrivando da una porzione di spazio nella quale l’occidente non ha ancora posizionato una rete capillare di satelliti, dei quali invece disponiamo nell’emisfero boreale. Giocoforza, da quando questo progetto russo è stato ritenuto concreto, gli usa hanno cominciato a rafforzare le capacità militari spaziali anche sotto l’equatore.

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Sergio Barlocchetti

Milanese, è ingegnere, pilota e giornalista. Da 30 anni nel settore aerospaziale, lo segue anche in veste di analista. Docente di materie tecniche presso la scuola di volo AeC Milano è autore di diversi libri.

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