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Tecnologia

Apple Fitness+, la nostra prova. Allenarsi da casa diventa più divertente, semplice ed efficace

Un catalogo straricco di esercizi, per guadagnare muscoli e perdere peso. Yoga, ballo, bici, pilates e tante altre discipline, con un occhio di riguardo per la selezione musicale

Funziona per tutti, anche per noi poveri calimeri del fitness. Noi che troviamo difficili le cose più banali, non capiamo come diamine faccia il trainer – con quel sorriso imperturbabile – a mettere indietro un piede e in contemporanea piegarsi, poi contorcersi e nel frattempo saltare, fingere di arrampicarsi o prodursi in qualche altra assurda, perversa acrobazia.

Uno dei grandi meriti di Fitness+, la palestra domestica secondo Apple, è non avere piazzato sullo schermo un solo allenatore, ma tre. Due frenetici, esaltati, dalla fisicità ipertrofica, virtuosi e un po' maniaci dell'ortodossia del movimento. Un terzo (o una terza) normali, con un filo di pancetta che s'intuisce o straripa sotto la tutina adamitica, una quasi pigrizia di perenne sottofondo, la capacità di essere credibile e suscitare empatia. Di mostrarci, ogni volta, la normalità dell'eccezionale: come fare quel piegamento senza slogarsi o strapparsi muscoli di cui nemmeno sospettavamo l'esistenza. Regalare la spinta in più per andare avanti, completare le serie, chiudere i famigerati anelli, lo specchio spietato e matematico del nostro immobilismo.

Apple, è ormai pacifico, riesce a fare meglio degli altri le solite cose. Magari per Cupertino non è un gran complimento, ma resta un fatto: di applicazioni per sudare a casa, pensionare o sostituire la palestra, i negozi digitali straripano. La variante della mela, in inglese e da poco finalmente e finemente sottotitolata in italiano, alza il livello della qualità. E della quantità: tra bici e pilates, meditazione e yoga, rafforzamento e defaticamento, ballo e altri scuotimenti, è facilissimo trovare un programma che soddisfi l'umore e la quantità di sudore che si è disposti a versare in ogni momento.

Il meccanismo generale è ossuto: si sceglie la categoria, la si filtra per la durata, da una manciata di minuti in su – così si può inserire la sessione nei ritagli di tempo – o per l'attrezzatura necessaria. Di norma nessuna, giusto un tappetino, o manubri, elastici, ovviamente un tapis roulant o altre macchine più complesse se si vuole eseguire l'allenamento in palestra, in albergo o in un luogo più strutturato di un salotto, un catino, una camera da letto.

Un altro filtro è il nome del trainer, perché magari uno diventa più simpatico e allora ci si può affidare solo a lui, o magari escluderlo se il suo esacerbato trionfalismo risulta stridente e indigesto. Ma il discrimine supremo è la categoria musicale: dance o nostalgica, hit, country e dintorni. Non solo fa da sottofondo, ma viene canticchiata dall'allenatore, richiamata dai suoi gregari, tenuta al centro dell'azione. E riproposta in formato playlist sul lato della schermata della sessione, così la si può riascoltare in Apple Music, salvare nella propria libreria, recuperare quando si va a correre fuori, a camminare. O tutte le volte che c'è bisogno di questo doping naturale per le orecchie per assicurarsi un boost di umore.

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Al di là della mossa arguta di rafforzare l'ecosistema con una serie di rimandi e incastri reciproci, Apple fa capire che c'è un grande lavoro di regia e di montaggio dietro, una scrittura dei contenuti verrebbe da dire, prendendo in prestito il lessico televisivo.

Già, però manca ancora il nodo cruciale. O meglio due. Per prima cosa, l'esperienza è multischermo. Si può faticare sull'iPhone, sull'iPad, sul televisore con Apple Tv o giusto sull'orologio. Già, l'Apple Watch è il grande guardiano, il demiurgo e il sorvegliante dell'esperienza, il suo inesausto direttore d'orchestra. Pure quando l'iPhone è lontano, rileva in ogni momento le calorie bruciate, il battito cardiaco, cronometra oltre all'intensità la gittata dei movimenti. Fa la radiografia ai propri sforzi di fitness, premia l'impegno con medaglie, sproni e altre gratificazioni digitali.

Ci sarebbe tutto l'elemento social da tenere in conto, la possibilità di condividere con gli altri i propri scossi virtuosismi, ma pure nel solipsismo più estremo, in un solitario agitato anonimato, lo smartwatch ci premierà registrando il tempo sottratto alla stasi.

Fitness+ è un prodotto a pagamento, costa circa 10 euro al mese oppure 80 euro per un anno. Aderendo in pieno alla logica di un catalogo in streaming, aggiunge contenuti inediti ogni settimana, ma già adesso la proposta è davvero ricchissima.

Il consiglio è provarlo, qualunque sia la miccia e lo sprone. Se ci sente in grado di rivaleggiare con i guru del fitness o per verificare se, almeno per una volta, si riuscirà a portare a termine una sequenza di piegamenti e flessioni non imparando da un dio greco, ma da un essere umano sudaticcio, impacciato e col fiatone come noi.

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