Marco Morello
Tecnologia

Asus ZenBook Duo, la prova del pc con due schermi

Come si comporta nell'uso quotidiano il computer con il doppio display che promette di rivoluzionare il lavoro in mobilità

da Las Vegas

Già al primo contatto, al Computex di Taipei dello scorso anno, lo ZenBook Duo di Asus aveva catturato moltissimo interesse. Se il pc pieghevole promette versatilità riducendo l'ingombro, questo mantiene le dimensioni standard di un notebook tradizionale, però ne moltiplica le possibilità. Le amplifica. Il suo fulcro è il secondo schermo posto sopra la tastiera che permette di riscrivere le fondamenta del concetto di multitasking in mobilità. Almeno sulla carta.

Per verificarlo nella pratica, lo abbiamo portato con noi al Ces di Las Vegas, la manifestazione dedicata alla tecnologia più importante e affollata al mondo. Era un all-in, in ossequio alle regole del linguaggio pokeristico che bene si sposano con la città dell'azzardo, perché nel caos della fiera serve una macchina funzionale, efficiente, che non faccia perdere tempo, anzi aiuti a giostrarsi tra mail, articoli da scrivere, foto e video da scaricare, tantissimi documenti da leggere. Perché va bene il proprio expertise, ma molti oggetti e temi sono al debutto assoluto, quindi bisogna informarsi a getto continuo.

Inutile tirarla troppo per le lunghe, il giudizio è estremamente positivo. Per chi fa un lavoro creativo, nel caso di chi scrive il giornalista, per chi deve editare immagini o clip, per un manager che ha bisogno di preparare una presentazione, e l'elenco si allunga facilmente, è una svolta. Lo ZenBook Duo è dedicato a chiunque trovi il singolo display del pc un limite, una barriera, uno spazio ridotto. A chi non vuole impazzire a dividere lo schermo in mille parti, perché ha una prateria extra a sua disposizione. Tenere la posta aperta, un file pdf, un documento Word, una finestra più piccola per un podcast tutte insieme, non è più un atto di equilibrismo, una follia creativa, una tortura per gli occhi, ma un desiderio che si avvera.

E, aggiungiamolo immediatamente, la vera sorpresa è stata la batteria. Al al primo utilizzo senza una presa elettrica nei paraggi, avvenuto su un volo intercontinentale tra Milano e New York in cui dovevamo assolutamente scrivere per tutto il tempo e ci siamo dunque trattenuti, abbiamo acceso e spento il secondo display all'occorrenza (c'è un tasto e l'operazione è immediata). Ma ci siamo accorti che non era per niente necessario: sforzando con moderazione il processore, si raggiungono anche dieci ore con tutti e due gli schermi in funzione. A prova di ipocondriaci della carica.

asus-zenbook-2 Lo schermo superiore con un browser, quello sopra la tastiera con WordMarco Morello

Continuando con i lati positivi, la fortuna è che il cervello si abitua parecchio in fretta. Temevamo che la tastiera schiacciata, con il trackpad spostato sulla destra, avrebbe rappresentato una difficoltà operativa per azioni che siamo abituati a svolgere con il pilota automatico. E sì, qualche balbettio e qualche maledizione all'indirizzo degli ingegneri di Asus in un primo momento è partita, ma tempo due giorni e tutto è venuto molto naturale.

Per la nostra prova abbiamo avuto a disposizione il fratello minore, lo ZenBook ma senza Pro, quello con il display principale da 14 pollici e il secondario da 12,6. Il compromesso più sensato per un uso in mobilità, per tenerlo sempre con sé nello zaino e tirarlo fuori all'occorrenza, perché il peso è di 1,5 chilogrammi e lo spessore superiore rispetto a un notebook piuma di ultima generazione. Ma è un sacrificio accettabile tanto per il secondo display, quanto per la generosa dotazione di porte che si ha a disposizione. Se l'uso che se ne fa è più stanziale, meglio il modello Pro con schermo principale da 15,6 pollici e quello secondario da 14 pollici. Sono entrambi touch.

Elemento non da poco: un primo intoppo, o meglio una difficoltà operativa dello ZenBook Duo, è che nell'uso quotidiano un po' manca la possibilità di selezionare elementi sulle dita anche sullo schermo principale. Lo facciamo su quello sotto, ci viene spontaneo più di una volta ripetere il gesto su quello sopra, senza alcun responso. Ma anche qui è questione di abitudine.

Semplicissimo è invece prendere confidenza con questo multitasking allargato. Gli ingegneri di Asus sono stati abili a renderlo il più ovvio possibile. Al punto che il tutorial iniziale finisce quasi per confondere le idee rispetto a quello che viene spontaneo fare nella pratica. Si prende una finestra, la si trascina sotto, quella diventa dominio del secondo display e allargandola, stringendola o sistemandola in quel recinto, non tracima. Sta al suo posto. Anche invertire le carte, spostare sul principale i contenuti del secondario e viceversa è l'evoluzione del vecchio drag and drop.

Un consiglio che può sembrare superfluo, però è di sostanza: è meglio cercare di sollevare il lato con la tastiera, magari disponendo il pc in diagonale sopra un supporto. Se lo si tiene da seduti sulle gambe, si tende a ingobbirsi più del solito per consultare il display ad altezza tasti. Oppure va bene lasciarlo così se ci si trova su un treno o un aereo, dove diventa uno straordinario e inaspettato alleato per la privacy. Regolando un filo la luminosità, il vicino non potrà limitarsi a buttare un occhio, ma dovrà spudoratamente sbirciare quello che state scrivendo. È un buon limite alla curiosità altrui.

Per il resto, non c'è molto da dire. La macchina ha a bordo Windows, esce dalla fabbrica con una configurazione aggressiva, fa il suo dovere in tutti i contesti tipici in cui è lecito sottoporla. Però è come se si arricchisse spontaneamente, dando vita a una scoperta perenne. Se state giocando, potrete disporre i controlli touch dov'è più logico che siano, ad altezza mani, godendovi l'esperienza in full screen. Se state chattando su WhatsApp con un collega molesto o un amico in crisi, nel frattempo potrete usare la posta, i social, magari guardare un video su YouTube. C'è un altro respiro, una razionalità senza precedenti. Raggiungibile solo con un grande schermo domestico, però in una macchina che vi segue dappertutto.

Ci sono delle sbavature, delle ingenuità della prima ora, di sicuro è un esperimento che sarà ripetuto, che se raffinato saprà imporsi come standard. Perché se lo si prova, quando poi non c'è, se ne sente la mancanza. Tornati a un pc normale, la differenza, anche nelle operazioni del multitasking più basico, si sente. Se ci si abitua a questa nuova dinamica, si fa fatica a tornare indietro.

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