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Formula 1

Monza, 4 mesi per salvare il Gp di F.1

Da Maroni a Renzi, da Malagò a Sticchi Damiani. Ecco la strategia per venire incontro alle richieste economiche di Ecclestone

Quattro mesi per quattro anni. Nello scorso weekend, il circuito di Monza è stato teatro di un pellegrinaggio senza sosta in direzione del motorhome di Bernie Ecclestone, il grande capo della Formula 1 che potrebbe chiudere i rubinetti del circuito brianzolo dopo la gara del prossimo anno se non arrivasse a stretto giro di posta il denaro richiesto. Per la precisione, 25 milioni di dollari complessivi per il quadriennio 2017-2020. Prendere o lasciare. Ecclestone l'ha ribadito un po' a tutti, sostenendo la tesi, per certi versi inattacabile, che così fan tutti. E poco importa se Monza vanta una storia che il Bahrain se la sogna. Servono i soldi, altrimenti arrivederci alla prossima. Il patron della F1 non scherza. Vedere per credere come sono andate le cose in Germania, con la pista del Nürburgring spazzata via in un amen perché non è stata in grado di fornire le coperture economiche necessarie. 

 

La distanza tra la domanda e l'offerta non è proibitiva, almeno sulla carta. Ne è convinto il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, che dopo essersi misurato con Ecclestone in un faccia a faccia duro e puro si è lasciato prendere dall'ottimismo. "Monza è salva. E’ fatta al 99,9%, non dico cento per scaramanzia. Manca qualcosa come sette milioni, gli abbiamo chiesto di attendere sino alla fine di quest’anno e lui ci ha promesso che lo farà. Potrebbe mettercela Renzi ma la domanda è: il Governo intende metterci i soldi senza essere socio del circuito?". La risposta è arrivata il giorno della gara: il presidente del Consiglio si è intrattenuto con Ecclestone il tempo utile per prendere un caffè. Nessuna promessa, nessuna dichiarazione. Maroni non ha gradito e l'ha fatto sapere poco dopo sui social network: "Deluso da Renzi: è andato da Ecclestone e non ha combinato nulla. Toccherà alla Lombardia fare tutto da sola". Tutto da rifare? E invece, no.

Da Monza a Roma, si cambia registro. "Sono convinto che si troveranno i soldi, ma serve una strategia univoca e darei la delega al presidente dell’Aci, Angelo Sticchi Damiani. Se ci affidiamo a lui, andiamo a dama". Parole e musica del numero uno del Coni, Giovanni Malagò, che dalla pista brianzola, probabilmente su imbeccata di Renzi, ha stravolto le logiche del contendere. L'idea: la patata bollente passa dall'Aci milanese all'Aci nazionale. Si sale di un piano per ragioni di convenienza strategica. "Chi ha lavorato prima ha fatto bene, ma ora è giusto recuperare le gerarchie", fa sapere Sticchi Damiani, che tuttavia non nasconde le difficoltà di reperire le risorse necessarie per venire incontro alle richieste di Ecclestone. Il limite ultimo è già stato segnato: entro dicembre bisogna presentarsi negli uffici della Fia con il portafogli pieno. Pena, il congelamento di uno spicchio di storia della Formula 1. Quattro mesi che valgono quattro anni.

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