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Calcio

Insulti e processo sotto la curva: vergogna ultrà sulla Roma

Dopo l'eliminazione contro la Fiorentina va in scena la contestazione, con minacce alla squadra in caso di sorpasso della Lazio

Questa volta Genny 'a carogna non c'era, ma la scena si è ripetuta quasi uguale. Odiosamente simile a tante altre perchè il legame tra i gruppi ultrà e le società di calcio, come il Viminale ha più volte sottolineato, non si è mai interrotto e così quando le cose vanno male il processo sotto la curva è la prima conseguenza. Implacabile. Ovunque. Senza che nessuno voglia o possa opporsi a qualsiasi latitudine: a Marassi, dove i giocatori vennero fatti spogliare dagli ultras perché 'indegni' di indossare la maglia, oppure a Reggio Emilia, dove qualcosa deve essere andato storto se caratteri focosi come Icardi e Guarin non sono riusciti a stare zitti e hanno risposto per le rime. All'Olimpico il calvario della Roma 2015 si è arricchito di un nuovo capitolo, ancora una volta con la compiacenza silenziosa di steward e forze dell'ordine.

Dopo aver abbandonato mezza curva per protesta a metà del primo tempo e con la Viola avanti di tre gol, i tifosi sono tornati indietro e hanno atteso il fischio finale di Cakir per scaricare sui giocatori la propria rabbia. Quello che restava dell'Olimpico tapezzato di striscioni con insulti (molti) e anche qualche minaccia sinistra, come il "Roma s'è rotta er cazzo... A presto" che lascia presagire una settimana di fuoco a Trigoria e dintorni. Del resto la temperatura è altissima e nei giorni precedenti la sfida con la Fiorentina i capi della tifoseria erano stati già ricevuti proprio a Trigoria dove avevano spiegato alla squadra la linea della curva: Garcia non si tocca, calci (si spera solo simbolici) a chi rema contro e obbligo di mantenere il secondo posto Champions. In caso contrario, in particolare se il soprasso dovesse avvenire per opera dei cugini della Lazio, via libera alla rabbia.

 

Un quadretto per nulla edificante con immagini che faranno il giro del mondo gettando ulteriori ombre sul nostro calcio. E' vero che il confronti tra tifosi e giocatori si è visto anche a Dortmund nel momento più difficile della stagione del Borussia, però in quel caso i toni erano rimasti molto bassi e si era trattato più che altro di una conferma del sostegno di tutti alla causa della squadra di Klopp. A Roma, invece, è andato in scena un copione tutto italiano e che a Roma si era già visto nel maggio del 2013 dopo la finale persa in Coppa Italia contro la Lazio. Oppure, tornando in là nel tempo, nel marzo del 2004 con il derby sospeso pr volontà dei capi curva. Nulla di paragonabile, ma anche ieri sera si sono visti fumogeni e una solitaria invasione di campo da parte di un trentenne peruviano.

Sotto la curva i giocatori della Roma hanno incassato la solita raffica di insulti e minacce: "Levatevi la maglia", "Mercenari", "Ci vediamo in discoteca" in un crescendo sino al preoccupante monito a futura memoria: "Se la Lazio ci supera nella corsa Champions siete finiti". L'appuntamento  è fissato a domenica 17 maggio quando in calendario c'è un Lazio-Roma che si annuncia in un clima da corrida. Si giocherà in orario diurno perché il Prefetto ha da qualche mese annunciato e messo in atto che non esistono le condizioni per un derby all'Olimpico in notturna. Però già oggi la tensione è alle stelle.

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Della notte dell'Olimpico rimane il senso di vergogna provato davanti a quelle immagini. Genny 'a carogna non c'era e nemmeno la situazione ambientale e di ordine pubblico di quel drammatico 3 maggio 2014. Però è molto probabile che forze dell'ordine e società conoscano nome e cognome di chi si è arrampicato ancora una volta sulle inferriate dell'Olimpico prendendosi la scena. E' possibile che si continui a non fare nulla per cambiare le cose?

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