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Garlasco, arma mai trovata e orari incerti: i punti oscuri che riaccendono il caso

Garlasco, arma mai trovata e orari incerti: i punti oscuri che riaccendono il caso

Sul delitto di Garlasco restano molti nodi irrisolti: dall’ora della morte all’arma usata. Parla il professor Fineschi

Niente da fare, il delitto di Garlasco continua a sollevare domande senza risposta. E mentre la procura di Pavia attende di valutare la consulenza dell’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo, depositata la scorsa settimana, due nodi restano particolarmente intricati: l’orario esatto della morte di Chiara Poggi e il numero di oggetti impiegati per ucciderla.

Facciamo un passo indietro nel tempo. Siamo nel 2009, e nel processo di primo grado, conclusosi con l’assoluzione di Alberto Stasi, il giudice Stefano Vitelli stima che la 26enne sia stata uccisa in una finestra temporale molto precisa, tra le 9:12 e le 9:35. Il primo orario corrisponderebbe alla disattivazione dell’allarme di casa, il secondo alla chiamata senza risposta sul cellulare della vittima. Una forbice di appena 23 minuti.

Una forbice troppo stretta, secondo il professor Vittorio Fineschi, ordinario di Medicina Legale alla Sapienza di Roma. Intervenuto a Quarto Grado, l’esperto è netto: «Se è stata collocata in una fascia così ristretta, non è attendibile». Oltretutto, la prima rilevazione sul corpo risale alle 17.00, molte ore dopo i fatti. Tenendo conto della temperatura ambientale registrata, Fineschi sostiene che «la forbice temporale debba essere molto ampia, anche a partire dalle ore 9», con un intervallo minimo di quattro o cinque ore. Una stima ben diversa da quella agli atti.

Le armi del delitto

L’altro punto oscuro riguarda invece l’arma del delitto, mai ritrovata. Le ferite sul corpo di Chiara Poggi presentano caratteristiche diverse tra loro, il che apre alla possibilità che l’aggressore abbia usato più di un oggetto contundente. «Le ferite hanno una tipologia lesiva diversa», conferma Fineschi, precisando che la lettura corretta «va fatta esplicitando le lesività evidenziate».

Non è una questione di dettaglio, stavolta. Stabilire se l’arma fosse una o più di una può cambiare il quadro complessivo sulla presenza di uno o più aggressori sulla scena del crimine. Un elemento che si intreccia direttamente con l’ipotesi di concorso nell’omicidio su cui lavora la procura, in relazione alla posizione di Andrea Sempio.

Qui però Fineschi frena, prudentemente: senza i risultati dell’analisi delle tracce ematiche, la famosa Bpa, «è difficile potersi esprimere anche su questo». Tutto, ancora una volta, rimanda alla relazione di Cattaneo. 300 pagine ancora secretate che potrebbero riscrivere parti decisive di questa storia.

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