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«Ho provato a comprare un'auto elettrica o ibrida; non ce l'ho fatta»

Il racconto in prima persona tra concessionarie e venditori per un acquisto voluto ma, di fatto, impossibile da concludere. E che dimostra come, al di là delle parole, manchino ancora tante cose. Ed il 2035 si avvicina

Giuro, ho provato ad acquistare un'autovettura elettrica e una ibrida, ma non ci sono riuscito. Preso da un attimo di entusiasmo sono entrato in una paio di concessionari, uno di una casa francese, l'altro di una multinazionale anche un po' italiana.

Nel primo autosalone sono entrato senza appuntamento e ho mirato una vettura con motore termico poiché non ho visto esposta la sua versione elettrica. Prima di essere avvicinato da un venditore sono riuscito senza fretta a salire, spippolare sullo schermo dell'infotainment, scendere, aprire il portellone posteriore e richiuderlo, quindi osservare i cerchi delle ruote e assicurarmi che no, il bocchettone per la ricarica proprio non ci fosse. Al buongiorno del consulente alle vendite replico sorridendo e esternando immediatamente le mie intenzioni: "Sarei interessato a questo modello, ma elettrico..."

Diventa serio e risponde: "Questa è a benzina, ma tanto sono uguali, glielo assicuro." Un po' deluso da quanto ho appena ascoltato insisto, ed anche per dimostrare al commesso che sono seriamente intenzionato chiedo se fosse possibile provare il modello a batterie. "Ne abbiamo una sola ed è sempre fuori, però se mi lascia un suo recapito la richiamo io, diciamo tra due o tre settimane."

Quanto tempo, penso, ma ormai sono in trappola e seppure non ami prendere appuntamenti per questo genere di cose lo seguo in ufficio, dove almeno mi proponga un ragionamento sul costo. Intanto però incalzo con le domande e chiedo come funziona in termini di ricarica, quanta autonomia ha e soprattutto il prezzo. Insomma non banalità tipo il colore, che comunque pensando ad alleggerirmi di 40.000 euro avrebbe un suo perché.

Accomodato al suo posto e con gli occhi fissi al monitor il venditore gioca le sue carte: "Guardi, purtroppo gli incentivi sono finiti. Forse se ne riparlerà a giugno, sempre che non cada il governo" (ride da solo). D'accordo, accetto di naufragare insieme con lui nell'imponderabile ma qualche certezza vorrei portarla a casa, magari insieme alla brochure. E insisto sull'autonomia, chiedendo in uso normale, diciamo cittadino, e sulle statali, ovvero il 70% della mia percorrenza, quanti chilometri potrei percorrere con quell'ultimo ritrovato della tecnologia automobilistica. E poi, soprattutto, come e dove trovo i punti di ricarica.

Finalmente mi guarda negli occhi e dice qualcosa di sorprendente e inaspettato: "Potrà fare circa trecento chilometri; quanto alla ricarica, se ha una villetta allora è a posto, ma se deve affidarsi alle colonnine pubbliche o a quelle in giro mi creda, questa non è la vettura adatta a lei. Non le conviene neppure economicamente, riconsideri quella a benzina, è identica, costa molto meno ed è anche disponibile".

"Si ma la benzina è ormai a oltre due euro al litro..." Sono un po' deluso, provo quindi a fare un esempio per capire fino in fondo se ho compreso bene le cose e ipotizzo un viaggio fino al paesello sul lago Maggiore dove abita una parte della famiglia, e ritorno, circa 250 km in tutto.

La risposta è secca: "Se fa un po' caldo e tiene il condizionatore acceso, oppure ha delle salite da fare l'autonomia non è sufficiente. Se deve fermarsi deve cercare una colonnina EnelX, perché siamo convenzionati con loro, ma non ce ne sono molte in giro..."

Ci salutiamo con la promessa di essere contattato il giorno che sarà comunque possibile provare l'elettrica, intanto approfitto per recarmi da un concorrente anche se il tipo di vettura che andrò a vedere sarà completamente differente, ovvero una 4x4 ibrida plug-in. Qui in realtà mi sono portato avanti e grazie al configuratore su internet avevo "fatto i compiti" a casa e prenotato un giro di prova. L'accoglienza è cordiale, la puntualità del venditore perfetta ma la conoscenza della vettura un po' meno. In particolare chiedo quanti litri di benzina ci stanno nel serbatoio e la risposta è dapprima un po' vaga, quindi insistendo emerge ciò che in Piemonte chiamerebbero la magagna: per farci stare le batterie nello stesso pianale è stato dimezzato il volume della tanica. Tuttavia il peso della vettura è complessivamente aumentato, mentre la cilindrata è diminuita, quindi le prestazioni rispetto alla turbo-diesel sono limitate e anche qui senza colonnina personale la vita diventa dura, il motore termico sarebbe sempre in moto e addio risparmio energetico e calo di emissioni. Faccio notare che non è il mezzo che fa per me, causa le molte salite e la penuria di stazioni di servizio elettrico presenti nell'alto Verbano. E a ben guardare, il computer di bordo dell'auto dice il vero: sto chiedendo al troppo piccolo motore termico di frullare ad alto numero di giri e il consumo indicato è ben lontano da quanto pubblicizzato. Però è colpa mia, infatti mentre affronto il cancello del concessionario, di ritorno dal giro il venditore mi accusa: "Per queste automobili ci vuole la coscienza ecologica, se non si possiede una cultura del green non si accettano i limiti."

vorrei replicare che forse la coscienza da avere sarebbe quella delle leggi della termodinamica, ma per non infierire né scatenare una rissa mi permetto soltanto un sommario finale: per le esigenze di una famiglia di tre persone che frequenta nonni e zii fuori porta, con 42.200 euro di finisce per consumare più carburante di prima (benzina contro diesel), fare in elettrico circa 50km di discesa e aspettare sette mesi per la consegna. Quanto al colore, dicono che qui invece si può scegliere. Ma tra tre o quattro tinte. Da queste due visite ho capito che la filiera dell'auto è in crisi, che il tentativo di spostare sul web le vendite nasconde l'annichilimento della professionalità dei venditori onesti, i quali un tempo capivano le aspettative e le necessità dei clienti. Che ritornavano.

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