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Politica

Vaticano: le carte mai lette del segretario dei misteri

L’intervento sul sequestro brigatista del dc Ciro Cirillo, nel 1981. Gli accordi sugli appalti del G8. E poi riunioni nel gotha della finanza, affari milionari, strani furti. Ecco i documenti segreti di don Pietrino Principe, al servizio di cinque papi ed ex braccio destro del cardinal Sodano.

L’interessamento del cardinale Leonardo Sandri all’assegnazione degli appalti del G8, i rapporti tra l’ex segretario di Stato Angelo Sodano e la famiglia Ligresti per la vendita di alcune proprietà del Vaticano, il ruolo dello Ior nella liberazione dell’assessore democristiano della Regione Campania Ciro Cirillo, sequestrato dalle Brigate rosse. Sono alcune delle scoperte fatte da Panorama consultando in esclusiva l’archivio di monsignor Pietrino Principe, morto il 25 agosto 2010. Principe ha lavorato nella segreteria di Stato al servizio di cinque papi, da Giovanni XXIII a Benedetto XVI, per 42 anni. A questo sacerdote, originario di Acqui-Visone (Alessandria), era affidata la direzione dell’ufficio cifra. Era il custode dei segreti più sensibili del Papa e della curia romana. Dalla cifra partono tuttora i cablo in codice segreto destinati alle nunziature di tutto il mondo, con i documenti più riservati.

Il monsignore, alto e dall’aspetto aristocratico, spesso con una sciarpa bianca di seta al collo, era anche il braccio destro del cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Confidente, factotum ed emissario del porporato, Principe intratteneva rapporti con alcuni dei personaggi più in vista del mondo politico ed economico. Per questo il giorno della sua morte i gendarmi vaticani si sono presentati a casa sua, all’ultimo piano del Palazzo del sant’Uffizio, hanno prelevato il suo archivio personale e lo hanno trasferito in Vaticano, affidandolo all’archivio della segreteria di Stato. O almeno credevano di avere preso tutto. Perché in realtà una parte delle carte e degli appunti di Principe è rimasta in mano al medico del prelato: Giovanna Bergui, docente di cardiochirurgia e primario di fama (oggi in pensione) al Policlinico di Milano.

Negli ultimi mesi della malattia Principe aveva nominato Bergui sua esecutrice testamentaria e Panorama, alla presenza della dottoressa, ha potuto consultare l’archivio mentre stava per essere inscatolato e trasferito ad Alba, in Piemonte, dove Bergui abita. C’è anche un giallo su questo archivio perché, secondo quanto riferisce l’esecutrice testamentaria, prima ancora che si presentasse la gendarmeria vaticana, e mentre Principe era già in ospedale, due uomini sono entrati nella sua casa con il pretesto di fare un intervento di manutenzione e avrebbero sottratto due valigie di documenti  riservati.

Non si sa che cosa sia stato portato via, tuttavia i documenti che il monsignore e il suo medico hanno conservato sono una miniera di sorprese. A cominciare da un appunto, datato 25 marzo 2008. Quel giorno Bernardo Carchella, consigliere delegato dell’Impresa Carchella, trasmette a Principe una nota relativa alla proposta di appalti per l’organizzazione del G8 della Maddalena. La nota è conservata con il biglietto da visita di Carchella. L’appunto riporta l’elenco delle opere previste per il G8 per circa 300 milioni di euro. C’è un’annotazione: «I lavori saranno aggiudicati e gestiti tramite la struttura coordinata dall’ingegner Angelo Balducci». A margine, un appunto a matita di Principe: «Telefonato al cardinale Sandri, 83400, il 26 marzo 2008». Il monsignore dunque riceve l’elenco dei lavori della Maddalena e l’indicazione di chi dovrà gestire l’appalto. E il giorno seguente chiama il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali ed ex sostituto alla segreteria di Stato. Le ragioni sono tutte da spiegare.

Un altro appunto riguarda un summit riservato, che si svolge la sera del 9 giugno 2001 in una saletta privé del ristorante Cesarina a Roma, tra il cardinale Sodano e il gotha della finanza italiana. Con il porporato si ritrovano Cesare Geronzi, Sergio Cragnotti, Antonino Ligresti e signora, Paolo Ligresti e signora, il nipote di Sodano, Guido (dirigente della Fonsai agricola di Ligresti), Massimo Pini e signora. Secondo la nota di Principe, in quella cena si parla della vendita della tenuta dell’Elemosineria apostolica a Roma e dello sviluppo delle aree del Vaticano ad Acquafredda. Quest’ultima operazione si è conclusa proprio nei mesi scorsi, dopo un’intesa con il Comune di Roma.

Un terzo appunto potrebbe gettare invece una luce nuova sul sequestro Cirillo. Il 27 aprile 1981 a Torre del Greco (Napoli) un commando delle Br rapisce l’assessore. La trattativa per la liberazione dura 90 giorni con la partecipazione di funzionari dei servizi segreti, boss della camorra, terroristi ed esponenti della Dc. Fino alla liberazione di Cirillo, il 23 luglio 1981. Secondo le Br sarebbe stato pagato un riscatto di 1 miliardo 450 milioni di lire. Una storia ancora da chiarire. Ora spunta dall’archivio del braccio destro di Sodano un foglio a quadretti un po’ ingiallito, scritto a mano con inchiostro blu. La grafia è di Principe: «Il caso Cirillo l’ha risolto Valori prendendo soldi dalla Seat (Silvano) – Dardozzi – Fiat». Il foglio risale al 1994. Chi è il Valori citato in quelle poche righe? Si tratta di Giancarlo Elia Valori? Sullo stesso foglio ci sono altre note: «Valori – era al matrimonio del figlio di Gava». Poi c’è un altro schema: «Valori > Cina; Valori > Peron-Argentina; Valori > Ceausescu (presidente dal ’67) Romania; Valori > Gava > Napoli – caso “Cirillo” > Raffaele Lauro > Benincasa Carmine (antiquario) > Pascale > Tedeschi – Opus Dei; Valori > Andreotti».

Principe non spiega quale potrebbe essere stato il coinvolgimento di Valori nel caso Cirillo. Non ci sono dubbi invece che il Silvano indicato accanto alla voce Seat sia Francesco Silvano, fino al 1992 amministratore delegato della controllante Stet e futuro braccio destro del cardinale Crescenzio Sepe. Da notare il riferimento all’ingegnere Renato Dardozzi, sacerdote dell’Opus Dei, che negli anni del sequestro Cirillo lavorava allo Ior ed era amico di Principe. A suo tempo il giudice istruttore Carlo Alemi aveva ipotizzato il coinvolgimento della banca vaticana nel caso Cirillo. Il riferimento alla Fiat lascia invece intuire un coinvolgimento dell’azienda torinese nella liberazione. Non va dimenticato infatti che proprio il giorno seguente la liberazione di Cirillo venne riconsegnato dai brigatisti anche il dirigente dell’Alfa Romeo Renzo Sandrucci. Sono documenti preziosi per ricostruire l’intreccio tra il Vaticano e il mondo politico-finanziario, da Karol Wojtyla a Joseph Ratzinger.

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