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(Ansa)
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Difesa e Aerospazio

Droni e missili terra-aria, Pechino arma la Serbia, ma per noi non è un problema

La consegna delle armi è si in questo periodo ma la firma risale al 2018, quando le tensioni di oggi non esistevano

Droni leggeri e missili terra-aria, Pechino arma la Serbia

La consegna alla Serbia di sistemi missilistici antiaerei da parte della Cina è parte di un contratto che include anche droni la cui firma risale al 2018, per un valore complessivo di circa 30 milioni di dollari. Per questo motivo lo scorso lunedì il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian si è affrettato a rassicurare la stampa internazionale a proposito del fatto che l’operazione faceva parte del piano di cooperazione annuale concordato dai due paesi, e che non si tratta di un rafforzamento delle difese dovuto alla situazione geopolitica attuale.

Zhao non ha però voluto fornire ulteriori dettagli sulla consegna, ma si ritiene che l’operazione sia avvenuta durante il fine settimana e che si sia trattato di una batteria di missili terra-aria Fk-3 a medio raggio montati su lanciatori mobili. Per poter raggiungere il luogo della consegna (la base di Bataitsa), i cinesi hanno utilizzato un ponte aereo utilizzando gli aerei da trasporto pesanti Xi'an Y-20 dell'Aeronautica cinese decollati da Kaifeng nella provincia di Henan, che hanno potuto volare regolarmente nello spazio aereo russo, a ulteriore prova degli stretti rapporti tra le tre nazioni.

Lo Fk-3 è una versione da esportazione del sistema missilistico terra-aria Hq-22 e mantiene la velocità massima della versione cinese, ovvero Mach 6, sebbene la sua portata massima sia stata ridotta da 170 a 150 chilometri. Si tratta di missili a guida radar semi attiva e programmabile in volo, in modo da poter colpire bersagli balistici e da crociera, aerei, elicotteri e sistemi aerei senza pilota. Tipicamente un sistema completo, definito Hq-22/Fk-3, è costituito da un veicolo che ospita l’impianto del radar e la piccola centrale di comando e controllo, e di tre veicoli di lancio dotati di quattro missili ciascuno. Ogni batteria può ingaggiare sei bersagli aerei contemporaneamente e trasmettere l’ordine di lancio a un’altra qualora la traiettoria dell’obiettivo fosse più favorevole. Dal punto di vista operativo lo Hq-22 è entrato in servizio con l'Esercito popolare di liberazione cinese nel 2017 e da allora è stato utilizzato operativamente in Yemen e in Africa centrale.

Il contratto firmato quattro anni fa da Belgrado includeva anche il drone armato Ch-92a prodotto dalla China Aerospace Science and Technology Corporation, in grado di eseguire missioni diurne, ma anche di imbarcare bombe e missili a guida laser, tipicamente gli Ft-8d che hanno un raggio di 5 km), per un totale di 60kg. Secondo quanto riferito dalla Difesa serba i sistemi ricevuti sono finora nove, ma ci sarebbe l’opzione per arrivare a quindici. Il Ch-92a ha un peso massimo al decollo di quasi 300 kg e dimensioni contenute: l’apertura alare è di 9,8 metri, l’autonomia di 150-250 km (limitata dal tipo di datalink che lo collega alla stazione di comando e controllo), e con un’autonomia massima di circa dieci ore. La quota operativa è dichiarata attorno ai 5.000 metri (per rimanere in aria non troppo rarefatta, limite oltre al quale il motore perde prestazioni), e operare a una velocità di crociera tra i 120 e i 180 km/h. Con queste caratteristiche, da parte di chi lo intercetta viene considerato uno “slow mover” (bersaglio lento). La sia missione tipica è la ricognizione tattica, compresa la possibilità di fornire parametri per la correzione del tiro dell’artiglieria.

Considerate le caratteristiche di queste armi, esse non possono costituire una reale minaccia per l’Italia, sempre che il sistema si comando e controllo dei droni Ch-92° non venga aggiornato per essere condotto anche via satellite. In quel caso, in meno di tre ore questi droni potrebbero raggiungere il nostro sazio aereo.

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