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Basket, la Supercoppa vista da Bianchini ("Ma preferisco l'A2")

Al via della stagione a Torino, il "Vate" analizza Sassari, Reggio Emilia, Milano e Venezia. E riflette sulla pallacanestro italiana

Si riparte dalla fine. O meglio, dalla sfida tra Sassari e Reggio Emilia, ieri finale scudetto e oggi – l’appuntamento è per Sabato 26 settembre, ore 18.15, al Pala Ruffini di Torino (diretta Sky Sport) – prima partita della Supercoppa di basket 2015, che vedrà impegnate nell’altra semifinale la rinnovata Olimpia Milano di coach Repesa e la Reyer Venezia di Recalcati.

E’ il preludio della stagione del campionato della pallacanestro italiana, rinfrancata dal seguito dei recenti Europei, che come sempre negli ultimi anni si presenta ai nastri di partenza con tante facce nuove e ben poche certezze. 

Il resto ce lo siamo fatti spiegare, a latere della presentazione del progetto “Allenarsi per il futuro” promosso da Bosh e Ranstad, da Valerio Bianchini, allenatore e personaggio storico della palla a spicchi azzurra – e oggi consulente per Roma (autoretrocessasi in serie A2 per problemi economici) –, che ci ha detto la sua sulla Supercoppa e sulla Serie A che sta per iniziare.. 

Bianchini, di nuovo Sassari contro Reggio Emilia…

“E’ lo scontro tra due realtà molto diverse. Sassari è una piazza che pensa solo al risultato; che vince lo scudetto per la prima volta e poi cambia il 90% della squadra. Non voglio giudicare ma dico solo che preferivo quando i successi venivano “costruiti” e poi mantenuti nel tempo, facendo crescere i propri giocatori e di conseguenza l'intero gruppo”.

Dall’altra parte la Grissin Bon sposa una filososia diametralmente opposta…

“Reggio Emilia ha avuto il coraggio di far crescere i suoi talenti; di metterli in campo con un gioco equilibrato, in attacco in difesa. Ha fatto crescere Della Valle e un pivot, cosa rara in Italia, come Cervi. Sono due concezioni opposte che però non andrebbero giudicate solo dal risultato finale”. 

Milano e Venezia, invece?

“Venezia ha cambiato poco (sono arrivati il play ex Varese Green e il centro Owens da Trento, ndr). Milano invece ha ricostruito di nuovo e quindi sulla carta non si può giudicare più di tanto. Preferisco vederle giocare le squadre, anche se faccio fatica ultimamente a riconoscerle dato il via vai di giocatori…”.

La cosa curiosa è molte delle piazze storiche del basket italiano giocano in A2…

“La verità è che l'A2 è un sistema che funziona meglio, con dei costi più contenuti dovuti al regime dilettantistico che permette alle società di avere forti sgravi fiscali. Questo dimostra che i criteri professionistici dell’A1 non sono più adatti alla realtà attuale”. 

Meglio la serie A2, quindi?

“Avendo solo due stranieri e un naturalizzato c’è molta più identificazione del pubblico con la propria squadra”. 

Cos’è successo alla Roma del presidente Toti (Bianchini è consulente per la Virtus, autoretrocessasi in A2, ndr)?

“La verità è che negli ultimi anni sono stati persi tifosi, poi credibilità e quindi il presidente ha deciso di autoretrocedersi. Con il rischio di perdere ulteriormente seguito dal punto di vista mediatico sono stato chiamato per seguire il progetto di ricostruzione della società che ripartirà dalla zona dell’Eur, dove c’è un vivaio molto forte e dove davvero c’è ancora una passione sconfinata. Da lì il basket a Roma può e deve ripartire”.

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