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(Smops)
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Difesa e Aerospazio

Scienziati italiani nello Utah per provare le tecnologie destinate a Marte

Le immagini del test della missione Smops

Si è conclusa con successo nel deserto dello Utah, dove sorge la stazione di ricerca Mdrs (Mars Desert Research Station), la missione di simulazione marziana di medicina spaziale Smops (da Space Medicine Operations) promossa e organizzata da Mars Planet, sezione italiana di Mars Society, con il patrocinio dell’Agenzia spaziale italiana. La missione, la numero 245 condotta nel contesto della base Mdrs, è stata condotta da un equipaggio di sei astronauti “analoghi” selezionati da Mars Planet e composto da quattro italiani, una canadese e un francese, e ha consentito di svolgere una serie di attività e di esperimenti simulando la vita e il lavoro in un ambiente remoto assimilato alle condizioni che si ritrovano sul Pianeta Rosso. L’equipaggio è stato composto da Vittorio Netti, architetto spaziale e project manager di Dome (gruppo di ricerca focalizzato sullo sviluppo di asset di droni per l'esplorazione di Marte), con il ruolo di comandante della missione; da Paolo Guardabasso, ingegnere aerospaziale e principale sperimentatore della tuta di simulazione analoga sviluppata da Mars Planet e Radici Group e impiegata nel corso della missione; da Luca Rossettini, amministratore delegato e co-fondatore di D-Orbit (azienda leader mondiale della logistica spaziale); da Simone Paternostro, ingegnere spaziale che lavora presso Esa-Estec; da Nadia Maarouf, medico canadese, candidata astronauta-scienziata, impegnata nella ricerca spaziale biomedica e da Benjamin Pothier, francese, esperto di fattore umano per il comitato Volo spaziale umano della Federazione astronautica internazionale.


(Smops)

La missione Smops, incentrata sull’uso di tecnologie innovative interamente sviluppate in Italia, e in modo particolare da Mars Planet, era iniziata domenica 10 aprile e si è conclusa sabato 23 aprile 2022. Durante questi tredici giorni è stata sperimentata e indossata la tuta progettata e sviluppata da Mars Planet in collaborazione con Radici Group, azienda leader del settore tessile e a capo di una filiera tutta italiana per questo specifico progetto. Si tratta di una soluzione studiata per consentire agli astronauti di muoversi agevolmente, in sicurezza e autonomia, all’esterno della stazione base con l’ausilio dei sistemi avanzati di controllo, monitoraggio e di comunicazione. La tuta spaziale di simulazione analoga, ribattezzata con l’acronimo Bg-suit, è infatti dotata di diversi sensori in grado di riportare in diretta le condizioni di salute dell'equipaggio e misurare i valori dell’ambiente circostante.


La partnership industriale con Radici Group rappresenta la vera novità in tema di collaborazione industriale, che ha permesso di sviluppare e disporre di una tuta destinata alle attività extraveicolari da parte degli equipaggi impegnati nelle missioni in superficie. Uno sviluppo tecnologico che prelude a importanti varianti applicative, la cosiddetta ricaduta tecnologica, per impieghi in attività di natura industriale, biomedica e in ogni ambiente dove necessiti un elevato livello di protezione. I test della missione Smops sono stati focalizzati principalmente sul monitoraggio della salute dei futuri astronauti e sulle tecnologie di supporto. In particolare, nel corso di uno degli esperimenti, è stato oggetto di analisi il livello di stress degli astronauti nel corso delle attività e, attraverso l’impiego di speciali magliette sensorizzate, si è potuto controllare il sistema vitale degli astronauti analoghi. Sono stati provati anche un dispositivo di purificazione dell'aria all'interno dello habitat della stazione e uno strumento di stampa 3D per la fabbricazione di componenti in loco. Nel corso della missione, Vittorio Netti e Paolo Guardabasso del gruppo Dome hanno impiegato un drone per voli di mappatura e ispezione, simulandone anche la funzione di supporto in una missione di ricerca e soccorso per astronauti in difficoltà.

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